M5S,
nel meet up impazza l'anima nera dei Cinquestelle

Una
matrice di estrema destra nel Movimento 5 Stelle l’avevamo intuita
da tempo. Dai «Vaffa» come parola d’ordine e titolo di un
meeting, ai «me ne frego», ai «boia chi molla» nell’aula della
Camera. Nel partito della rete immaginato da Grillo e Casaleggio non
esistono indirizzi, luoghi fisici. Nella realtà laziale tuttavia un
luogo virtuale esiste, ed è il MeetUp 878. È questo il luogo da cui
sono stati votati, scelti, supportati e spinti sino ai vertici del
Movimento alcuni nomi noti tra cui Paola Taverna, Roberta Lombardi,
Alessandro Di Battista.
I
suoi membri, 556, sono soprannominati «i manganellatori del
Movimento» che «mettono in riga» i «buonisti» di sinistra.
Buonismo. «Supercazzola di sinistra». O anche «immondizia
ipocrita», sempre di sinistra. Per protestare contro la rielezione
di Napolitano Beppe Grillo si mise in viaggio verso Roma, e un giro
di telefonate della Questura «gli fece cambiare idea» perché si
sparse la voce che «i militanti di Forza Nuova» erano pronti a
unirsi alla piazza e fare da «servizio d’ordine».
Già,
con Forza Nuova non sono pochi i collegamenti. Ultimo in ordine
cronologico il neo-economista di Grillo, tale Eugenio Benetazzo
«economista di chiara fama» che partecipa al «congresso nazionale
di Forza Nuova», e la cui ricetta per uscire dalla crisi è
nazionalizzare le banche. Leader indiscusso del gruppo 878 è Ernesto
Leone, attivo in rete col nome di Tinazzi. Il suo ruolo guida nel
tenere tutti «fedeli alla linea» con la barra a destra emerge
pubblicamente poche ore dopo il voto dei due senatori del M5S in
commissione Giustizia a favore dell’emendamento che abroga il reato
di clandestinità. Molte ore prima del post di Grillo Ernesto Leone
scrive: «Questa è una scelta grave e seria che alcuni nostri
parlamentari hanno compiuto in buona fede, ma che doveva essere
discussa e votata sul portale del movimento... È un invito a venire
allegramente in Italia... Fate quello che vi pare, ma non prendetemi
per il culo».
Senza
un territorio, contenitore di quei pasdaran della linea ortodossa di
Grillo e Casaleggio, il MeetUp 878 è il circolo di riferimento per
alcuni eletti, soprattutto di Paola Taverna e Alessandro Di Battista
(che partecipa spesso alle loro riunioni). Oggi Leone dichiara di
lavorare per il Movimento. Si definisce «dirigente d’azienda con
ampia autonomia nella piccola industria», ha collaborato con l’ex
sindaco di Albano Laziale, Marco Mattei, Pdl, che accusò la sinistra
di essere ipocrita a non far seppellire Priebke nella sua Albano.

