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lunedì 13 aprile 2015

M5S, un altro deputato passa con il Pd: sale a 26 il numero dei fuoriusciti

M5S, un altro deputato passa con il Pd: sale a 26 il numero dei fuoriusciti

Il deputato Alessio Tacconi, eletto con il M5S nella circoscrizione Europa, che di recente è uscito dal movimento, ha deciso di aderire al gruppo Pd a Montecitorio. 

«Ormai tra i nostri sembra un po' la storia dei dieci piccoli indiani: siamo tutti qui a chiederci chi sarà il prossimo...», confida alla Buvette di Montecitorio, deserta di prima mattina, un deputato preoccupato per le sorti della delegazione parlamentare. Effettivamente da inizio legislatura ad oggi - nonostante i sondaggi mostrino una certa ripresa del Movimento tra gli elettori - è stata una vera e propria emorragia di eletti. Al Senato, ben 17 senatori grillini (su 54) hanno lasciato il gruppo. E alla Camera 9 (su 109)

da IL Messaggero.it

martedì 22 aprile 2014

M5S, Di Maio sul blog di Grillo: "Sfiduciamo la Boldrini, lei ci detesta"

M5S, Di Maio sul blog di Grillo: "Sfiduciamo la Boldrini, lei ci detesta"


La presidente della Camera presa di mira dal suo vice: "Non è super partes, ma ci tocca tenercela a causa delle regole che la blindanonell'incarico". Sel: "Stalkefinielettorali".

Protesta anche il Pd
ROMA - E' inutile parlare ancora di una presidente della Camera che non è imparziale. Ormai è un concetto assodato". A scriverlo è proprio il vice diLaura Boldrini (eletta in quota Sel) a Montecitorio, vale a dire il vicepresidente M5S della Camera, Luigi di Maio sul blog di Beppe Grillo, il quale sul proprio profilo Twitter rilancia il post con l'hashtag #SfiduciamolaBoldrini. 
Dice infatto Di Maio: "Che ci detesti è evidente. Che non ci provi neanche ad essere super-partes, è assodato. Ci tocca tenercela", aggiunge. "Molti ci scrivono segnalando che la Boldrini ha attaccato un'altra volta il Movimento 5 Stelle, utilizzando il resoconto ufficiale della Camera che fa ogni settimana per spararci addosso sul 416ter (video settimanali da 1000 accessi! Brividi...)". Poi Di Maio attacca: "Che ci detesti è evidente. Che non ci provi neanche ad essere super-partes, è assodato. Ci tocca tenercela. Se ci fosse la possibilità di sfiduciarla l'avremmo già fatto. Peccato che non esiste mozione di sfiducia per presidenti e vicepresidenti della Camera (peccato per noi, meno male per lei e per Fini). Magari potrebbe inserirla nella sua tanto decantata riforma del regolamento della Camera. Potrebbe essere l'unica innovazione democratica. Ci sta presidente?".

Da Repubblica.it


 Devo dire che, proprio non riesco a 

capire questo M5S,  in questo momento si 

sta preparando il documento che ci farà 

cancellare 45 F35 ,si sta studiando la norma

più adatta  per creare lavoro ai giovani , 

mille altri problemi e questi baldi giovani 

padroni di quasi 8 milioni di voti giocano a 

cacciare chi non le va a genio , chi si 

permette di dire loro ( ragazzi un po di 

educazione e già che ci siamo un po di 

dignità e rispetto)  se andate avanti cosi tra

le vostre file resteranno solo  gli estremisti 

e fanatici ....non mi sembra che il M5S 

abbia fatto un buon uso del voto che ha 

ricevuto a persone per bene .....

