Juncker: "L'Europa volta pagina". I fondi degli Stati fuori dal Patto
Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, a Strasburgo (lapresse)
Il
neo presidente della Commissione Ue presenta il piano di investimenti
da 315 miliardi al Parlamento di Strasburgo, sarà operativo da
giugno. "Dopo anni di sforzi per promuovere la stabilità
fiscale" inizia una nuova fase. Importante svolta politica sul
conteggio della quota finanziata dai Paesi, che non pesa ai fini dei
parametri Ue
MILANO -
"L'Europa sta voltando pagina dopo anni di sforzi per promuovere
la credibilità fiscale e le riforme". Così Jean-Claude
Juncker apre
il discorso alla plenaria del Parlamento europeo con cui presenta il
piano per "stimolare" gli investimenti che,
dice, in Europa sono "370 miliardi sotto il livello pre-crisi".
Il piano si fonda su 21 miliardi di capitale pubblico (garanzie del
bilancio europeo per 16 miliardi, altri 5 miliardi arrivano dalla
Banca europea per gli investimenti - Bei). Questi fondi, in virtù di
un effetto leva dichiarato di 1 a 15, sarebbero a loro volta in grado
di mobilitare complessivamente 315 miliardi di investimenti.
In sostanza, la Commissione Juncker stima che per ogni euro investito dal fondo se ne possano mettere in moto altri 15 da parte dei governi dei Paesi membri e anche da parte dei privati. L'attrattiva, per questi ultimi, si dovrebbe fondare sul fatto che il rischio maggiore degli investimenti si sposta sulle garanzie pubbliche.
La convenienza perché gli Stati mettano denari sul piatto, invece, è data dalla condizione annunciata dallo stesso Juncker: "I contributi degli Stati saranno fuori dal deficit e dal debito". Significa che non verranno conteggiati nei parametri fissati dal Patto di Stabilità e Crescita e dagli altri trattati sul rigore di bilancio a livello Ue; documenti che hanno a lungo imbrigliato - in questi anni - le mani ai governi. E' questo, a ben vedere, il dato politico più importante annunciato dal presidente della Commissione.
Il presidente della Commissione indica che il piano sarà "operativo entro giugno 2015" e che la scelta dei progetti sarà affidata a "esperti" con lo scopo finale, afferma Juncker, di "drenare denaro verso i paesi che più hanno sofferto per la crisi". Sul ritorno che avranno i paesi che contribuiscono direttamente al fondo, aggiunge: "Si vedrà quali saranno i flussi che torneranno ai singoli Paesi", ma occorre ragionare in termini complessivi, in termini di "solidarietà. Se abbiamo più crescita in Spagna sarà bene per la Francia, se c'è più crescita in Francia andrà bene per l'Italia e la maggiore crescita nei paesi del Sud sarà a favore della
Germania".
Juncker, che specifica di "tener fede alle mie promesse" con gli annunci odierni, definisce "realistico" il piano di interventi. Per di più, annuncia che il piano potrebbe essere prorogato nel periodo 2018-2020, "se funzionerà".
In sostanza, la Commissione Juncker stima che per ogni euro investito dal fondo se ne possano mettere in moto altri 15 da parte dei governi dei Paesi membri e anche da parte dei privati. L'attrattiva, per questi ultimi, si dovrebbe fondare sul fatto che il rischio maggiore degli investimenti si sposta sulle garanzie pubbliche.
La convenienza perché gli Stati mettano denari sul piatto, invece, è data dalla condizione annunciata dallo stesso Juncker: "I contributi degli Stati saranno fuori dal deficit e dal debito". Significa che non verranno conteggiati nei parametri fissati dal Patto di Stabilità e Crescita e dagli altri trattati sul rigore di bilancio a livello Ue; documenti che hanno a lungo imbrigliato - in questi anni - le mani ai governi. E' questo, a ben vedere, il dato politico più importante annunciato dal presidente della Commissione.
Il presidente della Commissione indica che il piano sarà "operativo entro giugno 2015" e che la scelta dei progetti sarà affidata a "esperti" con lo scopo finale, afferma Juncker, di "drenare denaro verso i paesi che più hanno sofferto per la crisi". Sul ritorno che avranno i paesi che contribuiscono direttamente al fondo, aggiunge: "Si vedrà quali saranno i flussi che torneranno ai singoli Paesi", ma occorre ragionare in termini complessivi, in termini di "solidarietà. Se abbiamo più crescita in Spagna sarà bene per la Francia, se c'è più crescita in Francia andrà bene per l'Italia e la maggiore crescita nei paesi del Sud sarà a favore della
Juncker, che specifica di "tener fede alle mie promesse" con gli annunci odierni, definisce "realistico" il piano di interventi. Per di più, annuncia che il piano potrebbe essere prorogato nel periodo 2018-2020, "se funzionerà".
Da
Repubblica.it

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