«Per
far cadere Prodi contattammo i comunisti»
Al via al processo per
corruzione contro Berlusconi
Deposizione di Sandro Bondi ai pm per la presunta compravendita di senatori. Tra i testimoni anche Di Pietro
NAPOLI
Nella
lista dei testimoni stilata dai pubblici ministeri Henry John
Woodcock e Vincenzo Piscitelli ci sono tra gli altri, oltre allo
stesso Prodi, il fondatore dell’Idv Antonio Di Pietro, la senatrice
Anna Finocchiaro, e numerosi politici. Uno è Ferdinando Rossi,
all’epoca senatore del Pdci. Proprio di lui è stato chiesto conto
a Bondi che inizialmente ha negato contatti del partito con
formazioni di centrosinistra, ma poi ha dovuto ammettere la ricerca
di questo tipo di alleanze, negando però che fossero stati offerti
soldi.
Dopo
aver ribadito che con De Gregorio i rapporti erano assolutamente
leciti «perché ci fu accordo politico formalizzato, con annesso
contratto di finanziamento stipulato da me per conto di Forza Italia
nel 2007 preparato dallo studio dell’avvocato Abrignani», l’ex
coordinatore afferma: «Non ho memoria di contatti finalizzati al
cambio di schieramento politico di altri senatori dell’allora
maggioranza che sorreggeva il governo Prodi, tra cui il senatore
Rossi». Nelle carte dei magistrati c’è invece traccia di questi
approcci e a questo punto lui afferma: «Ora che lei mi cita questo
nome, mi sovviene che nel corso delle mie attività di coordinatore,
sto parlando dei mesi di poco precedenti la definitiva caduta del
governo Prodi, potrei avere incontrato questo senatore Rossi che
ricordo essere un esponente dell’estrema sinistra e credo si
chiamasse Fernando, vale a dire l’esponente del Pdci. Il contatto
con il senatore Rossi era finalizzato a verificare la volontà, che
espresse comunque nel nostro incontro, di far mancare la fiducia
politica al governo Prodi».
I
magistrati evidenziano le differenti ideologie e Bondi risponde:
«Come mi viene fatto notare questo senatore sosteneva un partito
opposto al nostro e dunque il contatto mio e dei colleghi di Forza
Italia era prettamente finalizzato a far maturare il dissenso
rispetto alle scelte della maggioranza, piuttosto che a una adesione
al nostro partito-coalizione. Gli approcci con il senatore Rossi non
ebbero alcun risultato e non ci fu alcun momento in cui gli
proponemmo un accordo economico, così come non ho memoria di
proposte economiche rivolte ad altri esponenti della maggioranza, tra
cui il senatore dell’Idv Giuseppe Caforio. Ritenemmo di finanziare
il movimento del De Gregorio, poiché era radicato sul territorio,
inoltre perché De Gregorio era molto attivo anche a livello
internazionale e aveva già militato in Forza Italia».
Agli atti è stato allegato anche il verbale dell’ex tesoriere di Forza Italia Rocco Crimi che ammette di aver partecipato a una riunione con De Gregorio per siglare il patto e di aver poi «ricevuto presso il mio ufficio il testo sottoscritto da Bondi e De Gregorio senza indicazione di somme, unitamente ad una richiesta scritta del De Gregorio dove veniva indicata la somma di euro 300mila con l’indicazione delle coordinate bancarie del conto su cui accreditare l’importo».
De Gregorio ha già patteggiato una pena a un anno e otto mesi ammettendo di aver ricevuto un milione di euro in maniera ufficiale e altri due milioni di euro «in nero». Da oggi sarà Berlusconi a doversi difendere dall’accusa di averlo «comprato» attraverso la mediazione di Lavitola. Il giudice Loredana Acierno che doveva guidare il dibattimento ha già chiesto e ottenuto di astenersi. È infatti la moglie dell’ex procuratore di Bari Antonio Laudati - finito sotto inchiesta per un presunto favoreggiamento dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini che avrebbe aiutato a eludere le indagini sulle escort messe a disposizione di Berlusconi - e ha ritenuto di evitare «qualsiasi tipo di strumentalizzazione». Dopo le formalità preliminari il processo sarà dunque assegnato al collegio presieduto dal giudice Nicola Russo.
Agli atti è stato allegato anche il verbale dell’ex tesoriere di Forza Italia Rocco Crimi che ammette di aver partecipato a una riunione con De Gregorio per siglare il patto e di aver poi «ricevuto presso il mio ufficio il testo sottoscritto da Bondi e De Gregorio senza indicazione di somme, unitamente ad una richiesta scritta del De Gregorio dove veniva indicata la somma di euro 300mila con l’indicazione delle coordinate bancarie del conto su cui accreditare l’importo».
De Gregorio ha già patteggiato una pena a un anno e otto mesi ammettendo di aver ricevuto un milione di euro in maniera ufficiale e altri due milioni di euro «in nero». Da oggi sarà Berlusconi a doversi difendere dall’accusa di averlo «comprato» attraverso la mediazione di Lavitola. Il giudice Loredana Acierno che doveva guidare il dibattimento ha già chiesto e ottenuto di astenersi. È infatti la moglie dell’ex procuratore di Bari Antonio Laudati - finito sotto inchiesta per un presunto favoreggiamento dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini che avrebbe aiutato a eludere le indagini sulle escort messe a disposizione di Berlusconi - e ha ritenuto di evitare «qualsiasi tipo di strumentalizzazione». Dopo le formalità preliminari il processo sarà dunque assegnato al collegio presieduto dal giudice Nicola Russo.
Fulvio Bufi
Fiorenza Sarzanini per IL Corriere Della Sera.it

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