Come diceva il film ? E alla fine ne resterà 

uno solo ( Grillander )

Buona giornata




lunedì 17 marzo 2014

M5S, nel meet up impazza l'anima nera dei Cinquestelle

M5S, nel meet up impazza l'anima nera dei Cinquestelle


Una matrice di estrema destra nel Movimento 5 Stelle l’avevamo intuita da tempo. Dai «Vaffa» come parola d’ordine e titolo di un meeting, ai «me ne frego», ai «boia chi molla» nell’aula della Camera. Nel partito della rete immaginato da Grillo e Casaleggio non esistono indirizzi, luoghi fisici. Nella realtà laziale tuttavia un luogo virtuale esiste, ed è il MeetUp 878. È questo il luogo da cui sono stati votati, scelti, supportati e spinti sino ai vertici del Movimento alcuni nomi noti tra cui Paola Taverna, Roberta Lombardi, Alessandro Di Battista. 
I suoi membri, 556, sono soprannominati «i manganellatori del Movimento» che «mettono in riga» i «buonisti» di sinistra. Buonismo. «Supercazzola di sinistra». O anche «immondizia ipocrita», sempre di sinistra. Per protestare contro la rielezione di Napolitano Beppe Grillo si mise in viaggio verso Roma, e un giro di telefonate della Questura «gli fece cambiare idea» perché si sparse la voce che «i militanti di Forza Nuova» erano pronti a unirsi alla piazza e fare da «servizio d’ordine».

Già, con Forza Nuova non sono pochi i collegamenti. Ultimo in ordine cronologico il neo-economista di Grillo, tale Eugenio Benetazzo «economista di chiara fama» che partecipa al «congresso nazionale di Forza Nuova», e la cui ricetta per uscire dalla crisi è nazionalizzare le banche. Leader indiscusso del gruppo 878 è Ernesto Leone, attivo in rete col nome di Tinazzi. Il suo ruolo guida nel tenere tutti «fedeli alla linea» con la barra a destra emerge pubblicamente poche ore dopo il voto dei due senatori del M5S in commissione Giustizia a favore dell’emendamento che abroga il reato di clandestinità. Molte ore prima del post di Grillo Ernesto Leone scrive: «Questa è una scelta grave e seria che alcuni nostri parlamentari hanno compiuto in buona fede, ma che doveva essere discussa e votata sul portale del movimento... È un invito a venire allegramente in Italia... Fate quello che vi pare, ma non prendetemi per il culo». 
Senza un territorio, contenitore di quei pasdaran della linea ortodossa di Grillo e Casaleggio, il MeetUp 878 è il circolo di riferimento per alcuni eletti, soprattutto di Paola Taverna e Alessandro Di Battista (che partecipa spesso alle loro riunioni). Oggi Leone dichiara di lavorare per il Movimento. Si definisce «dirigente d’azienda con ampia autonomia nella piccola industria», ha collaborato con l’ex sindaco di Albano Laziale, Marco Mattei, Pdl, che accusò la sinistra di essere ipocrita a non far seppellire Priebke nella sua Albano.

IL TINAZZI DEL WEB

A firma di Andrea Palladino il manifesto del suo MeetUp recita testualmente: «Da tempo si è assunto il ruolo di manganellatore all’interno del M5S». A chi lo accusa di essere di destra il «Tinazzi del web» replica: «Il paradigma è sempre lo stesso se non sei di sinistra sei di destra. Sbagliato: se non sei di sinistra né di destra o sei nel movimento o lo sei a tua insaputa». Sarà vero? C’è una straordinaria assonanza, di nuovo, con Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, che afferma: «Oltre la destra e oltre la sinistra: Forza Nuova». Già, «oltre», come il nome dell’ultimo tour di Grillo.

