Mafia a Roma, altri pronti a parlare Dossier contro i giudici «scomodi»
Di
Ilaria Sacchettoni per IL Corriere Della Sera.it
Mafia a Roma, trovati i conti all’estero...Le carte Buzzi: “A noi ci manda Goffredo”
Il gruppo aveva permessi in tempi rapidi. Gli appuntamenti con un ex assessore regionale al Viminale
Il
vertice della piramide, Massimo Carminati, ha preferito il silenzio.
La base potrebbe parlare, beneficiando di qualche sconto. Lo stesso
Salvatore Buzzi, a capo della rete di cooperative sociali che in un
decennio ha moltiplicato i propri affari in Comune, sembra
disponibile a rispondere alle domande dei pm, ha precisato il
difensore Alessandro Diddi. In questo senso potrebbe essere decisivo
il pronunciamento del Tribunale del riesame, al quale gli arrestati
hanno annunciato ricorso. Se dovesse cadere il reato associativo,
molti, secondo la linea difensiva degli avvocati, sarebbero disposti
a ricostruire i singoli episodi di corruzione.
Dossier per screditare il giudice del Tar
Dalle
carte dell’inchiesta, coordinata dal procuratore della Direzione
distrettuale antimafia di Roma, Michele Prestipino, affiorano,
intanto, altri episodi di interferenza con la pubblica
amministrazione. Ad esempio una sorta di dossier per screditare il
giudice del Tar che aveva firmato la sospensiva per la gara sul
Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di
Porto, gestita con profitto da Buzzi. Contro la giudice Linda
Sandulli si sarebbe mossa di persona l’ex assessore della giunta
Zingaretti, Paola Varvazzo, fornendo documenti utili al braccio
destro di Carminati. In un’intercettazione, la Varvazzo fissa un
appuntamento con Buzzi per passargli le carte: «Al Viminale mi ci
trovi fino alle due e mezza perché poi devo andare di corsa...»,
dice. Amministratori, colletti bianchi, politici e nomi di prestigio
affiorano dalla carte. Il vicedirettore di Bankitalia Renato Panetta,
citato in un’intercettazione, ha fatto sapere che con Carminati si
erano conosciuti da ragazzi ma non ci sono più stati contatti per
trent’anni.
Permessi per costruire anche nel giro di tre giorni
Anche
i permessi per costruire, autorizzazioni di leggendaria complessità
per la maggior parte delle imprese romane, a Carminati e agli amici,
piovevano nel giro di poco. Dalla perquisizione eseguita nei
confronti di Cristiano Guarnera, divenuto «intoccabile» dopo il
reclutamento nell’organizzazione, è emerso che il permesso per
l’edificazione di una palazzina a Monteverde era stato ottenuto
dalla sua società nel giro di soli tre giorni. Poi c’è il
controllo del territorio: nella Roma Nord di Carminati e soci la
piccola criminalità non era tollerata, con decisioni simili a quelle
rese dalle associazioni mafiose tradizionali, Carminati e i suoi
cercavano di scoraggiarla. In un caso il Nero e il suo braccio destro
Riccardo Brugia si sono lanciati all’inseguimento di quelli che
ritenevano una coppia di scippatori in scooter. Per poi scoprire che
si trattava di un errore di persona, in realtà. Ma per i Ros
«l’episodio dimostra l’esercizio del controllo del territorio».
Il «Nero» vive il presente senza nostalgie. La Banda della
Magliana? «Accattoni, straccioni, per carità sanguinari perché si
ammazzava la gente così, senza discutere. Ma quelli erano altri
tempi. Stiamo parlando di un mondo che è finito, tanto è vero che
poi si sono tutti pentiti». Enrico Nicoletti? Suppergiù uno sfigato
qualunque: «Una vittima, ha fatto i soldi con le Università quando
c’era Sbardella».

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