Sessualità femminile: arriva il “bottone” per l’orgasmo
Roberta Rossi
Presidente
Federazione italiana di sessuologia scientifica
Arriva
dall’America la notizia di un dispositivo che va inserito
all’interno del corpo femminile. Stimolando con degli elettrodi le
terminazioni nervose coinvolte nella trasmissione del piacere
sessuale, eliminerebbe i problemi del mancato
orgasmo della donna.
L’evocazione del fumetto di Manara “Il gioco” è immediata. Nel
fumetto era l’uomo ad avere in mano il congegno che faceva eccitare
la donna in qualunque luogo lei si trovasse, in questo caso invece il
dispositivo verrebbe applicato attraverso un intervento chirurgico e
attivato da un generatore di segnale esterno: premendo un bottone la
donna potrà avere il suo orgasmo.
Il
tutto è ancora in fase di sperimentazione e si attendono quindi i
risultati definitivi, ma c’è già una ditta interessata a produrre
e distribuire l’impianto sul mercato.
Per
comprendere meglio l’impatto di questa possibile distribuzione
dobbiamo ricordare che la difficoltà a raggiungere l’orgasmo,
anche a fronte di una eccitazione percepita, interessa il 10- 15%
delle donne ed è spesso causata da problemi che riguardano
la relazione di
coppia. Si tratta di una vera e propria disfunzione sessuale che
viene affrontata, con buoni risultati, con la terapia sessuale. La
donna che lamenta questa mancanza si sente spesso diversa dalle altre
e percepisce di perdere qualcosa di importante per sé e per il
partner nell’esperienza sessuale.
Spesso
queste donne chiedono, a volte in modo retorico altre volte con la
speranza reale, di avere una soluzione magica a questa difficoltà, e
la sofferenza che si percepisce dietro questa richiesta è la chiave
per poter lavorare con loro sul tema del piacere.
Non
possiamo sapere se il dispositivo, una volta messo in commercio,
troverebbe seguito. Si tratterebbe pur sempre di sottoporsi ad un
intervento chirurgico, che per quanto semplice andrebbe a coinvolgere
comunque delle zone importanti, ma questo ci permette di riflettere
su un aspetto che spesso viene tralasciato. Sempre di più negli
ultimi decenni si stanno studiando, sperimentando e commercializzando
farmaci che possono facilitare la funzione sessuale in caso di
difficoltà, attualmente però ci troviamo ad avere diversi
rimedi per
l’uomo,
mentre per la donna si fa sempre fatica a individuare qualcosa che
possa intervenire efficacemente sulla sua sessualità. Complessità
del tema? Meno interesse delle donne, quindi meno mercato? Troppi
ricercatori maschi? Difficile dare una risposta univoca.
Avere
diverse possibilità aiuta a scegliere e a costruire su misura il
proprio percorso di “cura”. La grande frustrazione con cui si
confronta il professionista della salute sessuale, il sessuologo
nello specifico, è quella di non poter aiutare le donne che soffrono
di una disfunzione sessuale come conseguenza di una patologia
organica. La psicoterapia aiuta a elaborare il dolore e l’impotenza,
che è già molto, ma certo non a rispondere al desiderio della donna
di vivere una sessualità completa. Non so se il dispositivo di cui
sopra potrà mantenere quello che promette, ma la ricerca
neurobiologica potrebbe
essere una strada da seguire, non tanto per la realizzazione del
“bottone giusto” quanto per dare una opportunità di accesso al
trattamento a tutte le donne.
Da
IL Fatto Quotidiano.it


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