Tangenti
Mose, l’ira del premier:
dare i poteri all’Anticorruzione
Renzi:
«Lavoro come un pazzo per convincere gli investitori ma il passato
sembra voler tornare»di Maria Teresa Meli per IL Corriere della Sera.it
ROMA
- Quando la notizia dello scandalo del Mose è giunta sulle agenzie
di stampa Matteo Renzi non voleva credere ai suoi occhi. Il premier
era a colloquio con Raffaele Cantone per definire il problema legato
al ruolo del commissario anticorruzione nella vicenda delicatissima
dell’Expo, ed ecco arrivare quest’altra tegola. «Sono cose
raccapriccianti, che fanno malissimo all’immagine dell’Italia e
mai come in questo momento questo è controproducente», è stato poi
lo sfogo del presidente del Consiglio. E ancora: «Ma come, io sto
lavorando come un pazzo per convincere gli investitori esteri a
venire nel nostro Paese e finalmente c’è un interesse da questo
punto di vista. Si vede muovere qualcosa, anzi più di qualcosa. Però
ecco che il passato sembra voler tornare».
«Bisogna muoversi»
Non
ci sta, l’inquilino di Palazzo Chigi, a sopportare oltre questo
stato di cose. Si è trovato coinvolto suo malgrado nella vicenda
dell’Expo, con i cantieri in ritardo, e poi gli arresti e gli
avvisi di garanzia. Per cercare di risollevare la situazione ha
dovuto «per l’ennesima volta» dire che ci metteva «la faccia»,
ed ecco arrivare una nuova cattiva novella. Ma ora è l’Expo
l’urgenza: «Sarà la vetrina dell’Italia nel mondo: non possiamo
sbagliare». Il che significa che non si possono nemmeno
«L’Expo
sarà la vetrina dell’Italia: non possiamo sbagliare»
bloccare
gli appalti delle aziende coinvolte nelle inchieste giudiziarie:
vorrebbe dire rallentare tutto, e già la situazione va per le lunghe
di per sé perché è partita tardi ben prima che Renzi andasse a
Palazzo Chigi. Si potrebbe commissariarle.
«Bisogna muoversi», è l’imperativo del premier. Il che, tradotto in soldoni, significa dare attuazione ai poteri dell’autorità Anticorruzione. Il premier spera di riuscirci già nel Consiglio dei ministri di venerdì, ma non è affatto detto. Comunque su un punto il presidente del Consiglio è chiaro: non si può creare una super struttura nuova e super poteri che sconfinino da quelli previsti dalla legge che istituisce l’autorità Anticorruzione. Non è questa la strada. La via giusta, piuttosto, è quella di affidare a Cantone la supervisione della gestione dell’Expo, senza bisogno di creare attorno a lui nuovi organismi. Lo stesso Cantone, del resto, nell’incontro di ieri non ha chiesto questo. Il magistrato vuole però che venga data attuazione alla legge. Il che significa, ha spiegato al presidente del Consiglio, «che mi siano date le persone che dovrebbero affiancarmi nel mio lavoro, per esempio. Ma i quattro commissari che dovrebbero far parte con me dell’Anticorruzione non ci sono ancora. E poi dobbiamo aumentare i controlli». «Insomma - è stata la risposta di Renzi - sono tutte cose già previste dalla legge».
«Bisogna muoversi», è l’imperativo del premier. Il che, tradotto in soldoni, significa dare attuazione ai poteri dell’autorità Anticorruzione. Il premier spera di riuscirci già nel Consiglio dei ministri di venerdì, ma non è affatto detto. Comunque su un punto il presidente del Consiglio è chiaro: non si può creare una super struttura nuova e super poteri che sconfinino da quelli previsti dalla legge che istituisce l’autorità Anticorruzione. Non è questa la strada. La via giusta, piuttosto, è quella di affidare a Cantone la supervisione della gestione dell’Expo, senza bisogno di creare attorno a lui nuovi organismi. Lo stesso Cantone, del resto, nell’incontro di ieri non ha chiesto questo. Il magistrato vuole però che venga data attuazione alla legge. Il che significa, ha spiegato al presidente del Consiglio, «che mi siano date le persone che dovrebbero affiancarmi nel mio lavoro, per esempio. Ma i quattro commissari che dovrebbero far parte con me dell’Anticorruzione non ci sono ancora. E poi dobbiamo aumentare i controlli». «Insomma - è stata la risposta di Renzi - sono tutte cose già previste dalla legge».
Il nuovo ddl anticorruzione
Vero,
verissimo. Purché si facciano, è la raccomandazione di Cantone, che
con Renzi sembra aver chiarito ogni problema, ma che non sembra
fidarsi troppo della politica. «Bisogna stare attenti - è il succo
del suo ragionamento - perché ormai
«Attenti:
dietro le grandi opere si cela quasi sempre la corruzione»
quasi
sempre dietro le grandi opere si cela la corruzione». Ed è proprio
per evitare che continui il dilagare di questo fenomeno - perché,
ribadisce Renzi, «deve essere chiaro a tutti che questa ormai è una
roba che appartiene al passato dell’Italia, il nostro Paese non
sarà mai più quella cosa là» - che si sta pensando anche ad
altro. Oltre a rendere operativa la legge Severino, in modo che si
definiscano una volta per tutti i poteri di Cantone, il governo sta
valutando l’opportunità di elaborare il testo di un nuovo ddl
anticorruzione da presentare in Senato, anche questo come un segnale
«forte» per «far capire che si sta facendo sul serio». Comunque,
pure Cantone fa «sul serio» e prima che il provvedimento che lo
riguarda arrivi in Consiglio dei ministri vorrebbe «vederlo» ed
«essere consultato».
Ora ci vuole la mano pesante della giustizia se c'è ! Ai ladri devono essere sequestrati tutti i loro beni (anche quelli dei presta nome) e in galera con divieto assoluto di assumere cariche politiche o dirigenziali per tutta la vita, altrimenti non se ne esce.

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