Milleproroghe, Forza Italia contro il governo sulle frequenze tv
Levata
di scudi del centrodestra contro un emendamento dell'esecutivo. Fonti
centrodestra: "Ritorsione per la rottura del patto del Nazareno"
ROMA -
Alta tensione sul decreto Milleproroghe. E non tanto, almeno per ora,
sui parecchi nodi ancora da sciogliere, che vanno dal blocco degli
sfratti (che non c'è) alla richiesta di rivedere il nuovo regime dei
minimi Iva. Scoppia infatti il caso 'frequenze tv', dopo che il
governo, riformulando emendamenti parlamentari, ripropone una norma
che di fatto riporta i canoni per le emittenti sui valori del 2013,
facendo saltare un maxisconto da quasi 40 milioni per Rai e Mediaset
che sarebbe stato incassato grazie all'applicazione di una delibera
Agcom dello scorso anno, già criticata dall'esecutivo.
Una 'ritorsione', secondo i forzisti, che leggono la riproposizione della misura già presentata (e poi ritirata) con la legge di Stabilità come una "conseguenza della rottura del patto del Nazareno". La riscrittura della norma da parte del governo, non ufficializzata in commissione dove tutto l'articolo in questione è stato accantonato, sposta al 30 giugno di ogni anno il pagamento dei diritti amministrativi e dei contributi per i diritti d'uso delle frequenze televisive in tecnica digitale, affidando al ministero dello Sviluppo economico il compito di determinare gli importi "in modo trasparente, proporzionato allo scopo, non discriminatorio e obiettivo" ma con l'indicazione di mantenere comunque gli incassi per l'erario allo stesso livello del 2013.
A gettare acqua sul fuoco dopo l'alzata di scudi del centrodestra arriva il sottosegretario Antonello Giacomelli, che ricorda come la riforma del canone delle frequenze fosse già stata annunciata ad agosto dello scorso anno, invitando ad "attenersi ai fatti e non agli stati d'animo", mentre il democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai sottolinea su Twitter che con la misura si "blocca il pasticcio Agcom".
Il timing della presunta ritorsione per la rottura del Patto del Nazareno comunque non convince: il decreto ministeriale che riporta i canoni a quelli di due anni fa risale già al 29 dicembre, quando ancora le dimissioni di Napolitano erano solo attese.
Il destino della norma si conoscerà solo la prossima settimana, quando potrebbe anche saltare del tutto se i deputati che avevano originariamente proposto gli emendamenti dovessero rifiutare le riformulazioni. In questo caso il governo, per andare avanti, dovrebbe intestarsi la misura.
Una 'ritorsione', secondo i forzisti, che leggono la riproposizione della misura già presentata (e poi ritirata) con la legge di Stabilità come una "conseguenza della rottura del patto del Nazareno". La riscrittura della norma da parte del governo, non ufficializzata in commissione dove tutto l'articolo in questione è stato accantonato, sposta al 30 giugno di ogni anno il pagamento dei diritti amministrativi e dei contributi per i diritti d'uso delle frequenze televisive in tecnica digitale, affidando al ministero dello Sviluppo economico il compito di determinare gli importi "in modo trasparente, proporzionato allo scopo, non discriminatorio e obiettivo" ma con l'indicazione di mantenere comunque gli incassi per l'erario allo stesso livello del 2013.
A gettare acqua sul fuoco dopo l'alzata di scudi del centrodestra arriva il sottosegretario Antonello Giacomelli, che ricorda come la riforma del canone delle frequenze fosse già stata annunciata ad agosto dello scorso anno, invitando ad "attenersi ai fatti e non agli stati d'animo", mentre il democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai sottolinea su Twitter che con la misura si "blocca il pasticcio Agcom".
Il timing della presunta ritorsione per la rottura del Patto del Nazareno comunque non convince: il decreto ministeriale che riporta i canoni a quelli di due anni fa risale già al 29 dicembre, quando ancora le dimissioni di Napolitano erano solo attese.
Il destino della norma si conoscerà solo la prossima settimana, quando potrebbe anche saltare del tutto se i deputati che avevano originariamente proposto gli emendamenti dovessero rifiutare le riformulazioni. In questo caso il governo, per andare avanti, dovrebbe intestarsi la misura.
Da
Repubblica.it
IL conflitto di interessi , quando ? Sei in Parlamento per
fare i tuoi interessi ? L' Italia dice basta !

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