L’elenco dei 556 attivisti del gruppo di Leone è blindato e accessibile solo a chi entra nel circolo. La loro mission è espellere dal movimento chi non si allinea: «La base M5S non vede l’ora di andare a nuove elezioni per liberarsi di non tanti (ma nemmeno pochi) cialtroni che ha messo dentro e che nulla c’entrano col movimento 5 stelle», scriveva Ernesto «Tinazzi» Leone il 13 agosto scorso. L’obiettivo è isolare chiunque non segua l’indicazione di Grillo e Casaleggio, che puntavano alle elezioni anche a costo di mantenere il Porcellum. A Roma sono stati appoggiati da questo gruppo Pietro Calabrese, Dante Santacroce, Andrea Aquilino, candidati alla Regione Lazio. Tutti e tre li ritroviamo nella querela dell’avvocato Piccarozzi, un attivista che ha redatto alcuni punti del programma del M5S, nei confronti di Roberta Lombardi. Lei e alcuni attivisti avrebbero aggredito Piccarozzi, la cui presenza non era gradita alla riunione riservata dell’11 gennaio a cui era stato invitato da Grillo. Si legge nella querela: «Ilaria Loquenzi, sollecitata dalla Lombardi di cui è collaboratrice, ha tentato di impedire il mio ingresso alla conferenza spingendomi fuori, all’indietro, mettendomi una mano sul petto». Lombardi avrebbe insistito, «accompagnata da Dante Santacroce, suo collaboratore e attivista M5s Roma, candidato alla Regione Lazio. I due si sono diretti verso di me e il Santacroce mi afferrava in maniera decisiva e violenta, mentre ero seduto al tavolo. Mi strattonava e tirava per farmi alzare e allontanare dalla riunione gridando testuali parole: tu non puoi stare qui, devi andartene. Hai capito? Altrimenti sono guai».

Nella querela il racconto continua: «Terminata la riunione, appena Grillo è andato nella propria stanza, io e un mio collaboratore di studio siamo stati accerchiati nella hall dell’hotel. Erano almeno dieci, tutti appartenenti al M5s. Fra loro c’erano: Pietro Calabrese, Dante Santacroce, Andrea Aquilino (tutti e tre candidati alla Regine Lazio); Nicoletta Ferraro, più altri attivisti». Calabrese «si è avvicinato in modo minaccioso... puntandomi un dito sul naso e dicendomi: “Te faccio vede’ io come ce se comporta nel Movimento, perché qui decidemo noi”». E così gli altri, Ferraro, Aquilotti, avrebbero minacciato Piccarozzi, che dice di essere stato salvato dal personale dell’hotel. Ma le minacce sarebbero continuate il 15 gennaio, quando un uomo si sarebbe presentato fuori dallo studio di Piccarozzi con «la tasca del soprabito rigonfiata da un oggetto» ma, «accortosi di essere stato fotografato dal querelante è fuggito ripreso dalle telecamere».

I COMMENTI CANCELLATI
Questa storia, di un anno fa, venne pubblicata anche sul sito di Grillo e qualcuno commentò: «Non mi piace sta’ cosa. Si stanno formando dei Gruppi che si muovono autonomamente, senza rendicontare una cippa». L’autore del commento è stato cancellato.
Nonostante il MeetUp 878 sia chiuso, alcuni dei suoi utenti sono noti e hanno dei ruoli organizzativi ben precisi in rete. Manuela Bellandi è attivissima, ha molti profili fake, e coordina anche l’attività di vari troll (disturbatori e provocatori) su twitter. Qualche giorno fa il suo locale utilizzato più volte per ospitare le riunioni locali della formazione politica Prodotto Non Conforme venne chiuso dalla Questura di Lucca perché risultato ritrovo abituale di «persone pregiudicate o pericolose». Anche il suo motto è simile a quello di Ernesto Leone (e di Roberto Fiore): non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. 
Più che attivo, gestore e fondatore di gruppi privati su Facebook è Alberto Magarelli, tecnico informatico esperto di web e di reti. Il quale interviene di recente anche sul tema delle espulsioni: «La sfiducia del territorio ai portavoce sta andando sempre più di moda ed in particolare riguarda parlamentari M5S», scrive Magarelli che vede il pretesto per mascherare «scontri interni fra gruppi dominanti e minoranze qualificate». E precisa: «Beppe Grillo ha ben poche responsabilità sulle espulsioni. Cura i problemi. Non si è fatto nulla per prevenirli, inserendo sconosciuti e miracolati con poco M5S o nulla alle spalle». 

