Renzi, appello al Parlamento: senza riforme si va a casa
I
foglietti sparsi e i post-it prenderanno la forma di un discorso solo
questa mattina e non è detto che, al momento, Matteo Renzi non
decida di mettere il testo da parte per procedere a braccio. Da un
lato il discorso e dall’altro il programma dettagliato e con tanto
di timing che verrà depositato oggi pomeriggio sia al Senato che
alla Camera.
Proprio su questa seconda parte ieri sera Renzi e Delrio si sono trattenuti sino a tarda sera a palazzo Chigi con «la praticità dei sindaci». L’elenco delle cose da fare è lungo. Soprattutto sono molte le questioni aperte ereditate dal precedente esecutivo (Tasi su tutte) che hanno direttamente a che fare con le competenze del nuovo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in mattinata giurerà al Quirinale e poi incontrerà di nuovo Renzi a palazzo Chigi.
INTERESSI
«Fare le riforme per abbassare le tasse ad imprese e famiglie», sarà di fatto il cuore dell’intervento di Renzi in Parlamento che non risparmierà quella che definisce «un’operazione verità» sulla difficile situazione del Paese. Verità ma anche la convinzione che ce la «possiamo fare», «con lo sforzo di tutti». Una sferzata di coraggio e di entusiasmo che Renzi punta a trasmettere al Paese. Voglia e buone intenzioni non mancano, ma le risorse sono scarse ed è difficile che la due diligence che Padoan farà sui conti pubblici riserverà sorprese positive.
Quindi, «riforme e riforme» per tagliare e riorganizzare la spesa pubblica e permettere allo spread di scendere ancora in modo da ridurre ulteriormente la spesa per interessi. Con la burocrazia Renzi ha fatto subito i conti visto che solo palazzo Chigi conta 4500 dipendenti. Un esercito di impiegati e burocrati che si somma a quello dei dicasteri affidati ieri l’altro ad una squadra di ministri per lo più giovani ai quali il premier ha raccomandato un’attenta scelta dei collaboratori e dei capi gabinetto. Faccenda, quest’ultima che Renzi e Delrio hanno già sbrigato scegliendo come segretario generale Mauro Bonaretti, ex city manager di Reggio Emilia.
Il primo colpo che Renzi intende assestare è quello di una contestuale riduzione dell’Irap e dell’Irpef per i redditi più bassi. Una manovra che l’ex sindaco di Firenze accennerà nel suo discorso di oggi e che verrà fatta con le risorse risparmiate dal calo dello spread e dalla spending review il cui testo, messo a punto dal commissario Cottarelli, arriverà oggi nelle mani di Renzi e del ministro Padoan. L’altro capitolo prioritario si chiama riforma del mercato del lavoro da finanziarsi, come annunciato ieri da Delrio, con le risorse che verranno dall’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie.
LEGGE ELETTORALE
Il timing annunciato giorni fa da Renzi però non cambia e se per la riforma del fisco si dovrà attendere maggio, per quella elettorale è questione di giorni. L’Italicum, come promesso dal ministro delle Riforme e Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, verrà votato dalla Camera entro la prima metà del mese di marzo. Parallelamente si conferma, come ricordato ieri dal ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, l’avvio delle riforma costituzionale al Senato, con tanto di revisione del Titolo V (cancellazione delle competenze concorrenti) e cancellazione del bicameralismo.
Renzi, con la sua squadra di ministri, punta tutto sulla velocità e su un decisionismo che però dovrà fare i conti con i tempi del nostro sistema parlamentare. E’ per questo che il presidente del Consiglio, nel discorso con il quale chiederà la fiducia, solleciterà al Parlamento ad assecondare lo sforzo rendendo più rapidi i passaggi in aula dei provvedimenti in modo da evitare il ricorso ai decreti legge e permettere alla legislatura di arrivare sino al 2018.
L’entusiasmo non mancherà insieme al richiamo alla sua maggioranza ad accompagnare e sostenere l’azione del governo. Ma anche un monito per il futuro visto che Renzi cercherà di tener distinti i tempi del suo governo da quelli delle Camere. D’altra parte, come ribadito ieri in tv da Delrio, «l’alternativa alle riforme resta il voto». Un avviso al Nuovo Centrodestra che già ieri, all’annuncio fatto da Delrio di un possibile aumento delle tasse sui Bot (poi smentito), ha messo le mani avanti con il «no» di Schifani. «Non possiamo sbagliare ci giochiamo l’osso del collo», ripeteva anche ieri sera Renzi nel suo appartamento a palazzo Chigi dove ha trascorso la prima notte da premier. «Dobbiamo mettere avanti i fatti» e per iniziare domani, subito dopo il voto di fiducia a palazzo Madama, un consiglio dei ministri per nominare i sottosegretari e iniziare a rendere concreti i suggerimenti del commissario Cottarelli.
