Milano, nuova bufera in Procura: tre pm contro Bruti per le nomine all'antiterrorismo
Torna
la bufera a palazzo di giustizia dopo lo scontro con Robledo. I tre
magistrati sostengono che nelle scelte del procuratore capo ci siano
state diverse irregolarità
Un
nuovo scontro in Procura a Milano, dopo quello con l'ex procuratore
aggiunto Alfredo
Robledo,
si è aperto tra tre pm dell'antiterrorismo e il procuratore Edmondo
Bruti Liberati. Al centro c'è la nomina di un sostituto nel
dipartimento che si occupa di lotta all'eversione e frodi
informatiche. I pm si sono rivolti al Consiglio giudiziario perché
ritengono che Bruti non abbia risposto alla loro richiesta di
concorrere per quel posto, presentata con lo scopo di occuparsi in
prevalenza di indagini sul terrorismo e non, come accade ora, in gran
parte di reati informatici.
La vicenda, che dovrebbe essere discussa nel Consiglio giudiziario (il cosiddetto 'parlamentino' delle toghe), in calendario per la prossima settimana, nasce dalla delibera con cui Bruti Liberati, lo scorso 18 marzo, ha nominato il pm Enrico Pavone al IV dipartimento. Il posto era stato bandito a fine febbraio con un "concorso interno" dopo che il pm Grazia Pradella, esperta in materia di contrasto all'eversione interna ed internazionale, è diventata procuratore aggiunto a Imperia.
Sul tavolo del Consiglio giudiziario è finita, da un lato, la nomina di Pavone per rilievi su una presunta irregolarità in quanto il magistrato non avrebbe maturato i termini di due anni per passare da un dipartimento all'altro, e dall'altro lato il 'carteggio' intrattenuto tra i pm Paola Pirotta, Alessandro Gobbis e Francesco Cajani e Bruti e nel quale i tre sostituti procuratori lamentano l'assenza di una risposta da parte del capo della Procura alla loro formale domanda per concorrere al posto bandito.
La domanda è stata presentata dai tre magistrati, già in forze al pool antiterrorismo guidato da Maurizio Romanelli, con un preciso scopo: potersi occupare maggiormente di indagini sul terrorismo sia di matrice 'nostrana' che internazionale e non vedersi assegnati, in prevalenza, fascicoli sui reati informatici, altra materia trattata dal IV dipartimento. La domanda, però, non sarebbe stata presa in considerazione, tanto che non c'è traccia formale di una bocciatura nel provvedimento di nomina firmato dal procuratore capo. Così per far venire a galla la questione i tre pm, dopo aver scritto ai vertici dell'ufficio, si sono rivolti al Consiglio giudiziario inviando tutti i documenti utili per sostenere le loro ragioni.
Il Consiglio, nel frattempo, ha aperto una pratica anche per discutere sulla nomina di Pavone e valutare se ci siano state o meno irregolarità. Per il posto al IV dipartimento avevano presentato domanda, come emerge dal provvedimento di Bruti, i pm Marcello Musso, Gianluca Prisco, Roberta Colangelo e Claudio Gittardi (il quale, però, nel frattempo è stato nominato procuratore a Sondrio), oltre allo stesso Pavone. Quest'ultimo è arrivato in Procura a Milano nel settembre del 2013. E, secondo quanto prevede una circolare del Csm, devono trascorrere due anni prima che un magistrato possa lasciare un dipartimento, dove è entrato su domanda (Pavone era in forze al VII dipartimento), e passare in un altro. Su tutto questo dovrà esprimersi il Consiglio giudiziario.
La vicenda, che dovrebbe essere discussa nel Consiglio giudiziario (il cosiddetto 'parlamentino' delle toghe), in calendario per la prossima settimana, nasce dalla delibera con cui Bruti Liberati, lo scorso 18 marzo, ha nominato il pm Enrico Pavone al IV dipartimento. Il posto era stato bandito a fine febbraio con un "concorso interno" dopo che il pm Grazia Pradella, esperta in materia di contrasto all'eversione interna ed internazionale, è diventata procuratore aggiunto a Imperia.
Sul tavolo del Consiglio giudiziario è finita, da un lato, la nomina di Pavone per rilievi su una presunta irregolarità in quanto il magistrato non avrebbe maturato i termini di due anni per passare da un dipartimento all'altro, e dall'altro lato il 'carteggio' intrattenuto tra i pm Paola Pirotta, Alessandro Gobbis e Francesco Cajani e Bruti e nel quale i tre sostituti procuratori lamentano l'assenza di una risposta da parte del capo della Procura alla loro formale domanda per concorrere al posto bandito.
La domanda è stata presentata dai tre magistrati, già in forze al pool antiterrorismo guidato da Maurizio Romanelli, con un preciso scopo: potersi occupare maggiormente di indagini sul terrorismo sia di matrice 'nostrana' che internazionale e non vedersi assegnati, in prevalenza, fascicoli sui reati informatici, altra materia trattata dal IV dipartimento. La domanda, però, non sarebbe stata presa in considerazione, tanto che non c'è traccia formale di una bocciatura nel provvedimento di nomina firmato dal procuratore capo. Così per far venire a galla la questione i tre pm, dopo aver scritto ai vertici dell'ufficio, si sono rivolti al Consiglio giudiziario inviando tutti i documenti utili per sostenere le loro ragioni.
Il Consiglio, nel frattempo, ha aperto una pratica anche per discutere sulla nomina di Pavone e valutare se ci siano state o meno irregolarità. Per il posto al IV dipartimento avevano presentato domanda, come emerge dal provvedimento di Bruti, i pm Marcello Musso, Gianluca Prisco, Roberta Colangelo e Claudio Gittardi (il quale, però, nel frattempo è stato nominato procuratore a Sondrio), oltre allo stesso Pavone. Quest'ultimo è arrivato in Procura a Milano nel settembre del 2013. E, secondo quanto prevede una circolare del Csm, devono trascorrere due anni prima che un magistrato possa lasciare un dipartimento, dove è entrato su domanda (Pavone era in forze al VII dipartimento), e passare in un altro. Su tutto questo dovrà esprimersi il Consiglio giudiziario.
Da
Repubblica.it

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