Che ambientino
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA
Ci
sarà un giorno in cui nessun politico o funzionario di Stato finirà
sotto inchiesta per avere intascato soldi pubblici a palate. Però
oggi non è ancora quel giorno. Oggi è il giorno di Corrado Clini,
direttore generale e già ministro dell’Ambiente del sobrio Monti,
dislocato agli arresti domiciliari con l’accusa di averesobriamente
collezionato mazzette per il risanamento ambientale di Iraq, Cina,
Montenegro, insomma del mondo intero tranne che dell’Italia, dove
più che di un risanamento ci sarebbe bisogno di un sanatorio per
rinchiudervi i pochi pazzi che si ostinano a volerle bene. Nella
danarosa vicenda non manca nessuno degli elementi classici della
trama: le false fatture, i conti cifrati in Svizzera dai nomi
creativi (Pesce e Sole, un tocco d’ambientalismo), il
coinvolgimento di una «femme fatale», la compagna del protagonista
che a Cosenza fa l’assessore alla sostenibilità ambientale e, a
parere degli inquirenti, si sosterrebbe benissimo da sola, molto
meglio dell’ambiente.
Auguriamo
a Clini e famiglia di uscire invitti dalle inchieste o, in caso
contrario, di restituire ai contribuenti il maltolto moltiplicato per
dieci. Ma la sua disavventura inquadra la vera sfida su cui si
giocherà la renzitudine di Renzi nei prossimi mesi. Il socialista
Clini è direttore generale del ministero dell’Ambiente dal 1991.
Persino un santo cederebbe alle tentazioni se vivesse incollato alla
stessa poltrona dai tempi di Andreotti. L’acqua che non scorre
inquina. E troppi ministeri in Italia sono stagni. Una sana politica
ambientale impone di cambiare ovunque l’acqua e possibilmente anche
l’aria.

Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il tuo commento !