Grazie dell’ascolto
Di Massimo Gramellini Vice Direttore de La Stampa
Chi
ha vinto tra Grillo e Renzi, protagonisti in diretta tv di un breve
saggio sull’incomunicabilità umana? Se la posta in palio
dell’incontro tra il nemico del Sistema e la sua ultima faccia
presentabile fosse stata la conversione di Grillo ai riti della
democrazia, Renzi avrebbe perso su tutta la linea, ricevendo la prima
dimostrazione plastica che i problemi non si risolvono solo perché
al governo è arrivato lui. Ma se in gioco c’erano i voti dei
grillini moderati, «the winner is» Matteo, che quegli elettori
tenta di sedurre da tempo, a colpi di tagli alle province e alle
autoblù. Si tratta di persone che detestano i privilegi dei
politici, ma hanno ancora una insopprimibile predilezione per il
rispetto delle forme. E quel Grillo che, come certi arnesi da talk
show, interrompe l’interlocutore e si rifiuta di ascoltarlo, appare
loro più un eversore che un liberatore.
Grillo
ha sfondato tra i giovani, integralisti per natura, e tra i
disperati, integralisti per necessità. I duri e puri saranno andati
in sollucchero nel vederlo maltrattare colui che ai loro occhi
rappresenta il volto giovane dell’Ancien Régime. C’è però
un’altra Italia, che ha votato Cinquestelle per riformare il
sistema, anche profondamente, ma non per rovesciarlo. Grillo, a cui
non fa difetto la coerenza, ieri ha detto che questi oppositori
all’acqua di rose hanno sbagliato a votare per lui. Se il leader
del Pd avesse rovesciato il tavolo, come suggerito da Giuliano
Ferrara, avrebbe conquistato il voto fondamentale di Giuliano
Ferrara. Standosene invece buonino e calmino – come dice Renzi, che
non è né l’uno né l’altro – ha discrete speranze di
prendersi tutti gli altri.

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