Lavoro, via alla fase due. Pronti indennizzi esentasse se licenziati non fanno causa e largo ai contratti aziendali
di
FEDERICO FUBINI per Repubblica.it
ROMA.
A questo punto, nove mesi dopo il giuramento di Matteo Renzi al
Quirinale, non c'è più un solo banchiere centrale, esponente di
governo europeo o investitore estero che non presenti quella domanda.
Giunti al cuore di ogni incontro privato, è sempre la stessa: cosa
c'è dentro la scatola della riforma del lavoro, e quando
quell'oggetto salterà fuori.
Più che sui decimali di deficit, è sui dettagli e la portata della revisione delle regole sul lavoro che si gioca la posizione politica dell'Italia in Europa e la sua tenuta finanziaria sui mercati nel 2015. A Palazzo Chigi questa pressione si avverte ed è anche per questo che in questi giorni si lavora per precisare gli ingranaggi del Jobs Act, e gettare le basi di quella che, nei piani, dovrebbe essere la fase due della riforma del lavoro. Il Jobs Act, con il contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti, partirà da zero e riguarderà circa 1,5 milioni di dipendenti in più ogni anno su 23 milioni circa di occupati: è un intervento che per ora cambia solo al margine il mondo del lavoro. La seconda fase invece interessa la grande maggioranza, perché riguarda la contrattazione collettiva.
Ecco gli interventi principali.
CONTRATTAZIONE. Il governo vuole considerare per legge come preminente la contrattazione aziendale rispetto a quella collettiva. Le intese decentrate potranno modificare i limiti su salari, orari e organizzazione.
LICENZIAMENTI. L'intenzione è di rendere conveniente l'indennizzo ai lavoratori licenziati che non ricorrono al giudice. Datore di lavoro e dipendente avranno pochi giorni per accordarsi senza l'intervento della magistratura. In questo modo verrebbe alleggerito il lavoro
dei
tribunali e resa più rapida la risoluzione dei casi. Gli indennizzi
saranno quasi esentasse e potranno arrivare fino ai 24 mesi di
salario ordinario.
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Più che sui decimali di deficit, è sui dettagli e la portata della revisione delle regole sul lavoro che si gioca la posizione politica dell'Italia in Europa e la sua tenuta finanziaria sui mercati nel 2015. A Palazzo Chigi questa pressione si avverte ed è anche per questo che in questi giorni si lavora per precisare gli ingranaggi del Jobs Act, e gettare le basi di quella che, nei piani, dovrebbe essere la fase due della riforma del lavoro. Il Jobs Act, con il contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti, partirà da zero e riguarderà circa 1,5 milioni di dipendenti in più ogni anno su 23 milioni circa di occupati: è un intervento che per ora cambia solo al margine il mondo del lavoro. La seconda fase invece interessa la grande maggioranza, perché riguarda la contrattazione collettiva.
Ecco gli interventi principali.
CONTRATTAZIONE. Il governo vuole considerare per legge come preminente la contrattazione aziendale rispetto a quella collettiva. Le intese decentrate potranno modificare i limiti su salari, orari e organizzazione.
LICENZIAMENTI. L'intenzione è di rendere conveniente l'indennizzo ai lavoratori licenziati che non ricorrono al giudice. Datore di lavoro e dipendente avranno pochi giorni per accordarsi senza l'intervento della magistratura. In questo modo verrebbe alleggerito il lavoro
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