Il ministro Orlando al Secolo XIX: «Torna il falso in bilancio»
Genova
- Maggio è il mese della Madonna: sarà un caso, ma nei 31
giorni che sono appena trascorsi è
stata Maria Elena Boschi il volto del governo Renzi .
«Giugno sarà il mese della riforma della Giustizia», era l’appunto
scritto il 25 febbraio sull’agenda del premier fiorentino. Eccoci,
sono appena iniziati i 30 giorni di Andrea Orlando, ministro
della Giustizia.
«Incrociamo
le dita, è una sfida difficile - ha detto il ministro al Secolo
XIX - Tuttavia c’è una richiesta di cambiamento e credo sia
stato superato un certo clima: si era aperto uno scontro perenne che
aveva chiuso gli spazi a un dibattito sulla giustizia».
La
sua idea di riforma?
«La Giustizia è un servizio. Certo, tutela interessi molto delicati, ma resta un servizio per tutti i cittadini. Quindi deve funzionare».
«La Giustizia è un servizio. Certo, tutela interessi molto delicati, ma resta un servizio per tutti i cittadini. Quindi deve funzionare».
Come?
«Non solamente con nuove leggi. Intanto penso a più persone e all’informatizzazione».
«Non solamente con nuove leggi. Intanto penso a più persone e all’informatizzazione».
Leggi
ad personam: come affrontarle?
«Intanto in questi anni il lavoro della Corte Costituzionale e quello dell’opposizione parlamentare hanno fatto sì che una buona parte delle leggi ad personam non vedessero la luce».
«Intanto in questi anni il lavoro della Corte Costituzionale e quello dell’opposizione parlamentare hanno fatto sì che una buona parte delle leggi ad personam non vedessero la luce».
Resta
il falso il bilancio, no?
«Il falso in bilancio va rivisto, ma non pensando che si tratti di reintrodurre una legge contro qualcuno. Vero, è stato depotenziato e i fatti dimostrano che si tratta di un reato contro l’interesse pubblico e la trasparenza del mercato. Anche in questo caso il clima è favorevole».
«Il falso in bilancio va rivisto, ma non pensando che si tratti di reintrodurre una legge contro qualcuno. Vero, è stato depotenziato e i fatti dimostrano che si tratta di un reato contro l’interesse pubblico e la trasparenza del mercato. Anche in questo caso il clima è favorevole».
l’intervista
completa sul Secolo XIX: leggila
nell’edicola digitale

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