Chiampa cavallo
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA
Per
tagliare le tasse ai cittadini il governo toglie i soldi alle
Regioni, che per recuperarli aumentano le tasse ai cittadini. Carta
vince, carta perde: e a perdere siamo sempre noi. Mentre un
Chiamparino allegro come il cielo di novembre annunciava i ferali
ritocchi all’addizionale Irpef e al bollo auto dei piemontesi, mi è
tornato alla mente quando Corrado Guzzanti, nei panni del ministro
Tremonti, teorizzava lo schemino di cui sopra. Ma per un contribuente
cosa cambia, chiedeva la Dandini. E lui: «Niente. Ma poiché negli
enti locali comanda la sinistra, noi potremo dire che il governo di
destra ha abbassato le tasse e che ad alzarle sono stati i
comunisti». L’unica differenza tra la satira profetica e la realtà
è che al governo e agli enti locali adesso c’è lo stesso
partito.
Affiora
l’essenza politica di Renzi: talentuosa e superficiale. Ci vuole
del talento per capire che i pezzi ingordi delle istituzioni possono
essere indotti a cambiare dieta solo se vengono resi ancora più
odiosi ai cittadini: senza i denari statali a coprire loro le spalle,
le burocrazie locali sono costrette a scegliere tra il taglio del
superfluo e il taglio dei voti alle prossime elezioni. Ma ci vuole
della superficialità per mettere sullo stesso piano le Regioni
sprecone e quelle virtuose (ancorché appesantite come il Piemonte da
un deficit frutto di errate speculazioni finanziarie). Se togli i
soldi a uno sprecone, lo induci a ridurre gli sprechi. Ma se li togli
a chi sprechi non ne fa, lo costringi a tagliare i servizi. Oppure a
farseli pagare con un aumento delle tasse che ridurrà gli effetti
del cambiamento annunciato alla solita muffa di chiacchiere.

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