IL FEELING CON LA LEGA
Il cerchio magico stretto attorno a Grillo e Casaleggio sta puntando a recuperare i voti in fuga della destra populista. A cominciare dalla Lega nord. Avevamo già visto l’alleanza sui temi economici che Casaleggio aveva stretto con i piccoli imprenditori veneti della Confapri - think tank veneto diretto dall’imprenditore Massimo Colomban. Dalle commissioni parlamentari, fino ai dibattiti pubblici i fedelissimi richiamano temi cari al centrodestra, da quello delle tasse come l’Irap, l’imposta «rapina» che Grillo voleva abolire all’indomani della sua personale cartella esattoriale da 520mila euro. E oggi degli immigrati. 
Da anni, poi, Grillo spara ad alzo zero contro le rappresentanze sindacali, tanto da proporre un «non sindacato» fotocopia del «non movimento». I militanti del nord est di stretta osservanza - come l’ex consigliere comunale di Treviso David Borrelli - non negano di puntare a raccogliere il consenso tra i leghisti delusi, buona fetta dell’attuale base elettorale grillina. Del resto Gianluca Pini, vicepresidente del Carroccio alla Camera conferma i legami tra le due dirigenze al Nord: «Già da tempo ci sono contatti nei territori del Nord tra il nostro elettorato e la nostra dirigenza e quella locale del Movimento 5 stelle» - rivela ad Agorà. Chi non accetta la linea - come Paola De Pin, uscita dal gruppo del Senato qualche mese fa - viene bastonato dal quel «popolo della rete» del gruppo 878: «Ha tradito il suo elettorato, è un’opportunista e basta, mi auguro solo che l’abbia fatto per i soldi di cui spero abbia un estremo bisogno», è uno dei commenti sulla pagina Facebook del meetup di Ernesto Leone Tinazzi. Stessi toni verso i recenti espulsi.

Alle volte addirittura prima che sul blog di Grillo venga pubblicato il post di espulsione. Il gruppo dei manganellatori della rete è lì, coordinato dal MeetUp 878, e c’è chi afferma che il Tinazzi a 5 stelle e i suoi rispondano direttamente a Casaleggio, anche con report settimanali.
Da L' unità Di Michele Di Salvo





venerdì 28 febbraio 2014

M5S, ancora scambi di accuse: "E' finito il sogno". Di Maio: "Siete solo dei parassiti"

M5S, ancora scambi di accuse: "E' finito il sogno". Di Maio: "Siete solo dei parassiti"


Il senatore Campanella, uno degli espulsi, attacca: "Ormai è chiaro chi comanda e  chi obbedisce". Ma gli "ortodossi" salutano le defezioni: "Solo zavorra che va via, siamo in guerra non possono condizionarci i disertori". Hackerato l'account twitter di Casaleggio
ROMA - Dimissioni formali e accuse pesanti. Il giorno dopol'esplosione del dissenso all'interno del M5S si fanno i conti delle conseguenze che la decisione di espellere  quattro senatori avrà sugli assetti e il futuro del movimento. Dopo l'annuncio di ieri, il deputato grillino Alessio Tacconi ha scritto stamane una mail al capogruppo D'Incà per comunicare "la decisione di lasciare da oggi il gruppo parlamentare del M5S". 
Allo stesso modo sono state formalizzate al presidente del Senato Pietro Grasso anche le dimissioni dei senatori 5 stelle Luis Alberto Orellana, Alessandra Bencini ("non andrò in un altro gruppo - ha spiegato - lo escludo categoricamente anche se si dovesse trattare di un gruppo di ex 5 stelle"), Laura Bignami e Monica Casaletto. In tutto, insieme a Maurizio Romani e Maria Mussini, sono quindi 6 le lettere di dimissioni arrivate sul tavolo del presidente del Senato. Dei quattro espulsi ieri dal Movimento, finora l'unico ad aver presentato le dimissioni è Orellana. Mancano ancora gli altri tre: Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista. Campanella ha spiegato di volersi prima confrontare con gli attivisti. "Alcuni intendono dimettersi dal Parlamento. Io no. Resto e proseguo la mia lotta", dice. Il senatore inoltre denuncia che alcuni commenti a favore dei quattro senatori 'dissidenti' sono stati cancellati dal blog di Grillo. Secondo Campanella, inoltre, ad alcuni autori di commenti positivi sarebbe stata successivamente preclusa la possibilità di accedere al sito.
FOTO: TUTTI GLI ADDII AL M5S
Una diaspora che non sembra impensierire però gli eletti più in sintonia con il leader.  "Finalmente, zavorra che va via, persone che da questo momento diventeranno parassiti, dovrebbero dimettersi, non cambiare gruppo!". Parole scritte e sottoscritte da un gruppo di 8 deputati M5sS, tra i quali Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Chi si sente "a disagio", dicono, "colga il momento, segua l'esempio di questi individui". Toni bellicosi, nel senso letterale della parola, anche dal responsabile comunicazione Claudio Messora. "Chi logora l'umore e la motivazione delle truppe è pericoloso, per sé e per gli altri - dice - Una guerra ha bisogno di una forte motivazione, di chiarezza negli obiettivi e coesione d'intenti, di un popolo che la comandi e di un esercito che la conduca con freddezza e determinazione, di regole che impediscano a ribelli e disertori di condizionarne l'esito e, soprattutto, di tempi non estenuanti".
Una riunione del gruppo M5S al Senato ha stabilito peraltro che i senatori del movimento voteranno in Aula parere favorevole alla richiesta di dimissioni presentata da sei loro colleghi. Tra l'altro, così spiega Nicola Morra, i 5 stelle incalzeranno per una calendarizzazione certa delle dimissioni: "Vogliamo tempi ragionevoli, non biblici. Anche nell'interesse dei colleghi che non credo abbiano interesse a stare con un piede di qui e uno di là...", dice l'ex presidente del gruppo a Palazzo Madama.


