L'istituto
"ripulisce" la sua clientela, ma i soldi tornano ai
correntisti estero su estero. Centinaia
di milioni coperti dal segreto. Porte in faccia alle richieste del nostro ufficio antiriciclaggio
di milioni coperti dal segreto. Porte in faccia alle richieste del nostro ufficio antiriciclaggio
Lo
Ior ripulisce la sua clientela imponendo a 1250 correntisti il
recesso unilaterale. Ma il vento di pulizia di Papa Bergoglio si
ferma alle mura leonine. Un investigatore la definisce così:
“Una delle più grandi operazioni di ripulitura del denaro nero”.
Centinaia di milioni depositati sui conti dell’istituto che si
muovono verso paesi esteri, a bassa fiscalità e con scarsa
trasparenza come la Svizzera, senza che il Vaticano comunichi
all’Italia i nomi né la destinazione
di
Marco Lillo e Valeria Pacelli
su IL Fatto Quotidiano.it
Un
investigatore sotto garanzia di anonimato la definisce così: “Una
delle più grandi operazioni di ripulitura del denaro
nero”.
Centinaia di milioni di euro depositati sui conti dell’Istituto
Opere Religiose Ior stanno
uscendo in queste ore verso paesi esteri, anche a bassa
fiscalità e
con scarsa trasparenza come laSvizzera,
senza che il Vaticano comunichi
all’Italia i nomi dei correntisti (potenziali evasori se non
peggio) né la destinazione. Lo Ior sta ripulendo la sua clientela
intimando a 1250 correntisti di lasciare la banca vaticana con
una lettera
di recesso unilaterale.
Il vento di pulizia di Papa
Bergoglio però
si ferma alle mura leonine. Il Vaticano non ha intenzione di
comunicare alle Dogane italiane i nomi degli ex correntisti che
escono da Porta Sant’Anna con una valigia piena di banconote né
hanno intenzione di comunicare dove finiscono i bonifici
all’estero del
saldo. Così i flussi in partenza dal conto Ior alla Jp
Morgan di
Francoforte (dove Ior ha trasferito la tesoreria da qualche anno) a
un ipotetico paradiso fiscale, restano invisibili ai radar di Uif e
Procura. Mentre i giornali strombazzano il nuovo corso dello Ior, il
Vaticano pone una pietra tombale sui depositi accumulati nei decenni
passati Oltretevere a un anno dall’elezione di Papa Francesco, e
probabilmente all’insaputa del Pontefice.
La Banca
d’Italia e
la Procura di Roma stanno cercando un sistema per intercettare
questa fuga
di capitali senza
controllo. Le norme internazionali impongono la collaborazione tra
le Autorità
antiriciclaggio dei
due Stati. L’Uif di Banca d’Italia ha chiesto all’Aif della
Santa Sede, guidata dallo svizzero Renè
Brulhart,
di avere accesso ai nomi dei correntisti ‘cacciati’.
L’atteggiamento dell’Aif è ambiguo. L’Autorità guidata da
Brulhart insieme al fido vicedirettore Tommaso
Di Ruzza,
genero dell’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio
Fazio,
non nega a priori la sua collaborazione. Per esempio ha fornito il
nominativo di un italiano con 8
milioni di euro.
Ovviamente era un cittadino modello che aveva dichiarato tutto nel
quadro RW della sua dichiarazione dei redditi. La sensazione di
essere presi per il naso sta montando. Due settimane fa si è tenuto
un incontro con il Procuratore Capo Giuseppe
Pignatone,
il procuratore aggiunto Nello Rossi e i vertici dell’Ufficio
Informazione Finanziara della Banca d’Italia diretto da Claudio
Clemente.
I
pm Nello Rossi e Stefano Fava da anni si occupano dello Ior e a
seguito delle loro indagini a luglio 2013 si è dimesso il direttore
Ior Paolo
Cipriani,
sostituito da Rolando Marranci. La società di provenienza di
Marranci, l’americana Promontory è stata incaricata di effettuare
lo screening sui conti Ior. Sulla base di alcuni criteri di rischio
ha indicato quelli da chiudere. Il Vaticano però nega si tratti
di soggetti ‘sospetti’. Nella lettera inviata a settembre ai
correntisti dal presiente dello Ior Ernst
Von Freyberg,
la banca vaticana comunica che sono cambiate le “linee guida delle
relazioni” e che gli unici conti ammessi sono quelli “di
istituzioni cattoliche, ecclesiastici, dipendenti o ex dipendenti del
Vaticano titolari di conti per stipendi e pensioni nonché
diplomatici accreditati presso la Santa
Sede”.
Tutti gli altri fuori. Insomma la ragione del recesso non sarebbe il
sospetto ma un cambiamento di politica aziendale. Per esempio i conti
dell’ex Gentiluomo di Sua Santità Angelo
Balducci o
della Fondazione Cardinale Spellman sul cartellino del quale era
apposto anche il nome di Giulio
Andreotti,
se per pura ipotesi astratta fossero ancora aperti, sarebbero da
chiudere solo per questa regola generale.
Dopo
avere ricevuto la lettera in questi giorni centinaia di italiani
stanno ritirando centinaia
di milioni di euro dallo
Ior nel cuore di Roma senza che il fisco, l’UIf e la Procura
possano metterci il naso. Sono due le modalità offerte per
‘agevolare la chiusura’: la consegna in contanti nel torrione di
Niccolò V o il bonifico sul conto indicato dal cliente. Nel primo
caso dovrebbe essere il cliente a dichiarare alla Dogana italiana
l’importo prelevato allo Ior in contante. Ma non lo fa quasi
nessuno. Nel secondo caso è sufficiente chiedere allo Ior di
bonificare la somma su un conto estero, magari in un paese che non
collabora con leautorità
italiane,
per vedere sparire per sempre dai radar del fisco le ricchezze. I
bonifici avvengono di fatto estero su estero. Non dal Vaticano ma
dalla Germania.
Purtroppo per le autorità italiane da qualche anno i soldi dello Ior
non sono fisicamente nelle banche
italiane ma
presso la filiale di Francoforte della Jp Morgan. Se i conti
‘calderone’ della tesoreria Ior, all’interno dei quale sono
confusi i sottoconti riferibili ai singoli correntisti dello Ior,
fossero ancora accesi all’Unicredit,
il fisco italiano potrebbe entrare in partita. Se, per ipotesi, dal
suo conto Ior un evasore italiano trasferisse milioni di euro in
Svizzera, il direttore dell’agenzia Unicredit segnalerebbe
l’operazione sospetta all’Uif.
In Germania non è detto che avvenga. La sensazione è che i buoi
siano già usciti nel 2011-2012.
A
rivederla oggi la fuga dei soldi dello Ior che un tempo erano
depositati nelle banche italiane, raccontata dalFatto (‘Ior,
fuga di capitali verso la Germania. Svuotati i conti italiani’, 6
settembre 2013)
sembra la prima fase di una stangata. Non era una reazione stizzita
per l’aumento dei controlli dei pm ma la prima mossa verso lo
scacco finale: ripulire lo Ior nascondendo per sempre all’Italia
gli intestatari
dei conti.

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