lunedì 24 febbraio 2014

Caso Marò: governo indiano esclude legge antipirateria. Ma c'è un nuovo stallo: udienza tra due settimane

Caso Marò: governo indiano esclude legge antipirateria. Ma c'è un nuovo stallo: udienza tra due settimane

New Delhi esclude l'applicabilità al caso dei due fucilieri del "Sua Act", che prevede anche la pena di morte. Ma chiede che a formulare i capi d'accusa sia la Nia, l'unità antiterrorismo della polizia, che svolse le indagini. La difesa evidenzia la contraddizione e il giudice rinvia. Per la 27ma volta

NEW DELHI - Sul caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre giungono dall'India le classiche due notizie, quella buona e quella meno buona. La prima è che il governo indiano ha rispettato il diktat imposto una settimana fa dalla Corte Suprema, presentando oggi, termine ultimo, il suo parere sulla applicabilità o meno del "Sua Act", la legge indiana per la lotta al terrorismo, nel caso dei due fucilieri italiani. 
Girone e Latorre sono trattenuti in India da oltre due anni perché accusati dell'uccisione di due pescatori nelle acque dello Stato del Kerala il 15 febbraio del 2012 durante il servizio di vigilanza armata svolto sulla nave "Enrica Lexie". 
Ebbene, superando le proprie divisioni interne, il governo di New Delhi ha espresso l'opinione che il Sua Act non sia applicabile. In particolare, è stato il procuratore generale indiano G.E. Vahanvati a presentare alla Corte Suprema l'opinione del governo, che ha sposato la posizione del ministero della Giustizia favorevole ad abbandonare la strada del Sua Act e l'accusa di terrorismo, che prevede anche la pena di morte. A questo punto, come conferma Diljeet Titus, uno dei legali della difesa, i due marò potrebbero essere incriminati sulla sola base del codice penale indiano.
La seconda notizia determina invece un nuovo stallo nel contenzioso giudiziario tra India e Italia. Perché, dopo aver escluso l'applicabilità del Sua Act, lo stesso governo di New Delhi ha sostenuto che i capi d'accusa contro Latorre e Girone siano formulati dalla Nia, l'unità antiterrorismo della polizia, che ha svolto le indagini sul caso. 
A questo punto l'avvocato della difesa, Mukul Rohatgi, ha evidenziato la contraddizione: come è possibile mantenere la giurisdizione sul caso della National investigation agency (Nia) "in assenza del Sua Act"? L'Italia ha quindi contestato e chiesto la chiusura del caso. 
Il giudice B.S. Chauhan ha rinviato l'udienza di ulteriori due settimane, quando la Suprema Corte deciderà se affidare la pronuncia sui capi d'imputazione alla Nia o ad altra struttura investigativa. In dettaglio, il giudice ha chiesto alla difesa di presentare entro una settimana le motivazioni del suo rifiuto di un coinvolgimento della Nia. Da quel momento, l'accusa avrà a sua volta un'ulteriore settimana per mettere a punto la sua linea.
Si tratta, dunque, del 27mo rinvio, che aggiunge l'ennesimo nodo da sciogliere.
da La Repubblica.it


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