Azienda in 10 mesi apre stabilimento Usa. A Rimini aspettava i permessi da anni
di Giulia
Zaccariello Rimini
per IL Fatto Quotidiano.it
In dieci mesi la ditta Del Conca ha ottenuto le autorizzazioni per uno stabilimento in Tennessee. L'ad Mularoni: "Negli Stati Uniti le istituzioni cercano di rimuovere gli ostacoli che impediscono gli investimenti. In Italia era dagli anni '90 che aspettavamo la modifica del piano regolatore"
La
vittoria è stata schiacciante: 10
mesi per un stabilimento nuovo di zecca in Tennesseecontro
dieci anni per un semplice ampliamento a Rimini. Così gli Stati
Uniti si sono portati via un
pezzetto di made in Italy e con lui un investimento da 50 milioni di
dollari e un centinaio di posti di lavoro. Stiamo parlando della
romagnola Del Conca,
industria fiore all’occhiello del comparto ceramico nostrano, che
proprio in questi giorni ha inaugurato un sito americano da 30mila
metri quadrati. Per metterlo in piedi e
cominciare a sfornare le prime piastrelle è bastato meno di un anno
di lavoro, tra accordi, permessi e costruzione. Tempi inconcepibili
in Italia, dove l’azienda aspetta dal 2004 il via libera per
allargare la propria sede di San
Clemente.
A
raccontarlo è Enzo
Donald Mularoni,
classe 1952, ad del gruppo Del Conca. “Con questa esperienza
oltreoceano abbiamo potuto mettere a confronto due sistemi: quello
italiano che tutti conosciamo, dove la burocrazia è vischiosa e
lenta, e quello statunitense, dove invece la parte pubblica cerca
di rimuovere
gli ostacoli,
offrendo non soldi ma servizi”. A San Clemente, realtà di poco più
di 5mila
abitanti in provincia di Rimini,
Mularoni sta aspettando da 10 anni una variazione del piano
regolatore per poter costruire una nuova ala dello stabilimento. Ci
sono stati colloqui, vertici e documenti di pianificazione, ma
risultati pochi. “E questo nonostante tutte le amministrazioni si
siano sempre dichiarate favorevoli. Ma non è un problema di San
Clemente, è un problema del sistema Italia. Qui la variabile tempo è
fuori controllo, perché ci sono decine di controparti da mettere
d’accordo e valutazioni, come quelle d’impatto ambientale, da
superare. Non è affatto incoraggiante per un’impresa: si
può aspettare un anno o vent’anni”.
E
se in Italia le ambizioni di Mularoni si sono arenate, gli Stati
Uniti gli hanno aperto la strada. Letteralmente. La nuova fabbrica si
trova al numero 155 sulla Del
Conca Way,
rettilineo costruito dal dipartimento dei trasporti del Tennessee e
intitolato proprio all’azienda riminese. Dopo l’accordo firmato
a dicembre
del 2012 per
l’acquisto di un terreno da 110 mila metri quadrati nella città di
Loudon, i lavori per lo stabilimento non hanno incontrato nemmeno un
stop. Nessun ostacolo, nessun permesso speciale, carta bollata da
vidimare, o amministratori da convincere. I primi mattoni dello
stabilimento sono stati posati all’inizio del 2013. Mentre a
luglio, dopo 7 mesi, sono sbarcati in suolo americano i container con
presse, forni, macchine per
la colorazione digitale e
tutta la tecnologia indispensabile a produrre piastrelle di alta
qualità. E così addio Italia, benvenuto Tennessee.
“Voglio
chiarire una cosa: non
è una delocalizzazione,
ma un’internazionalizzazione fatta con lo scopo di presidiare il
mercato americano e svilupparlo. Il cuore rimarrà in Italia, dove si
cercherà, anche in futuro, di non ridimensionare la produzione e
dove il piano di ampliamento non sarà abbandonato”. Nessuna
conseguenza, promette, per i lavoratori italiani. “Dallo
stabilimento americano uscirà più che altro il prodotto basico,
mentre quello italiano sarà dedicato ai prodotti più sofisticati”.
Il
progetto negli States,
che sarà guidato dal fratello di Mularoni, Paolo, ha visto un
investimento totale da 50 milioni di dollari, di cui 30 in tecnologia
prodotta in Italia. E un piano di assunzioni di 100 dipendenti, ai
quali si potrebbero unire altre 78 persone nel corso dei 6 anni
successivi. Dipenderà da come andranno gli affari. Di sicuro la
scelta di attraversare l’Oceano è stata presa non solo per la
velocità dei tempi tecnici. Va considerato infatti che il 75% del
fatturato complessivo del gruppo (che si aggira sui 121 milioni di
euro) arriva proprio dall’export e in particolare dal mercato
americano.
“A questo si aggiunga che il mercato edilizio statunitense appare
in ripresa e che avere una base là significa ridurre
notevolmente tempi e costi per il trasporto.
La clientela infatti è diventata più esigente e pretende di avere
merce su suolo americano, senza aspettare e dover pagare dazio”.

Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il tuo commento !