Sono giordano (ma da lontano)
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA
Sono
rimasto colpito dalla fierezza con cui il popolo giordano ha reagito
all’esecuzione del pilota arso vivo dai boia del Califfato. Le
immagini delle manifestazioni di piazza catturano gesti composti e
sguardi asciutti, rivolti verso un punto lontano. Nel comportamento
dei familiari, dei soldati e dei civili non si respira isteria, ma
una rabbia fredda che si appoggia a una terribile volontà. Talvolta
il desiderio di vendetta sa sprigionare una forza ammaliante. Persino
il piccolo re, finora conosciuto soprattutto per essere il marito
della regina, appare trasfigurato e pronto alla pugna come un antico
cavaliere.
Guardando
quei volti e quegli occhi ci si accorge di quanto l’Europa sia
ormai lontana dal frequentare certe pulsioni. Settant’anni di pace
ininterrotta l’hanno trasformata, per fortuna e per sempre, in
qualcosa di diverso. Di più molle, forse, ma di più evoluto. Non è
disposta a morire e a dare la morte, nemmeno per opporsi a una banda
di fanatici che intende sterminarla. La ragione viene in soccorso,
rammentando quanti vasi di Pandora gli americani hanno scoperchiato
negli ultimi anni in Medio Oriente con la loro smania di menare le
mani. Alla furia giordana gli europei sentono di potere offrire un
supporto morale, logistico e (con moderazione) economico. Qualche
aereo, ma neanche un uomo. Assistono alla guerra dichiarata dall’Isis
al resto del mondo come gli spettatori di un film. Consapevoli - è
successo a Parigi giusto un mese fa - che in ogni momento il cattivo
può uscire dallo schermo e puntare l’arma contro la platea.

Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il tuo commento !