Scuola Pound
Di Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA
L’immagine rilanciata
dai titoloni dei media sembra l’inizio urticante di un film dove
nessuno si salverà. Eccola: in un punto della sterminata periferia
romana appaiono cinquecento ragazzi che inalberano cartelli dai
caratteri fascisti inneggianti all’italianità offesa e cercano di
impedire ai bambini del vicino campo rom di andare a scuola. Nella
totale assenza di qualsiasi rappresentante dello Stato, per esempio
la polizia.
Poi
fioccano le ricostruzioni. I manifestanti di Casa Pound sostengono di
essersi limitati a picchettare due istituti superiori, bersaglio nei
giorni scorsi di un lancio di pietre da parte dei rom. Le cooperative
di sinistra che lavorano con i nomadi negano il lancio di pietre e
ribadiscono la versione emotivamente più dura: il picchetto fascista
ha impedito ai bambini rom che frequentano le elementari di uscire
dal campo per raggiungere le loro classi. Mi auguro con tutto il
cuore che abbiano torto, perché picchettare una scuola è la cosa
più feroce e stupida che si possa fare. La scuola è l’unica
timida speranza che abbiamo di porre fine a queste guerre tra poveri
che non si parlano, non si capiscono e perciò si odiano. Altro che
impedire ai piccoli rom di frequentarla. Bisognerebbe trascinarvi
anche quelli, purtroppo ancora moltissimi, che vengono indotti a
sfuggirla per andare a mendicare. Quanto ai fascisti di Casa Pound,
non riesco a credere - ma nemmeno a dimenticare - che Grillo e
Salvini li abbiano legittimati come interlocutori democratici, in
questa Repubblica che ha ripudiato i propri genitori e vaga sbandata
e vergognosa in cerca di identità.

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