Il parcheggio percepito
Massimo Gramellini Vice
Direttore de LA STAMPA
Faranno
molto discutere i sensazionali fatti avvenuti ieri nel quartiere
Borgo Vittoria di Torino, dove commercianti e semplici cittadini si
sono platealmente ribellati a una pattuglia di vigili che si
permetteva di multare le auto parcheggiate in doppia fila. C’è
stato anche uno strascico giudiziario, due panettieri portati via con
l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Ma più che la
ricostruzione degli eventi, che spetta alla magistratura, mi
interessano le ragioni della rissa. I negozianti e gli abitanti del
quartiere contestano ai vigili, cioè all’Istituzione, di non
intervenire mai in loro difesa, per esempio quando sono vittime di
rapine, ma soltanto per creare complicazioni alla vita quotidiana.
Secondo i ribelli il parcheggio fugace in doppia fila, quello
limitato a una sosta d’emergenza che consenta di correre al
bancomat o a comperare il pane, non può essere equiparato alla
deriva strafottente di chi abbandona la propria macchina addosso a
un’altra per ore. Il codice parla di doppia fila in entrambi i
casi, ma tocca al vigile distinguere tra le due situazioni, facendosi
guidare dal navigatore satellitare del buonsenso.
Se
nelle mie vene scorresse sangue nordeuropeo, davanti a un
ragionamento simile dovrei arrovesciare le pupille e ricordare a
panettieri e clienti che una doppia fila è una doppia fila sempre e
comunque. Ma poiché, nonostante ogni tanto mi atteggi a moralista
vichingo, nel profondo rimango un italo-italiano, preferisco
chiudermi in un enigmatico silenzio privo di certezze e illuminato a
intermittenza dai lampeggianti.

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