Per tre volte non ci sono presenti sufficienti. Il testo scade il 27 maggio così Pd, Ncd e Scelta Civica chiedono aiuto a Sel e Fi, ma le opposizioni lo negano: "A tutto c'è un limite". Così l'esecutivo deve richiamare i suoi con un voto unico, lunedì 19
la grande
fuga. E’ venerdì, il weekend
(elettorale ma non solo) si avvicina e Montecitorio si
trasforma nel deserto. Per tre volte manca il numero legale per il
voto sul decreto casa e la maggioranza si ritrova a elemosinare la
presenza in aula dei gruppi d’opposizione (che rispondono
picche). E la confusione diventa nervosismo visto che il decreto
scade il 27 maggio e che, secondo prassi, si sospendono i lavori
durante gli ultimi giorni di campagna elettorale. Così il governo è
costretto a chiedere la fiducia (lunedì
19) in modo da interrompere la discussione e far approvare il
provvedimento prima della scadenza. L’accordo tra opposizione e
maggioranza è stato raggiunto nella conferenza dei capigruppo, con
il reciproco impegno a ritirare gli iscritti a parlare e la richiesta
a votare la sospensione della discussione generale, sulla quale si
era appunto creata l’impasse. La Camera verrà quindi convocata nei
primi due giorni della prossima settimana (per votare la fiducia e
poi il testo della legge) e si ridurrà a quattro giorni la pausa dei
lavori che solitamente viene decisa per prassi nelle ultime fasi
della campagna elettorale.
A
nulla è servito il tam tam telefonico della maggioranza per
richiamare alla Camera i deputati già partiti per i collegi
elettorali, dove sabato e domenica saranno impegnati nei comizi per
le europee e le amministrative. Alla ripresa della seduta, per la
terza volta in due ore al presidente di turno Luigi
Di Maionon
è rimasto che constatare la mancanza del numero legale e rinviare di
nuovo la seduta di un’ora. Nel frattempo è stata convocata la
conferenza dei capigruppo che dovrà trovare una soluzione su come
chiudere la seduta e aggiornare i lavori sul decreto. I “pontieri”
del Pd, di Scelta Civica e del Nuovo Centrodestra hanno cercato di
richiamare i deputati partiti in auto. Sono arrivati di corsa in aula
i ministriMaria
Elena Boschi e Andrea
Orlando.
Per dare il via alle votazioni sono mancati 7 voti alla prima
convocazione, 17 alla seconda e infine 10 alla terza. I vuoti più
vistosi si sono registrati tra i banchi di Ncdma
anche in quelli dei centristi di Scelta
Civica e Popolari
per l’Italia. Democratici
e alfaniani hanno chiesto soccorso. Ettore
Rosato,
vicecapogruppo del Pd alla Camera, si è rivolto a Forza Italia e
prima ancora a Sel, ma non c’è stato verso di far cambiare idea a
nessuno: né agli assenti della maggioranza né ai presenti delle
opposizioni. “Per battere i Cinquestelle – ha commentato Ileana
Piazzoni di
Sel – sarei disposta ad allearmi anche con il diavolo. Ma a tutto
c’è un limite: correre in soccorso della maggioranza sul dl casa
non se ne parla proprio”. “Con la maggioranza schiacciante che
hanno alla Camera – ha dettoGregorio
Fontana (Forza
Italia) – hanno fatto una figuraccia incredibile. Nella scorsa
legislatura, il centro destra, con tutti i problemi che ha avuto,
come la scissione di Fli- mai e poi mai ha fatto mancare il numero
legale”. “Ma dove è finita – ha infine domandato il deputato
grillino Francesco
D’Uva -
la proverbiale organizzazione del Pci?”.
Il
decreto casa rischia davvero di decadere. Un pericolo concreto, visto
che, all’appello mancherebbero almeno una settantina di deputati
della maggioranza per far tornare i conti e consentire all’aula di
riprendere i lavori. I capigruppo della maggioranza e i
rappresentanti del governo stanno valutando le diverse soluzioni
possibili: mettere la fiducia e votarla domani con una seduta-fiume;
mettere la fiducia, chiedendo una deroga al regolamento e votarla
oggi in tarda serata, cercando di recuperare tutti i deputati
assenti. Ma questa opzione sembra impercorribile, perché per
otterene una deroga, tutti i gruppi parlamentari dovrebbero essere
d’accordo ed è assai difficile che M5S possa dare il via libera.
Un’altra possibilità sarebbe quella di votare la fiducia lunedì,
modificando una prassi che vuole i lavori parlamentari interrotti una
settimana per consentire ai deputati di prendere parte alla campagna
elettorale e ai comizi per le europee e le amministrative del
prossimo 25 maggio. Un’ulteriore via d’uscita, ma come ammettono
gli stessi esponenti della maggioranza, molto difficile da realizzare
sarebbe quella di votare la fiducia lunedì 26 maggio, proprio il
giorno dopo le consultazioni, con i parlamentari impegnati nel bel
mezzo dei risultati delle elezioni. A questo punto è molto difficile
che la seduta di oggi possa riprendere. “Siamo rimasti in una
decina qui alla Camera – ha spiegato il deputato di Fi, Massimo
Palmizio –
Tutti gli altri sono già partiti per la campagna elettorale. Non so
proprio come possa fare la maggioranza a votare e chiudere la
seduta”. “Noi di certo – hanno commentato Roberta
Lombardi e Carlo
Sibilia del
M5S – le castagne dal fuoco non gliele togliamo. Fino ad ora il
numero legale lo abbiamo garantito noi di Cinque Stelle”.
Cari
politici, senza vergogna , poi non
lamentatevi se il popolo sogna la
ghigliottina
per gentaglia come voi ominicchi e donnette
senza
dignità e serietà sopratutto
disonesti che il voto dato dagli
italiani lo usate
italiani lo usate
per fare esclusivamente i vostri affari
(vergognatevi ) !!!!

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