"Ci stiamo comprando mezza prefettura di Roma". Le manovre della Cupola
di
MAURO FAVALE e MARIA ELENA VINCENZI per La Repubblica.it
Le
carte dei pm: Buzzi racconta l'incontro con Gianni Letta. E nelle
intercettazioni spunta il sottosegretario Castiglione
ROMA - Nel "mondo di mezzo" c'è sempre la persona giusta
a cui chiedere un favore, un aiutino, una spintarella. Mafia capitale vantava
(o talvolta millantava) una fittissima rete di contatti ai quali rivolgersi per
seguire passo passo l'iter di un appalto, per curare gli interessi di un
"amico" o soltanto per acquisire informazioni. Dalla Prefettura al
Vicariato passando per il Colle, l'obiettivo dei contatti è sempre lo stesso:
agevolare gli affari della banda che spesso coinvolgono proprio la pubblica
amministrazione. Come l'appalto per la gestione del Centro per richiedenti
asilo, il Cara di Castelnuovo di Porto, struttura a 30 chilometri dalla
capitale che può ospitare fino a 650 migranti. Una pentola d'oro da 20 milioni
di euro.
"Se compramo la prefettura".
"Se compramo la prefettura".
È
il 29 gennaio 2014, Massimo Carminati parla con Salvatore Buzzi il ras della
cooperativa "29 giugno": "Il Cara si muove?". Con loro,
intercettato da una cimice ambientale, c'è anche Paolo Di Ninno, ritenuto dagli
investigatori del Ros il direttore finanziario dell'organizzazione. È lui a
intervenire per chiedere: "La prefettura non doveva chiamà per firmare er
coso?". Buzzi fa presente che c'è un "grosso problema",
probabilmente con uno dei contraenti per una condanna datata 1987 e relativa a
una omessa dichiarazione. Problema che però sarebbe in via di risoluzione
perché (nella sua modalità classica di esprimersi) Buzzi afferma che "se
stamo a comprà mezza Prefettura".
"Letta chiami Pecoraro".
"Letta chiami Pecoraro".
Il fatto che sia in atto una manovra
d'accerchiamento a palazzo Valentini lo dimostra un episodio avvenuto due mesi
dopo. Buzzi discute con Luca Odevaine, fino a una settimana fa componente del
coordinamento per i rifugiati del Viminale, per organizzare un incontro con
Gianni Letta e discutere dei progetti della "29 giugno" sul Cara
bloccati, a loro dire, dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. "Io
gliel'ho messo in mano alla Scotto Lavina (Direttore centrale per le politiche
dell'immigrazione e dell'asilo, ndr). Lei mi ha detto: "È buono, questa
roba mi piace, certo devo sentì Pecoraro che un po' resiste". Allora gli
si può chiedere a Pecoraro che sbloccasse la situazione - prosegue
Odevaine - e Letta interverrà perché lì il filo c'è, se glielo dice
lui si sblocca in un secondo". L'incontro con l'ex sottosegretario alla
presidenza del Consiglio va così bene che alle 13.16 Buzzi chiama Mario Schina,
ex responsabile decoro del Campidoglio e gli dice che Letta lo ha "mandato
dal Prefetto. Alle sei vedo Pecoraro".
"Conoscenze al Colle".
"Conoscenze al Colle".
Negli atti dell'inchiesta i carabinieri del
Ros annotano anche che tra le varie conoscenze vantate da Buzzi ci sarebbe
anche "una persona al Quirinale". Un contatto di cui il braccio
destro finanziario di Carminati informa il boss. Grazie a questa persona Buzzi
avrebbe preso informazioni riguardo l'audizione in Prefettura sul Cara.
"Novità dal Vicariato?".
"Novità dal Vicariato?".
È
per aiutare il costruttore Daniele Pulcini (agli arresti per la vicenda che
riguarda la maxi tangente al deputato Pd Marco Di Stefano) che Odevaine chiede
una mano a Tiziano Zuccolo, camerlengo dell'Arciconfraternita del Ss.
Sacramento e di San Trifo- ne. "Novità dal Vicariato?", chiede l'ex
capo di gabinetto del Comune di Roma. Zuccolo risponde: "È ancora tutto
fermo, però abbiamo deciso di fare un passaggio alto, molto alto. Quindi Don
Pietro si sta interessando di chiamare Don Alfredo, suo segretario personale,
va bene?".
Il sottosegretario.
Il sottosegretario.
Nelle carte depositate dai pm Giuseppe
Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, infine, compare anche il sottosegretario
all'Agricoltura Giuseppe Castiglione. Lo nomina Odevaine, raccontando lo scorso
marzo al commercialista Stefano Bravo di quando, da presidente della Provincia
di Catania, Castiglione aveva assunto il ruolo di subcommissario all'emergenza
immigrazione. Al centro c'è l'appalto per la gestione del Cara di Mineo.
"Quando io ero andato giù - spiega Odevaine
-
mi è venuto a prendere lui all'aeroporto, mi ha portato a pranzo. Arriviamo al
tavolo, c'era una sedia vuota. E praticamente arrivai a capire che quello che
veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara".

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