Napoli, ridotte le scorte ai pm della direzione distrettuale antimafia
Diminuito
il livello di protezione ad alcuni dei magistrati più impegnati
nella lotta contro la criminalità organizzata. Nonostante le minacce
per molti di loro ora è disponibile solo una scorta semplice
Nell’Italia
che regala scorte, le mantiene ad ex ministri, trombati della
politica e nominati, c’è chi rischia la vita ma deve fare i conti
con la revisione della tutela. Succede ai pubblici ministeri
delladirezione
distrettuale antimafia di
Napoli, a diversi di loro da qualche settimana il livello di
protezione è stato ulteriorimente indebolito. In appena un anno si è
passati dal secondo
livello(due
auto, due autisti e due agenti di scorta) al terzo rinforzato, fino
all’ultimo stadio, il terzo livello semplice, con una sola auto e
un agente di scorta. Le preoccupazioni non mancano, ma per rispetto e
prassi i pm preferiscono lavorare e restare in silenzio. “I primi
ad accorgersi di queste variazioni – racconta un investigatore –
sono proprio i criminali. La rivalutazione della protezione avviene
su nuovi avvertimenti o minacce sulle quali si valuta la misura da
adottare, ma i clan non dimenticano e soprattutto non hanno bisogno
di rinnovare progetti stragisti”.
L’elenco
delle intimidazioni è lungo. Qualche settimana fa, ad esempio, il
pentito Francesco
Della Corte - nel
corso del processo a carico di Nicola Cosentino – aveva raccontato:
“Tra il 2005 e il 2006 incontrai l’avvocato Cipriano Chianese che
mi chiese di uccidere il pm della dda Alessandro
Milita.
Io non accettai perché volevo più soldi di quelli che mi erano
stati offerti”. Chianese, sotto processo per connivenza con i clan
e disastro ambientale, è considerato dalla procura partenopea
l’inventore dell’ecomafia in Campania. Una
conferma di una circostanza già emersa nell’ultima ordinanza di
arresto emessa a carico dello stesso Chianese.
Il
pm Alessandro
Milita è
pubblica accusa in processi contro colletti bianchi del clan e uomini
della mala. Un’altra minaccia è, invece, arrivata in aula dal
boss Giuseppe
Setola al
pm Cesare
Sirignano ad
inizio mese. “Mi vuole sterminare la famiglia?” ha detto Setola
rendendo dichiarazioni spontanee in aula. Setola, già condannato per
ergastolo, capo dell’ala stragista del clan, era imputato in un
nuovo processo a suo carico per estorsione. Inquietante che lo stesso
giorno, di ritorno da Roma, l’auto del pubblico ministero Sirignano
sia stata seguita da una macchina sospetta che si è poi dileguata.
Tra
i magistrati retrocessi nella tutela c’è anche Catello
Maresca, pm
che a Casapesenna, insieme ai colleghi e agli agenti, arrestò
dopo anni di beata latitanza il boss Michele
Zagaria.
A Maresca non sono mai mancate minacce di ogni genere da parte della
camorra casalese, in una occasione recapitate nel giorno del suo
compleanno. Anche il magistrato Giovanni
Conzo è
pubblica accusa in processi contro mafiosi e criminali ambientali, e
anche per lui è scattato il nuovo livello di tutela.
Riduzione
della scorta anche per il pm Enzo
D’Onofrio.
Nel 2011 il pentito Pasquale
Di Fioreraccontò
che alcuni uomini del clan avevano pensato di eliminare D’Onofrio
utilizzando un bazooka per il suo accanimento contro la camorra
acerrana, area in provincia di Napoli. Attentato progettato nei
particolari, saltato anche per l’arresto di chi lo pianificò.
Impegnati,
da anni, nella sfida contro politica connivente, imprenditoria
criminale e camorra, ora i pm sono costretti a subire la spending
review delle scorte mentre i boss parlano e minacciano.

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