Il patto della cravatta tra Renzi e
Tsipras. Il consiglio di Matteo: parla
con tutti i leader Ue (Merkel in primis)
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Di Angela Mauro su huffingtonpost.it
Il
colpo a sorpresa arriva alla fine di una conferenza stampa
lunghissima per via della traduzione italiano-greco, greco-italiano.
Matteo Renzi sfodera un sorrisone mentre sfila dalla confezione il
suo regalo per Alexis Tsipras: “Noi vogliamo dare una mano vera
alla Grecia, che non vuol dire dare sempre ragione, ma siamo sicuri
che ne uscirà e quando accadrà ci piacerebbe che il premier
indossare una cravatta italiana". Il premier greco scioglie
l’espressione grave che gli si era scolpita in faccia a parlare del
debito di Atene, si gira verso la sua delegazione e ride: “Prometto
che la indosserò quando avremo trovato una soluzione comune”. E
restituisce la cortesia. Anche lui ha una sorpresa per Renzi, il
coetaneo italiano che lo incuriosisce anche se lui la cravatta la
indossa sempre nelle occasioni ufficiali. “Questo è un cd di
canzoni della Magna Grecia…”. Il premier italiano apre la
confezione: “Pizzica e taranta, musiche dalla Puglia…”.
L’alchimia c’è: non era scontato tra due leader entrambi 40enni
ma così diversi.
L’italiano
in elegantissimo abito blu scuro e cravatta, del resto è l’abito
indossato per il giuramento del nuovo presidente della Repubblica
Sergio Mattarella. Tsipras non poteva capitare in una giornata
peggiore, tanta è la distanza rispetto al suo semplice abito blu
spento, senza cravatta per oculata e scaramantica scelta. Background
politici diversi: Renzi frutto del centrosinistra moderato italiano,
Tsipras figlio della sinistra greca. Ma oggi le distanze si sono
accorciate, sotto il segno della crisi e dell’urgenza
anti-austerity, in un’ora di colloquio a Palazzo Chigi, loro due
con le rispettive delegazioni. Renzi si è fatto accompagnare in
pompa magna: con lui c’erano il ministro Federica Guidi, il
sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, il consiglieri
Armando Varricchio e Marco Piantini (per l’Ue), Marco Simoni (per
l’economia). Nessun pranzo, nessuna cena. Ma seppure davanti a
semplice acqua e succo d’arancia, Renzi e Tsipras hanno trovato più
di un punto in comune. Come è successo? Il primo ha voluto dare
qualche consiglio al secondo: coetaneo sì, ma arrivato al governo
prima del greco, con alle spalle un anno pieno di incontri e contatti
con le istituzioni europee e gli altri leader Ue, a cominciare dalla
potente Angela Merkel.
A
Tsipras Renzi ha suggerito di stabilire un rapporto stretto con la
commissione europea, con le istituzioni europee, con gli altri
leader. Con la Merkel, in primis, la Cancelliera europea con cui il
premier greco ancora non ha in programma incontri. Un’assurdità,
per come la vedono a Roma: perché se vuoi arrivate a svincolare
l’Europa dai dettami del rigore non
puoi non parlare con la Merkel e
non puoi mettertela contro. E poi un’altra cosa, Alexis, perché
Renzi lo chiama per nome in privato e in conferenza stampa, come fa
sempre con tutti gli altri interlocutori politici italiani e
stranieri. Un’altra cosa: lascia stare la battaglia ideologica
contro la Troika, può essere controproducente.
Sono
suggerimenti strategici, mirati a ottenere il risultato. E cioè a
tirare la Grecia fuori dalle secche della crisi economica, a salvarla
dal default in cui rischia di affogare per il peso del debito passato
dal 124 per cento al 180 per cento del pil, proprio “con la cura
della Troika”, denuncia il premier greco. Per il pratico Renzi,
primo leader che Tsipras ha cercato in Europa, è importante arrivare
al risultato: salvare la Grecia per salvare l’Europa e i paesi
dell’Unione che sono creditori verso Atene, l’Italia lo è per 40
miliardi di euro. Dunque, proprio perché a Roma si apprezzano i
piani futuri del presidente della Commissione Europea Jean Claude
Juncker che punta ad un superamento della Troika a favore di
istituzioni più democratiche, si lavora di diplomazia per non urtare
Berlino e i paesi rigoristi del nord: concentrati sul risultato. Ed è
questo il pragmatico suggerimento che Renzi si è sentito di dare a
Tsipras.
Da
qui che nasce la battaglia comune “per la crescita in Europa”. Ed
è questo che lascia dire a Tsipras: “Non ho imparato l’italiano
ma con Renzi parliamo la stessa lingua perché i nostri popoli hanno
sofferto. Ora è il momento della crescita e delle riforme per Stati
più funzionali. Siamo aperti ai suggerimenti dei partner per trovare
strade alternative all’assurdità di programmi che finora si sono
dimostrati fallimentari: a patto che siano alternative per la
crescita”. E’ questo che porta Tsipras a usare tutta la prudenza
che serve, il debito greco è un affare delicatissimo, da trattare
senza i toni di battaglia della campagna elettorale: “In Europa ci
sono già troppe spaccature per via della politica di austerity, non
ne vogliamo aggiungere un’altra tra nord e sud”.
Nell’incontro
Renzi e Tsipras non scendono nel dettaglio del piano di Atene per
rientrare dal debito. Le tecnicità le lasciano al colloquio avuto
poco prima dal ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis con
l’omologo italiano Pier Carlo Padoan e poi anche con Gozi. Ma vale
il succo politico: “Vi diamo una mano, che non vuol dire vi diamo
ragione”, sono le parole di Renzi. Tra loro una cravatta e tutte le
speranze che riesce a reggere. In fondo, anche quella che il capo del
governo italiano descrive con la solita ironia: “L’arrivo di
Alexis è prezioso: così smetteranno di considerarmi un uomo di
sinistra in Europa e un uomo di destra in Italia…Vabbeh, forse
quest’ultima no, non cambierà…”.

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