Un
italiano su quattro guarisce
dal cancro (ma dipende dal tumore)
di Vera Martinella per IL Corriere Della Sera.it
Una
ricerca epidemiologica condotta ad Aviano fornisce i primi dati
certi: considerato guarito un quarto delle persone che si sono
ammalate tra il 1985 e il 2005
Quante
persone sono definitivamente guarite dal tumore? E quanti anni devono
trascorrere dalla diagnosi affinché un paziente possa davvero
ritenersi guarito? Grazie ai successi ottenuti con le terapie e la
diagnosi precoce queste domande sono sempre più frequenti e uno
studio italiano recentemente pubblicato sulla rivista
Annals of
Oncology,
fra i primi in questo settore, cerca di dare una risposta. Certo la
faccenda è assai delicata: da un lato, infatti, è facilmente
comprensibile che servano molte cautele prima di dichiarare a malati
e familiari che l’«esperienza-cancro» è conclusa. D’altro
canto, a fronte dei notevoli miglioramenti nella sopravvivenza,
soprattutto per certe neoplasie, è fondamentale che si arrivi a
sdoganare il concetto di guarigione, sia per la qualità di vita
delle persone stesse (si pensi, ad esempio, alle implicazioni per chi
vuole contrarre un’assicurazione o un mutuo, piuttosto che adottare
un figlio) sia per il Servizio sanitario, che spende invano denaro
per visite e controlli che potrebbero non essere più necessari. Una
cosa, secondo gli esperti, è molto chiara: il via libera si ha nel
momento in cui l’aspettativa di vita dell’ex paziente (ovvero il
suo rischio di morte) diventa uguale a quella del
resto della popolazione del suo stesso
sesso
ed età.
Considerato guarito un quarto delle persone che si sono ammalate tra il 1985 e il 2005
Stando
alle prime statistiche contenute nello studio epidemiologico condotto
dal Centro di Riferimento Oncologico-CRO di Aviano (Pordenone), oggi
un quarto della popolazione italiana cui è stato diagnosticato un
tumore tra il 1985 e il 2005 ha la stessa aspettativa di vita
rispetto a chi non ha mai contratto neoplasie. È quindi, agli
effetti misurati dalla statistica, «guarita». Per giungere a queste
conclusioni gli autori della ricerca, frutto della collaborazione con
l’Istituto Superiore di Sanità collaborazione e con l’Associazione
Italiana dei Registri Tumori (finanziata
dall’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), hanno
analizzato i dati relativi a oltre 800mila persone fra i 15 e i 74
anni di età che nel periodo preso in considerazione avevano ricevuto
una diagnosi di cancro (in totale sono state valutate 26 tipologie
differenti di neoplasia). Nel loro lavoro gli epidemiologi hanno
utilizzato modelli matematici capaci di misurare quattro parametri
fondamentali: le proporzioni di pazienti che raggiungeranno identico
tasso di mortalità della popolazione generale; le proporzioni di
pazienti che non moriranno come conseguenza del loro tumore; il tempo
necessario a raggiungere una probabilità superiore al 95 per cento
di sopravvivere nei 5-10 anni successivi; e, infine, la percentuale
di pazienti che vive, dopo la diagnosi, da un numero di anni
superiore alle soglie dei 5-10 anni.
Molto dipende dal tipo di cancro, per alcuni si guarisce di più e più in fretta
Dai
risultati emerge chiaramente che molto di pende dal tipo di neoplasia
in questione, dallo stadio al momento della diagnosi, dalle cure
ricevute. «Si consideri a questo proposito – precisa Luigino Dal
Maso, epidemiologo del CRO e responsabile dello studio – che dei
pazienti con tumore del colon retto, oltre l’80 per cento non
morirà a causa della neoplasia. La guarigione viene infatti
raggiunta dopo circa 8 anni dalla diagnosi negli uomini e 7 nelle
donne. Circa il 40 per cento delle donne e il 30 degli uomini
diagnosticati tra il 1985 e il 2005 sono oramai guariti». Le
differenze sulle aspettative di vita trovano riscontro anche nelle
donne con tumore alla mammella perché, dice ancora Dal Maso, «oltre
il 70 per cento di loro non morirà a causa della malattia, ma
occorreranno quasi 20 anni affinché le pazienti possano ritenere
d’aver raggiunto un’attesa di vita simile alle non ammalate (a
causa di caratteristiche peculiari di vari tipi di cancro al seno che
potrebbero ripresentarsi anche ad anni di distanza, ndr). Una lunga
attesa – continua l’esperto – che fa sì che le donne guarite
siano il 12 per cento». Per il tumore della prostata, la percentuale
degli uomini che non morirà a causa della malattia supera il 60 per
cento. Per altri tumori, invece, quali quelli di testicolo e tiroide,
la guarigione si raggiunge in meno di 5 anni, mentre per altri un
rischio «di ricaduta» per oltre 20 anni (ad esempio, laringe,
vescica, linfomi non-Hodgkin, leucemie e mielomi).
Le conseguenze della guarigione per il Ssn
Oltre
alle implicazioni che questi dati hanno sulla vita delle persone, ne
va valutato il peso anche sul fronte del Sistema sanitario nazionale
(Ssn). Secondo le statistiche mondiali, nella prima decade degli anni
Duemila, circa il quattro per cento della popolazione dei Paesi
sviluppati è costituita da individui che hanno avuto una neoplasia e
circa il 60 per cento dei malati sopravvive più di cinque anni dalla
diagnosi. Numeri che comportano un impatto notevole
nell’organizzazione, programmazione e costi del Ssn. «L’oncologia
– conclude Dal Maso – assorbe circa il 50 per cento del budget
della Sanità in tutti i Paesi industrializzati. Un ulteriore
riscontro e convalida dei risultati di questo studio a livello
internazionale potrà permettere una organizzazione più efficiente
dei servizi assistenziali indirizzati a molti pazienti oncologici. Se
da un lato gli oncologi, forti anche di questi importanti riferimenti
epidemiologici, possono proseguire le riflessioni per un ripensamento
delle linee-guida per l’osservazione e le visite di controllo da
proporre molti anni dopo la malattia, la migliore e più importante
notizia è per chi, oggi o domani, dovrà incrociare il proprio
cammino con la malattia: il tumore è curabile, da un tumore si
guarisce».

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