Da Repubblica.it

Meglio parassiti che fascisti della peggior specie caro Di Maio

giovedì 27 febbraio 2014

M5S, la setta di Grillo che rifiuta la politica

M5S, la setta di Grillo che rifiuta la politica

L’espulsione dei quattro dissidenti lacera il movimento. Minaccia di scissione, grandi manovre a sinistra per attrarre i fuoriusciti. Ucraina, milizie filorusse occupano il Parlamento in Crimea, sale la tensione con la Russia di Putin. Concordia, Schettino sale a bordo per il sopralluogo.
Il commento del direttore Ezio Mauro in apertura della riunione della redazione del mattino. Gli interventi dei responsabili dei settori. Le nostre telecamere dentro Repubblica
di Gianluca Luzi, a cura di Giorgio Caruso
montaggio Luca Mariani





lunedì 3 febbraio 2014

M5s, quattro senatori si dissociano dagli attacchi sul blog: evitiamo le reazioni scomposte

M5s, quattro senatori si dissociano dagli attacchi sul blog: evitiamo le reazioni scomposte

I senatori del Movimento 5 Stelle, Lorenzo Battista, Laura Bignami, Monica Casaletto e Luis Alberto Orellana si dissociano dagli attacchi alle istituzioni comparsi sul blog e da parte dello staff comunicazione. «Il confronto con l'avversario e il rispetto per le istituzioni devono essere valori imprescindibili della vita politica. Stigmatizziamo con fermezza ogni forma di violenza e di aggressione sia verbale che fisica» dicono. - «Abbiamo aderito al Movimento 5 Stelle per essere parte attiva di un cambiamento e contribuire a migliorare il rapporto dei cittadini con le istituzioni. I fatti accaduti e gli attacchi personali dell'ultimo periodo non hanno dato nè un segnale positivo nè propositivo», dicono i 4 senatori che stigmatizzano «con fermezza ogni forma di violenza e di aggressione sia verbale che fisica. Se da una parte Internet deve essere libera, è altrettanto vero che un certo tipo di messaggi, compresi alcuni post pubblicati sul blog di Grillo e le esternazioni dei responsabili della comunicazione M5S, possono innescare reazioni scomposte».

Per gli esponenti M5s «l'attacco alla persona non rappresenta l'attacco alle idee! I contenuti del blog non sono redatti con il consenso o la partecipazione di chi rappresenta democraticamente il paese. Chiediamo agli autori della comunicazione del M5S di essere maggiormente responsabili e consapevoli dei contenuti pubblicati e del loro inquadramento professionale».

Da IL Messaggero.it