IL
TINAZZI DEL WEB
A
firma di Andrea Palladino il manifesto del suo MeetUp recita
testualmente: «Da tempo si è assunto il ruolo di manganellatore
all’interno del M5S». A chi lo accusa di essere di destra il
«Tinazzi del web» replica: «Il paradigma è sempre lo stesso se
non sei di sinistra sei di destra. Sbagliato: se non sei di sinistra
né di destra o sei nel movimento o lo sei a tua insaputa». Sarà
vero? C’è una straordinaria assonanza, di nuovo, con Roberto
Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, che afferma: «Oltre la
destra e oltre la sinistra: Forza Nuova». Già, «oltre», come il
nome dell’ultimo tour di Grillo.
L’elenco dei 556
attivisti del gruppo di Leone è blindato e accessibile solo a chi
entra nel circolo. La loro mission è espellere dal movimento chi non
si allinea: «La base M5S non vede l’ora di andare a nuove elezioni
per liberarsi di non tanti (ma nemmeno pochi) cialtroni che ha messo
dentro e che nulla c’entrano col movimento 5 stelle», scriveva
Ernesto «Tinazzi» Leone il 13 agosto scorso. L’obiettivo è
isolare chiunque non segua l’indicazione di Grillo e Casaleggio,
che puntavano alle elezioni anche a costo di mantenere il Porcellum.
A Roma sono stati appoggiati da questo gruppo Pietro Calabrese, Dante
Santacroce, Andrea Aquilino, candidati alla Regione Lazio. Tutti e
tre li ritroviamo nella querela dell’avvocato Piccarozzi, un
attivista che ha redatto alcuni punti del programma del M5S, nei
confronti di Roberta Lombardi. Lei e alcuni attivisti avrebbero
aggredito Piccarozzi, la cui presenza non era gradita alla riunione
riservata dell’11 gennaio a cui era stato invitato da Grillo. Si
legge nella querela: «Ilaria Loquenzi, sollecitata dalla Lombardi di
cui è collaboratrice, ha tentato di impedire il mio ingresso alla
conferenza spingendomi fuori, all’indietro, mettendomi una mano sul
petto». Lombardi avrebbe insistito, «accompagnata da Dante
Santacroce, suo collaboratore e attivista M5s Roma, candidato alla
Regione Lazio. I due si sono diretti verso di me e il Santacroce mi
afferrava in maniera decisiva e violenta, mentre ero seduto al
tavolo. Mi strattonava e tirava per farmi alzare e allontanare dalla
riunione gridando testuali parole: tu non puoi stare qui, devi
andartene. Hai capito? Altrimenti sono guai».
Nella
querela il racconto continua: «Terminata la riunione, appena Grillo
è andato nella propria stanza, io e un mio collaboratore di studio
siamo stati accerchiati nella hall dell’hotel. Erano almeno dieci,
tutti appartenenti al M5s. Fra loro c’erano: Pietro Calabrese,
Dante Santacroce, Andrea Aquilino (tutti e tre candidati alla Regine
Lazio); Nicoletta Ferraro, più altri attivisti». Calabrese «si è
avvicinato in modo minaccioso... puntandomi un dito sul naso e
dicendomi: “Te faccio vede’ io come ce se comporta nel Movimento,
perché qui decidemo noi”». E così gli altri, Ferraro, Aquilotti,
avrebbero minacciato Piccarozzi, che dice di essere stato salvato dal
personale dell’hotel. Ma le minacce sarebbero continuate il 15
gennaio, quando un uomo si sarebbe presentato fuori dallo studio di
Piccarozzi con «la tasca del soprabito rigonfiata da un oggetto»
ma, «accortosi di essere stato fotografato dal querelante è fuggito
ripreso dalle telecamere».
I COMMENTI CANCELLATI
Questa
storia, di un anno fa, venne pubblicata anche sul sito di Grillo e
qualcuno commentò: «Non mi piace sta’ cosa. Si stanno formando
dei Gruppi che si muovono autonomamente, senza rendicontare una
cippa». L’autore del commento è stato cancellato.
Nonostante
il MeetUp 878 sia chiuso, alcuni dei suoi utenti sono noti e hanno
dei ruoli organizzativi ben precisi in rete. Manuela Bellandi è
attivissima, ha molti profili fake, e coordina anche l’attività di
vari troll (disturbatori e provocatori) su twitter. Qualche giorno fa
il suo locale utilizzato più volte per ospitare le riunioni locali
della formazione politica Prodotto Non Conforme venne chiuso dalla
Questura di Lucca perché risultato ritrovo abituale di «persone
pregiudicate o pericolose». Anche il suo motto è simile a quello di
Ernesto Leone (e di Roberto Fiore): non ideologie di sinistra o di
destra, ma idee.
Più
che attivo, gestore e fondatore di gruppi privati su Facebook è
Alberto Magarelli, tecnico informatico esperto di web e di reti. Il
quale interviene di recente anche sul tema delle espulsioni: «La
sfiducia del territorio ai portavoce sta andando sempre più di moda
ed in particolare riguarda parlamentari M5S», scrive Magarelli che
vede il pretesto per mascherare «scontri interni fra gruppi
dominanti e minoranze qualificate». E precisa: «Beppe Grillo ha ben
poche responsabilità sulle espulsioni. Cura i problemi. Non si è
fatto nulla per prevenirli, inserendo sconosciuti e miracolati con
poco M5S o nulla alle spalle».

IL
FEELING CON LA LEGA
Il
cerchio magico stretto attorno a Grillo e Casaleggio sta puntando a
recuperare i voti in fuga della destra populista. A cominciare dalla
Lega nord. Avevamo già visto l’alleanza sui temi economici che
Casaleggio aveva stretto con i piccoli imprenditori veneti della
Confapri - think tank veneto diretto dall’imprenditore Massimo
Colomban. Dalle commissioni parlamentari, fino ai dibattiti pubblici
i fedelissimi richiamano temi cari al centrodestra, da quello delle
tasse come l’Irap, l’imposta «rapina» che Grillo voleva abolire
all’indomani della sua personale cartella esattoriale da 520mila
euro. E oggi degli immigrati.
Da
anni, poi, Grillo spara ad alzo zero contro le rappresentanze
sindacali, tanto da proporre un «non sindacato» fotocopia del «non
movimento». I militanti del nord est di stretta osservanza - come
l’ex consigliere comunale di Treviso David Borrelli - non negano di
puntare a raccogliere il consenso tra i leghisti delusi, buona fetta
dell’attuale base elettorale grillina. Del resto Gianluca Pini,
vicepresidente del Carroccio alla Camera conferma i legami tra le due
dirigenze al Nord: «Già da tempo ci sono contatti nei territori del
Nord tra il nostro elettorato e la nostra dirigenza e quella locale
del Movimento 5 stelle» - rivela ad Agorà.
Chi non accetta la linea - come Paola De Pin, uscita dal gruppo del
Senato qualche mese fa - viene bastonato dal quel «popolo della
rete» del gruppo 878: «Ha tradito il suo elettorato, è
un’opportunista e basta, mi auguro solo che l’abbia fatto per i
soldi di cui spero abbia un estremo bisogno», è uno dei commenti
sulla pagina Facebook del meetup di Ernesto Leone Tinazzi. Stessi
toni verso i recenti espulsi.
Alle volte addirittura prima che
sul blog di Grillo venga pubblicato il post di espulsione. Il gruppo
dei manganellatori della rete è lì, coordinato dal MeetUp 878, e
c’è chi afferma che il Tinazzi a 5 stelle e i suoi rispondano
direttamente a Casaleggio, anche con report settimanali.