lunedì 17 marzo 2014

Lavoro, Renzi blinda i nuovi contratti “Io penso ai giovani, non ai sindacati”

Lavoro, Renzi blinda i nuovi contratti
“Io penso ai giovani, non ai sindacati”




Di GIUSEPPE BOTTERO per La Stampa
Il premier: prima del nostro decreto l’apprendistato era un incubo burocratico
Poletti: il testo non aumenta la precarietà. Ma la Camusso rilancia la sfida
TORINO
«Mi interessano i giovani, non i sindacati». Dopo giorni di polemiche Matteo Renzi fa chiarezza: vero, la liberalizzazione dei contratti a termine aumenterà la flessibilità, ma l’emergenza, ora, è portare i ragazzi in azienda. «Il problema - spiega il premier in un’intervista al Tg5 - non è discutere di norme, ma garantire la possibilità di assumere. Semplificare» le norme sul lavoro «non significa dare più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare. A me interessano loro non gli addetti ai lavori, che siano sindacalisti o le associazioni dei categoria degli imprenditori».  
 
Infatti, prosegue, «il contratto di apprendistato, che noi cambiamo, era prima del nostro decreto legge un incubo burocratico. Cambiare quello, il contratto a termine non significa più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare».  
La polemica sul posto fisso, che il decreto renderebbe ancora più un miraggio, non lo spaventa: «Il posto fisso per i giovani - ha osservato - non c’è più da anni, la disoccupazione giovanile, mentre a Roma discutevano, è passata al 42%, è più che raddoppiata. E allora il problema non è stare a discutere delle norme, ma garantire la possibilità di assumere per chi vuole assumere». 
Le parole di Renzi arrivano al termine di una giornata in cui è andato avanti il duello a distanza tra Poletti e la leader della Cgil, Susanna Camusso sul Dl appena approvato dal Governo. Si attenuano però i toni. Così in alcune interviste il responsabile del Welfare riconosce la «buona fede» della Cgil ma ribadisce la validità del provvedimento e dell’efficacia del decreto «poi, certo, non siamo infallibili e il dibattito in Parlamento farà il suo corso». E proprio sull’iter parlamentare punta la sindacalista per ottenere le modifiche. Per Camusso, in particolare, l’impianto delle politiche del lavoro deve puntare a ridurre le diseguaglianze generate dal precariato focalizzandosi anche sulla scuola e la formazione ed elevando l’obbligo scolastico. «Bisognerebbe sicuramente fare misure efficaci - dice - forse bisogna anche sapere che se si legifera ogni pochi mesi sulla stessa materia questo non favorisce l’efficacia perché evidentemente si determinano contraddizioni e moltiplicazioni delle norme». «Io credo - continua - che ora dopo questa lunga stagione di crisi i giovani sono dei soggetti sottoposti a una straordinaria disuguaglianza (da quella del non trovare lavoro ad avere una lunga stagione di precarietà) e forse il messaggio vero di cambiamento è dire loro che si prova a ridurre la disuguaglianza e dare loro misure giuste». «La grande vera riforma, almeno così la Cgil sostiene - avverte Camusso - anche nel suo piano del lavoro, è quella che si cominci a considerare l’innalzamento dell’obbligo scolastico perché diventi il punto di partenza dell’istruzione come grande vettore di sviluppo». 
 
Poletti esclude però che le nuove norme aumentino la precarietà: «queste modifiche permetteranno all’azienda di assumere con maggiore tranquillità e daranno ai lavoratori maggiori possibilità di ottenere tre anni continuativi di lavoro. I paletti previsti dalla riforma Fornero avevano il giusto obiettivo di limitare l’uso dei contratti temporanei, ma hanno prodotto l’effetto inverso. Di certo la deregulation non è la mia mentalità. Ma avere norme giuste che non producono effetti o ne producono di contrari è peggio».  
Da La Stampa

Scusa Camusso , ma da quando ci sei tu quanti iscritti a la Cgil hai perso ? Se continui cosi ci resterai da sola ..anche i pensionati ti stanno lasciando. Medita e pensa prima di polemizzare sempre e comunque.






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