Che cosa succede dentro il cervello di un jazzista, quando
questi lancia a briglie sciolte la propria creatività e la propria tecnica nel
corso di un’improvvisazione? Hanno provato a rispondere gli specialisti della John Hopkins
University di Baltimora, monitorando grazie all’imaging a risonanza
magnetica l’attività cerebrale di alcuni musicisti coinvolti i una
sperimentazione.
TRADING FOURS -
Il cosiddetto trading fours (o chase) è
una tecnica jazzistica di improvvisazione che prevede una sorta di botta e
risposta, generalmente tra il pianista e il batterista, nel corso del quale
ogni strumentista ha a disposizione quattro battute per replicare alla melodia
proposta dall’altro. Ed è stato proprio durante un trading
fours che gli scienziati americani hanno
osservato quali aree cerebrali dei musicisti fossero maggiormente coinvolte.
Allestendo sessioni di improvvisazione di dieci minuti ciascuna, hanno
sottoposto a turno ciascuno degli undici jazzisti volontari (tutti esperti
pianisti jazz di età compresa tra i 25 e i 56 anni) alla risonanza magnetica.
L’esaminato si sedeva all’interno dell’apparecchiatura per la risonanza con una
tastiera elettronica (costruita appositamente senza parti metalliche che
potessero inficiare l’attendibilità dell’esame) appoggiata sulle cosce, tenute
sollevate da un cuscino. Dinanzi al volto del musicista venivano poi piazzati
alcuni specchi, in modo che l’artista potesse controllare visivamente il posizionamento
delle proprie dita sulla tastiera.
PAROLE E MUSICA -
I risultati della ricerca americana, pubblicati su Plos
One, indicano nelle aree deputate alla gestione
del linguaggio parlato e della sintassi (il giro frontale inferiore e il giro
postero-superiore temporale) quelle maggiormente attive durante le
improvvisazioni. Risultano invece “disattivate” quelle porzioni del cervello
(giro angolare e giro sopramarginale) normalmente dedite alle elaborazioni
semantiche, vale a dire quella parte del nostro pensiero che guarda al
significato delle parole e non alla fonetica o alla grammatica. «Quando uno dei
due musicisti attende il suo turno durante un’improvvisazione - sottolinea
Charles Limb della John Hopkins University - sembra avvolto nei propri pensieri,
ma in realtà sta utilizzando le proprie aree sintattiche per elaborare ciò che
sta ascoltando e preparare la propria risposta suonando una serie di note
inedite e mai provate prima».
Da IL Corriere Della Sera.it
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