Terra terra
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA
Ma
cos’avrà fatto di male Matt Taylor, l’uomo capace di portarci su
una cometa, per ridursi in lacrime a chiedere scusa al mondo intero?
Si è presentato in conferenza stampa con una maglietta che aveva
delle pin-up disegnate sopra. Tanto è bastato perché una sua
collega trasecolasse e i bacchettoni del quotidiano inglese Guardian
le scodinzolassero dietro, accusando lo scienziato di misoginia.
Mentre Matt, felice come un bambino, indicava la cometa, i
chierichetti delle buone maniere gli guardavano il dito, anzi il
braccio tatuato e la «mise», cafona ma inoffensiva.
La
notizia mi ha scosso. E non solo per l’evidente divario tra
l’impresa di Taylor e l’enfasi assegnata a un elemento marginale.
A furia di stare attenti a non urtare la minima suscettibilità e di
montare la guardia contro ogni presunta discriminazione ci siamo
ridotti a custodi di un formalismo sterile, che non sa più
distinguere gli oltraggi dai cazzeggi. Si vive in uno stato di
indignazione permanente, smaniosi di rimanere offesi da tutto e di
contrabbandare l’intolleranza per ipersensibilità. Quella camicia
fa proprio schifo, Matt, ma sarei disposto a morire per difendere il
tuo diritto di indossarla.

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