mercoledì 21 gennaio 2015

Il teste chiave contro Penati ritratta tutto

Il teste chiave contro Penati ritratta tutto

Al processo contro l'ex presidente pd della Provincia di Milano, l'uomo considerato il collettore delle tangenti smentisce se stesso e accusa: "Quando sono stato arrestato ho subito pressioni di tutti i tipi, se non avessi detto quello che voleva la procura non sarei mai uscito"

di SANDRO DE RICCARDIS per Repubblica.it
MILANO - Sin dall'inizio dell'inchiesta, è stato considerato dagli investigatori "il collettore delle tangenti" per Filippo Penati, l'uomo che avrebbe raccolto il denaro per l'ex presidente della Provincia di Milano e braccio destro dell'allora segretario Pd Pierluigi Bersani. Ieri, per la prima volta in aula, l'architetto Renato Sarno  -  indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito, insieme a Penati e una decina di altri imputati  -  ha spiegato i suoi rapporti con l'ex presidente Pd e il suo ruolo nelle campagne elettorali, smentendo quello che aveva dichiarato nei suoi interrogatori da recluso, davanti ai pm Walter Mapelli e Franca Macchia, e ritrattando ogni accusa verso il politico. "Gli interrogatori in manette  -  ha detto ieri in udienza Sarno, assistito dal suo legale, l'avvocato Marcello Elia - sono stati frutto di una serie di angosciosi condizionamenti. Ho subito pressioni di tutti i tipi. Mi è stato chiaro che se non avessi detto qualcosa su Penati non sarei uscito da lì". 
Così Sarno, davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Airò, fa una radicale marcia indietro rispetto alle dichiarazioni rese nell'interrogatorio 4 febbraio 2013. Smentisce che Penati gli disse, come l'architetto mise a verbale due anni fa, di aver dovuto comprare le azioni della Serravalle dal gruppo Gavio e che non immaginava di dover spendere una cifra così consistente (238 milioni per il 15%). Nega soprattutto che il politico Pd gli rivelò di essere sostanzialmente obbligato a portare a termine quell'operazione "perché l'acquisto -  sarebbero state le parole di Penati - mi venne imposto dai vertici del partito nella persona di Massimo D'Alema".

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