Proprio su questa seconda parte ieri sera Renzi e Delrio si sono trattenuti sino a tarda sera a palazzo Chigi con «la praticità dei sindaci». L’elenco delle cose da fare è lungo. Soprattutto sono molte le questioni aperte ereditate dal precedente esecutivo (Tasi su tutte) che hanno direttamente a che fare con le competenze del nuovo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in mattinata giurerà al Quirinale e poi incontrerà di nuovo Renzi a palazzo Chigi.
INTERESSI
«Fare le riforme per abbassare le tasse ad imprese e famiglie», sarà di fatto il cuore dell’intervento di Renzi in Parlamento che non risparmierà quella che definisce «un’operazione verità» sulla difficile situazione del Paese. Verità ma anche la convinzione che ce la «possiamo fare», «con lo sforzo di tutti». Una sferzata di coraggio e di entusiasmo che Renzi punta a trasmettere al Paese. Voglia e buone intenzioni non mancano, ma le risorse sono scarse ed è difficile che la due diligence che Padoan farà sui conti pubblici riserverà sorprese positive.
Quindi, «riforme e riforme» per tagliare e riorganizzare la spesa pubblica e permettere allo spread di scendere ancora in modo da ridurre ulteriormente la spesa per interessi. Con la burocrazia Renzi ha fatto subito i conti visto che solo palazzo Chigi conta 4500 dipendenti. Un esercito di impiegati e burocrati che si somma a quello dei dicasteri affidati ieri l’altro ad una squadra di ministri per lo più giovani ai quali il premier ha raccomandato un’attenta scelta dei collaboratori e dei capi gabinetto. Faccenda, quest’ultima che Renzi e Delrio hanno già sbrigato scegliendo come segretario generale Mauro Bonaretti, ex city manager di Reggio Emilia.
Il primo colpo che Renzi intende assestare è quello di una contestuale riduzione dell’Irap e dell’Irpef per i redditi più bassi. Una manovra che l’ex sindaco di Firenze accennerà nel suo discorso di oggi e che verrà fatta con le risorse risparmiate dal calo dello spread e dalla spending review il cui testo, messo a punto dal commissario Cottarelli, arriverà oggi nelle mani di Renzi e del ministro Padoan. L’altro capitolo prioritario si chiama riforma del mercato del lavoro da finanziarsi, come annunciato ieri da Delrio, con le risorse che verranno dall’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie.
LEGGE ELETTORALE
Il timing annunciato giorni fa da Renzi però non cambia e se per la riforma del fisco si dovrà attendere maggio, per quella elettorale è questione di giorni. L’Italicum, come promesso dal ministro delle Riforme e Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, verrà votato dalla Camera entro la prima metà del mese di marzo. Parallelamente si conferma, come ricordato ieri dal ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, l’avvio delle riforma costituzionale al Senato, con tanto di revisione del Titolo V (cancellazione delle competenze concorrenti) e cancellazione del bicameralismo.
Renzi, con la sua squadra di ministri, punta tutto sulla velocità e su un decisionismo che però dovrà fare i conti con i tempi del nostro sistema parlamentare. E’ per questo che il presidente del Consiglio, nel discorso con il quale chiederà la fiducia, solleciterà al Parlamento ad assecondare lo sforzo rendendo più rapidi i passaggi in aula dei provvedimenti in modo da evitare il ricorso ai decreti legge e permettere alla legislatura di arrivare sino al 2018.
L’entusiasmo non mancherà insieme al richiamo alla sua maggioranza ad accompagnare e sostenere l’azione del governo. Ma anche un monito per il futuro visto che Renzi cercherà di tener distinti i tempi del suo governo da quelli delle Camere. D’altra parte, come ribadito ieri in tv da Delrio, «l’alternativa alle riforme resta il voto». Un avviso al Nuovo Centrodestra che già ieri, all’annuncio fatto da Delrio di un possibile aumento delle tasse sui Bot (poi smentito), ha messo le mani avanti con il «no» di Schifani. «Non possiamo sbagliare ci giochiamo l’osso del collo», ripeteva anche ieri sera Renzi nel suo appartamento a palazzo Chigi dove ha trascorso la prima notte da premier. «Dobbiamo mettere avanti i fatti» e per iniziare domani, subito dopo il voto di fiducia a palazzo Madama, un consiglio dei ministri per nominare i sottosegretari e iniziare a rendere concreti i suggerimenti del commissario Cottarelli.
Da
IL Messaggero.it

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