Legge eutanasia, appello a Renzi: "Oggi non è consentito morire in serenità"
Di
CATERINA PASOLINI per repubblica.it
Lettera
aperta a 70 giorni dal messaggio di Napolitano e a 300 dal
deposito della legge
Basta
con questa strage degli innocenti, ci vuole una legge sull'eutanasia.
Oggi in Italia non è consentito morire in serenità". Così
hanno scritto in una lettera aperta al premier Renzi Francesco
Lizzani, figlio del regista, Chiara Rapaccini, moglie di Monicelli e
Carlo Troiolo che ha perso un fratello, malato terminale, suicida.
Hanno usato ancora una volta il loro dolore, forzato il profondo
senso del pudore raccontando le loro storie, la morte violenta scelta
da padre, marito e fratello - "suicidi perché non esiste il
diritto ad una morte dignitosa" - affinchè in Italia si
discuta del progetto di legge sull'eutanasia.
A 300 giorni dal deposito della legge, a 70 dal messaggio del Capo dello Stato, ancora nulla si muove infatti nelle stanze della politica. "La mancata soluzione del problema della morte dignitosa ha le sue conseguenze: ogni anno in Italia mille e più malati si suicidano e mille tentano di farlo: ogni anno 30 mila terminali muoiono nei reparti di rianimazione con l'aiuto di medici pietosi" che interrompono o non iniziano terapie salvavita.
Hanno storie diverse alle spalle il figlio e la moglie dei due grandi registi, opinioni differenti sul suicidio ma tutti riconoscono il diritto alla libertà di scelta dell'altro sulla fine della propria vita, sul diritto a morire anche di chi non si vorrebbe mai vedere andare via. Per questo hanno scritto Renzi. "Non permetta che l'Italia sia additata come il paese più arretrato sul piano dei diritti civili. Solleciti il parlamento a frenare con leggi coraggiose questa strage degli innocenti. Siamo certi che la sua fede religiosa non sarà di ostacolo".
Assieme a Francesco Lizzani, figlio del regista, e Chiara Rapaccini, moglie di Monicelli hanno scritto Carlo Troiolo, autore di Liberi di morire e Mina Welby, co presidente dell'Associazione Coscioni. Il 5 giugno parteciperanno al convegno organizzato a Firenze da MicroMega su "Eutanasia, una scelta di libertà" in programma alle ore 17,15 presso l'Auditorium del Complesso di S. Apollonia assieme al direttore Paolo Flores d'Arcais e al pediatra olandese Eduard Verhagen
A 300 giorni dal deposito della legge, a 70 dal messaggio del Capo dello Stato, ancora nulla si muove infatti nelle stanze della politica. "La mancata soluzione del problema della morte dignitosa ha le sue conseguenze: ogni anno in Italia mille e più malati si suicidano e mille tentano di farlo: ogni anno 30 mila terminali muoiono nei reparti di rianimazione con l'aiuto di medici pietosi" che interrompono o non iniziano terapie salvavita.
Hanno storie diverse alle spalle il figlio e la moglie dei due grandi registi, opinioni differenti sul suicidio ma tutti riconoscono il diritto alla libertà di scelta dell'altro sulla fine della propria vita, sul diritto a morire anche di chi non si vorrebbe mai vedere andare via. Per questo hanno scritto Renzi. "Non permetta che l'Italia sia additata come il paese più arretrato sul piano dei diritti civili. Solleciti il parlamento a frenare con leggi coraggiose questa strage degli innocenti. Siamo certi che la sua fede religiosa non sarà di ostacolo".
Assieme a Francesco Lizzani, figlio del regista, e Chiara Rapaccini, moglie di Monicelli hanno scritto Carlo Troiolo, autore di Liberi di morire e Mina Welby, co presidente dell'Associazione Coscioni. Il 5 giugno parteciperanno al convegno organizzato a Firenze da MicroMega su "Eutanasia, una scelta di libertà" in programma alle ore 17,15 presso l'Auditorium del Complesso di S. Apollonia assieme al direttore Paolo Flores d'Arcais e al pediatra olandese Eduard Verhagen

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