ALFANO
PROVA
A
OSTACOLARE RENZI
È
uno sprint finale dall’esito tutt’altro che scontato quello che
il decreto lavoro si prepara a compiere nel suo passaggio alla
Camera, dove il testo arriverà martedì e poi al Senato. Sul
provvedimento di rilancio dell’occupazione, la scorsa settimana,
nel pieno delle discussioni sugli 80 euro, è passata quasi in
secondo piano la
frattura profonda registrata all’interno della maggioranza,
con Ncd e Scelta Civica che non hanno dato il proprio voto al testo
licenziato dalla commissione, promettendo battaglia in vista
dell’approdo in aula. Minacce che potrebbero spingere il governo –
se necessario - a porre la questione di fiducia per blindare il
testo.
“Così
non è più il Jobs act ma il rewind act”, avevano tuonato i
parlamentari del Nuovo Centrodestra Maurizio Sacconi e Nunzia De
Girolamo contestando l’impostazione del provvedimento uscita dalla
Commissione. Tra i punti più controversi, l’abbassamento da 8 a 5
delle proroghe per i contratti a termine nell’arco dei trentasei
mesi, il ripristino – per quanto riguarda l’apprendistato –
dell’obbligo della formazione obbliga e della soglia minima del 20%
di apprendisti da assumere al termine del percorso prima di poterne
introdurne di nuovi. Nel testo licenziato dalla Commissione anche la
modifica del tetto massimo del 20% di contratti a tempo determinato
non più sul totale dell’organico ma sui contratti a tempo
indeterminato. Pena, ed è stato questo uno dei punti di maggiore
rottura tra le forze della maggioranza, la stabilizzazione dei
contratti in eccesso.
"Credo
che l'esame svolto dalla Commissione Lavoro della Camera, pur
apportando alcune modifiche al testo, si sia concluso senza
stravolgerlo e rispettandone i contenuti fondamentali”, aveva
provato a rassicurare il ministro Poletti. Ma il rischio, più che
alla Camera, è in vista del passaggio successivo in Senato, dove la
maggioranza ha numeri molto più risicati.
Anche
per questo sul fronte democratico c’è chi sarebbe favorevole a una
“blindatura” del testo da parte del governo. "Se il governo
dovesse decidere di porre la questione di fiducia sul testo del
decreto lavoro com'è uscito dalla nostra commissione, noi del Pd
saremmo d'accordo", ha spiegato il deputato Pd ed ex ministro
Cesare Damiano in
una intervista al Corriere
della Sera. “Il
Pd sul dl lavoro non è diviso e non ha lavorato né contro il
governo nè per spaccare la maggioranza, ma solo per migliorare il
testo", ha puntualizzato. "Le correzioni che abbiamo
chiesto in commissione non sono state chieste dalla minoranza del Pd,
ma da tutti i membri del partito in commissione, anche da quelli che
hanno scelto Matteo Renzi al congresso. Le correzioni inoltre – ha
aggiunto Damiano - sono state condivise dal governo che, in
commissione, ha sempre dato parere favorevole attraverso il
sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, alle modifiche approvate”
http://www.huffingtonpost.it
Alla fine la destra esce sempre fuori
come si presenta una legge
che vada in favore del popolo e non
dei padroni ecco la vera essenza
della destra uscire allo scoperto .....
cmq, nessuna novità già si sapeva
sia il modo di pensare che di
agire ....speriamo che almeno
qualcuno con la schiena
dritta nel NCD ci sia ( sarà difficile ) Buona giornata !

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