Due scuole su cinque cadono a pezzi
Mappatura
impossibile, manutenzioni lumaca, sicurezza inesistente: Renzi chiede
di investire 5 miliardi di euro Due
scuole su 5 cadono a pezzi
Sicurezza in classe inesistente
Il 37% non ha sistemi d’allarme
E il 50,7% è senza scala interna
Sicurezza in classe inesistente
Il 37% non ha sistemi d’allarme
E il 50,7% è senza scala interna
FLAVIA
AMABILE da La Stampa.it
la
stessa strada percorsa dal governo Letta che a fine dicembre aveva
annunciato di aver recuperato oltre 6 miliardi di fondi europei non
spesi che correvano il rischio di perdersi. La novità è la
destinazione. Renzi chiede che cinque miliardi vadano per intero alla
ristrutturazione delle scuole. Senza dividere le somme in mille
capitoli diversi, un po’ al turismo, un po’ al lavoro e così via
come è sempre accaduto finora. L’incapacità di affrontare sul
serio l’emergenza è tale che da quasi venti anni il Miur lavora
alla mappatura completa degli interventi urgenti da fare nelle
scuole, un’altra tela di Penelope infinita a cui mancano ancora
troppi dati mentre quelli che sono stati inviati con il tempo
finiscono per essere superati, e quindi inutili.
Il
Miur ha pubblicato soltanto una volta una parte dei dati a sua
disposizione, nell’autunno del 2012 quando ministro era Francesco
Profumo. Le cifre raccontano quello che vivono ogni giorno gli
studenti sulla loro pelle. Il 4% degli edifici è stato costruito
prima del 1900. E la maggior parte, il 44% delle scuole, in un
periodo che va dal 1961 al 1980. Solo il 17,7% degli edifici è in
possesso del certificato di prevenzione incendi. Il 33% non possiede
un impianto idrico antincendio; un edificio su due non ha una scala
interna di sicurezza; quattro su dieci non hanno la dichiarazione di
conformità dell’impianto elettrico. Ancora più serio è l’allarme
sismico, quasi 4 edifici su 10 sono in zone ad alto rischio.
Se
i dati del ministero si fermano qui, altre associazioni tentano ogni
anno di restituire una fotografia ancora più dettagliata dello
«scuolicidio», la distruzione lenta e costante degli istituti con
indagini a campione. Secondo il rapporto 2013 di CittadinanzAttiva in
una scuola su sette ci sono lesioni strutturali evidenti, presenti in
gran parte sulla facciata esterna dell’edificio, il 20% delle aule
presenta distacchi di intonaco: muffe, infiltrazioni e umidità sono
stati rilevati in quasi un terzo dei bagni (31%) e in un’aula e
palestra su quattro. Il 39% delle scuole presenta uno stato di
manutenzione del tutto inadeguato molto in aumento rispetto al 2012
quando erano il 21%. Più della metà delle scuole non possiede il
certificato di agibilità statica, oltre 6 su 10 non hanno quello di
agibilità igienico sanitaria, altrettante non hanno quello di
prevenzione incendi. Solo un quarto delle scuole è in regola con
tutte le certificazioni. Temperature ed aerazione non sono adeguate
nella gran parte delle aule, visto che il 51% di esse è senza
tapparelle o persiane e il 28% ha le finestre rotte. Il 10% delle
sedie e dei banchi è rotto e in oltre un terzo dei casi (39%) gli
arredi non sono a norma, adeguati ad esempio all’altezza degli
alunni.
Legambiente
ha analizzato anche le disparità tra le diverse parti d’Italia.
Dal rapporto Ecosistema Scuola 2013 emerge che se Trento, Prato e
Piacenza sono i primi tre capoluoghi di provincia per qualità
dell’edilizia scolastica, bisogna invece arrivare alla 23esima
posizione per trovare il primo capoluogo di provincia del Sud che è
l’Aquila, seguito da Lecce alla 27esima posizione.
Da
La Stampa.it

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