Renzi-Letta: la giraffa di Copenaghen
Il blog di
Antonio Padellaro
Direttore de Il Fatto Quotidiano e scrittore
Matteo
Renzi ci è simpatico perché non usa “ghirigori” e quando si
tratta di rottamare vecchie
cariatidi e premier in carica glielo dice in faccia: te ne devi
andare.
Si
narra di un Enrico
Letta così traumatizzato dal
colloquio con “Demolition
man”
(Financial Times) e dal successivo massacro a opera dei cari compagni
Pd, che Pippo
Civati lo
ha paragonato alla povera giraffa dello zoo di Copenaghen,
fatta a pezzi e data in pasto alle belve. Adesso però cominciano i
problemi poiché, al momento, Matteo
Demolition non
può contare al Senato neppure sulla striminzita maggioranza della
giraffa Enrico.
Infatti,
Alfano in cambio dei voti Ncd chiede
per sé una solida
poltrona,
mentre Renzi certe facce, compresa quella di Angelino, preferirebbe
non averle intorno. Poi c’è Vendola che
vorrebbe entrare, ma rischia di arrivarci con mezza Sel, che è come
dire la scissione dell’atomo. Senza contare la pattuglia di ex
grillini che
agiscono in incognito con la maschera di Zorro, ma ben decisi a
ottenere qualcosa. Non invidiamo Renzi quando, lui così insofferente
e sbrigativo, sarà costretto a trattare con la destra del clan
dei siciliani e
a sorbirsi le pippe della sinistra narrativa. Dicono i bene informati
che l’intenzione del nuovo premier è quella di durare il tempo
necessario per l’approvazione della legge elettorale e poi andare
rapidamente alle urne (si parla del prossimo ottobre). Auguri,
anche perché Renzi rischia di finire sulla graticola a maggio se
alle Europee il
Pd dovesse stentare. Va bene una vita spericolata, ma stia attento a
non fare lui stesso la fine della giraffa danese. E, soprattutto, a
non farla fare agli italiani.
il
Fatto Quotidiano 14 Febbraio 2014

Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il tuo commento !