La macchina del pantano
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de La Stampa
I
deputati hanno presentato oltre quattrocentocinquanta emendamenti
alla legge elettorale. Avranno tutte le ragioni di questo mondo. Ma
sono fuori dal mondo. È come in certe storie d’amore al capolinea:
mentre uno dei due non ne può più, l’altro continua a inanellare
i gesti consueti senza alcuna percezione della realtà. E la realtà
è che gli italiani sono in stato d’emergenza. Vivono sotto un
bombardamento di cattive notizie e reclamano decisioni urgenti, anzi
immediate. Riduzione delle tasse, subito. Messa in discussione del
rapporto deficit/Pil, subito. Abbattimento della burocrazia, subito,
perché gli ingorghi di timbri stanno facendo scappare anche le poche
aziende che vorrebbero ancora investire qui.
Dalle
case delle persone comuni - dove ogni sera si recita il bollettino di
guerra dei posti persi o non trovati - sale la pretesa che la
politica sia altrettanto angosciata e consapevole della drammaticità
della situazione. Un Parlamento convocato in seduta straordinaria per
annullare le troppe leggi che complicano la vita agli intraprendenti.
Un governo che in 24 ore o al massimo in 24 giorni, certo non in 24
mesi, trovi un modo per tagliare la spesa pubblica e le tasse. E
affronti i tedeschi a muso durissimo per indurli ad allentare la
corda che ci sta impiccando. Invece la Roma dei palazzi risponde alla
disperazione con un comportamento straniante. Parla d’altro. Si
mette di traverso. E sembra preoccupata soltanto di normalizzare
chiunque, da Renzi ai Cinquestelle, abbia, pur fra tanti difetti,
ancora un contatto con il mondo reale e cerchi di rompere la crosta
di questo immenso pantano.

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