Sergio Mattarella Vs Silvio Berlusconi, uno scontro iniziato nel 1994: "Inquietante, la sua propaganda come quella di Breznev"
L'Huffington
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Di Claudio
Paudica
"Gli ultimi punti di programma ipotizzati dal
presidente del Consiglio (sulla Rai) costituiscono un pacchetto che disegna una
fisionomia dai tratti illiberali". Il presidente del Consiglio in
questione è Silvio Berlusconi, a parlare (anzi, a scrivere) è l'allora
direttore del Popolo, Sergio Mattarella. E' il 9 giugno 1994: a questa data
risale, stando alle cronache, il primo attacco, diretto, del candidato alla Presidenza della Repubblica a Silvio Berlusconi. Da allora, tra i
due, nascerà un rapporto che non può definirsi idilliaco: da un lato
l'esponente della Dc che fu, dall'altro l'astro nascente della destra della rivoluzione
liberale.
Non solo le dimissioni dal Governo
Andreotti per la decisione dell'allora premier di porre la fiducia sulla legge
Mammì. Mattarella entrò spesso in polemica con il Cav sia sull'eredità politica
di Alcide De Gasperi che Berlusconi ha provato più volte a intestarsi, sia per
la volontà di Forza Italia di entrare nel Partito popolare europeo. E non perse
occasione di prendere le distanze da Silvio Berlusconi ogni volta che poté, a
volte criticandolo duramente, altre sbeffeggiandolo. Tempi che furono,
certamente: nel dibattito politico ogni incursione verbale è concessa, ma con
il tempo le divergenze si possono appianare. Ma pure non si può escludere che
dietro il muro alzato da Forza Italia sul nome proposto da Matteo Renzi ci
siano le vecchie ruggini tra Berlusconi e Mattarella. Al netto degli attestati
(telefonici) di stima del Cav.
Berlusconi,
nel giugno 1994, è da un mese presidente del Consiglio ed è già al
centro di una polemica: ''Non sono in pericolo le forme della
democrazia - scriveva Mattarella nel suo editoriale - c'è un rischio
di svuotarne sostanzialmente alcuni aspetti fondamentali, attraverso
l'eliminazione di minoranze, la sordina alle opposizioni
parlamentari, il controllo della pubblica opinione''.
Mattarella
faceva riferimento alle modalità con cui Berlusconi intendeva
intervenire sulla Rai, alla ''incompatibilità tra la condizione di
presidente del Consiglio e di padrone di tre tv nazionali e di molti
giornali'', all'ipotesi di cambiamento della legge elettorale,
all'elezione diretta da parte del popolo del ''capo del governo''
(''denominazione - scrisse - estranea alla nostra Costituzione, ma
propria degli anni trenta''), al federalismo e alla proposta di
modifica del regolamento della Camera. Mattarella ricordò
allora il governo Pelloux non
per ''far paragoni'' ma per richiamare ''un clima''.
La
sferzata successiva arrivò il 27 ottobre dello stesso anno: "Che
il presidente del Consiglio (Berlusconi) alterni dichiarazioni
riduttive e di impegno nella lotta alla mafia non conforta'', disse
esprimendo "preoccupazione" sullo stato di salute
dell'impegno anti-mafia del Paese. "E' un'altalena di
dichiarazioni, di atteggiamenti che preoccupa perchè può anche
creare pericolose illusioni negli ambienti criminali e mafiosi''. Ad
agosto, ancora un altro affondo: "Il paese è in difficoltà
gravi sia monetarie sia finanziarie. E in questa situazione il
tentativo di individuare capri espiatori da additare alla pubblica
opinione come nemici dell'Italia perchè criticano il governo,
assomiglia molto alla propaganda sovietica dei tempi di Breznev
contro i 'nemici del popolo'. Questo fa il presidente del Consiglio
con i giornalisti per tentare di distrarre l'attenzione dall'inerzia
del governo sul versante economico''.
