Bene pubblico
Di
Massimo Gramellini vice Direttore de LA STAMPA
L’immagine
del ministro Boschi formato madonna, con in grembo la bimbetta
congolese che le arrotola i capelli biondi in una treccia, è già
entrata di diritto nella galleria dell’era renziana. Il premier è
riuscito a sdoganare quasi tutti i bambini adottati dalle famiglie
italiane, trattenuti da tempo nei luoghi di nascita, e ha mandato a
prenderli l’icona del suo governo e il fotografo di palazzo Chigi.
Subito si sono sollevati centinaia di indici a deprecare la
spettacolarizzazione del lieto evento, il suo utilizzo a scopi
politici. Resiste, persino in un Paese sguaiato come il nostro, un
certo fastidio per l’ostentazione del bene. Il male può essere
mostrato in ogni sfumatura morbosa, con l’ottima scusa di
denunciarlo. Invece il bene è circondato da una bolla di pudore e
chiunque osi spezzarla viene lapidato dai ghigni del cinismo. Ma a
furia di rimuovere il bene, molti di noi hanno finito per credere che
non esista.
D’Alema
si vantò di avere rinunciato a una foto irresistibile, quando da
premier riportò in Italia due bambine rapite dal padre libico e
anziché esibirle come un trofeo le nascose dentro una macchina dai
vetri oscurati. Vezzi o valori di un’altra generazione, di un’altra
sinistra. Quella di Renzi non si vergogna di sventolare i suoi
successi. Forse è anche per questo che vince.

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