Vent’anni prima
Di Massimo Gramellini vice Direttore de La Stampa
Entrate
con me nella macchina del tempo: oggi è il 25 gennaio 1994, tra
ventiquattro ore Berlusconi annuncerà da tutti i televisori la sua
discesa in campo e la storia d’Italia cambierà per sempre. Il
videomessaggio è già stato registrato, ma forse si può fare ancora
qualcosa. Dov’è Tom Cruise di Mission Impossible? Ci guardiamo
intorno smarriti, il giornale serrato tra le mani, ma nessuno sembra
rendersi conto di ciò che lo aspetta. Bossi lancia un ultimatum a
Segni. Occhetto incontra i cristiano sociali. Pannella insulta i
giornalisti. Ordinaria amministrazione, mentre questa è la vigilia
di un giorno straordinario, per la miseria. «Ehi, qualcuno ci sente?
Attenzione, sta per arrivarvi addosso Berlusc…». La sirena
d’allarme viene inghiottita dal chiacchiericcio quotidiano. La
figlia di Al Bano e Romina è sparita. Un ragazzo di Torino ha
scritto al presidente Scalfaro perché impedisca alla fidanzata di
abortire e l’Italia, tanto per cambiare, si è spaccata in due.
Scorriamo i necrologi: l’anziana beneamata, l’esimio anestesista,
il magistrato partigiano. Loro non sapranno mai. L’ultimo, in
particolare, si è risparmiato un’inutile crudeltà.
Il
solo ad annusare il pericolo è l’apache democristiano Mino
Martinazzoli, che dichiara su «La Stampa» ad Augusto Minzolini:
«Berlusconi vuole fare politica trattandoci come delle cameriere».
Martinazzoli, la preveggenza del genio. Anche se, col senno di poi,
parlando di cameriere era stato fin troppo ottimista. Risaliamo
sconsolati sulla macchina del tempo, mentre uno scout fiorentino di
diciotto anni ci chiede un passaggio per Palazzo Chigi.

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