Sergio
Mattarella, solitamente schivo,non è tipo da risparmiarsi nell'agone
politico quando la situazione lo richiede. E Berlusconi lo sa bene,
visto che è stato spesso bersaglio degli strali del cattolico
"cresciuto a pane e Dc". Anche se ora Renzi gli chiede
espressamente di appoggiare il suo nome per eleggere il nuovo
inquilino del Quirinale. Forse l'attacco più duro risale al 10
giugno 1998. Silvio Berlusconi si è autodesignato erede di Alcide De
Gasperi, una rivendicazione che a Mattarella proprio non va giù:
"Caro Berlusconi, non basta invadere l'Impero Romano per
diventare un 'civis romanus'. Pensi alla storia e ricordi che quando
gli Unni e i Vandali invasero l'Impero Romano, che non era casa loro,
provarono a fare i Romani, ma essendo barbari non ci riuscirono''.
Allo stesso modo, Berlusconi non può fare ora il democristiano erede
di De Gasperi. Come a dire: "Barbaro eri e barbaro rimani"
(così titolò allora l'Ansa il lancio d'agenzia).
L'esponente
del Ppi sottolineò come Berlusconi fosse entrato a titolo
individuale, con gli altri eurodeputati azzurri, nel gruppo del Ppe,
"ma che gli è stata però negata l'ammissione al Partito
popolare europeo. Ma è bastato questo - osservò Mattarella - per
farlo esaltare: in una lunga e sovraeccitata dichiarazione,
Berlusconi si proclama erede di De Gasperi, si sente molto
democristiano e definisce i popolari lividi, faziosi e partigiani".
Mattarella
fu sempre contrario all'ingresso del partito di Silvio Berlusconi nel
Partito popolare europeo. Non cambiò idea nel 1999 - l'anno in cui
forse si concentra il maggior numero di attacchi verso il leader di
Forza Italia - quando lo ribadì apertamente: "'Per come è
Forza Italia, davvero non ha nulla a che vedere con la cultura, la
tradizione e la politica del popolari italiani ed europei. È
un'altra cosa, rispettabile, ma diversa. Forza Italia è di destra, e
non diventa di centro solo per il fatto che Berlusconi dica che è di
centro''. E il 19 agosto (Mattarella è vicepresidente del Consiglio
nel governo D'Alema) dichiarò: "'Forza Italia a seconda del
momento e degli interlocutori, si proclama erede della DC, del
Partito Socialista, Liberale, Radicale, erede della tradizione laica,
risorgimentale e anticlericale, erede di tutti'', ma De Gasperi "non
appartiene a nessuno, nemmeno al suo partito". E poi, il 30
agosto '99: "Berlusconi non l'ho ancora capito. Lui cambia
atteggiamento secondo gli argomenti che si toccano...''.
Ancora,
il 5 settembre: di ''inquietante c'è solo il tono scomposto con cui
Berlusconi e il Polo attaccano Governo e maggioranza quando ci sono
provvedimenti che non condividono'', disse Mattarella al Giornale
Radio Rai rispondendo al leader del Polo che aveva accusato la
maggioranza di aver creato un clima malsano e inquietante nel Paese.
Il 30 novembre ennesimo scontro Mattarella-Berlusconi. Quest'ultimo,
in un'intervista a Radio Anch'io, aveva accusato i DS di essere i
"mandanti del partito delle procure giacobine" e che alcuni
giudici "si sono fatti braccio armato della sinistra per
spianare a questa la conquista del potere. Questa sinistra continua
così a sostenere questa parte della magistratura". Mattarella
replicò duramente: "Quando si fanno affermazioni della gravità
e della portata offensiva di quelle fatte stamane dall'onorevole
Berlusconi, o si riconosce di essere stato preda di un raptus e ci si
scusa, o si ha il dovere di presentare subito le prove di quanto
affermato. Senza assolvere a questo elementare dovere di
comportamento, chi pronuncia parole come quelle si dimostra un
estremista che certifica da se stesso la propria delegittimazione a
ricoprire ruoli istituzionali''.
Il
10 marzo 2000 ancora un attacco: "'Berlusconi dice di essere il
più bravo di tutti? La cosa più preoccupante è che lui ci creda.
Una dichiarazione del genere già di per sé genera allarme -
ironizzò - ma io sono convinto che ci creda ed è questo che mi
preoccupa di più''.
da L'Huffington Post

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