La lupara di Silvio
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA.IT
Mi
ero ripromesso di non occuparmi più delle gaffe di Berlusconi, a
meno che l’anziano entertainer si fosse esibito in un numero
inaudito persino per lui. Che so, raccontare una barzelletta sulla
mafia al ricevimento di un Presidente della Repubblica che ha avuto
un fratello ammazzato da Cosa Nostra. Ebbene, l’ha fatto. L’ha
raccontata. Lì, nel salone delle feste del Quirinale, dove la sua
presenza all’incoronazione di Mattarella aveva già suscitato tante
polemiche. Un mafioso viene fermato dalle forze dell’ordine che gli
chiedono cosa nasconda nel bagagliaio. Una calcolatrice, risponde
lui. E quando gli trovano una lupara, si giustifica: «Noi i conti in
Sicilia li facciamo così».
Il
talento di Berlusconi per l’inopportuno è proverbiale. Riuscirebbe
a elogiare il brasato al barolo durante una cena di vegani. Come
sempre, ma forse meno di un tempo, l’opinione pubblica si dividerà.
Qualcuno ne loderà la freschezza sbadata, la volontà deliberata di
calpestare le regole della convenienza e della buona educazione.
Qualcun altro, per le stesse ragioni, si indignerà, rimarcando che
certe spiritosaggini sulla mafia arrivano da chi ospitava in casa un
mafioso come stalliere. Lo sfibrante bipolarismo etico ed estetico
della Seconda Repubblica. Ma ora che si entra nella Terza rinculando
fino alla Prima, la barzelletta dell’impunito gaffeur consente di
comprendere meglio il senso di sollievo con cui è stato accolto
l’incedere democristiano di Mattarella. Il garbo e il tatto,
persino quando sconfinano nell’ipocrisia, restano una difesa
straordinaria contro lo sdoganamento del cattivo gusto e la volgarità
degli uomini. Di certi, in particolare.
Forse oltre allo stalliere sarebbe bene menzionare Dell'UTRI e vari capi mafiosi ...ma lasciamo perdere perché mi viene il vomito.

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