Tangenti Mose, 35 arresti: sindaco Venezia ai domiciliari. Chiesto il carcere per Galan
Gli atti per l'ex ministro e governatore veneto passeranno al Senato. In tutto gli indagati sono un centinaio. L'inchiesta è nata tre anni fa su un giro di fondi neri. Coinvolto anche l'ex generale delle Fiamme Gialle Spaziante. Sono corruzione, finanziamento illecito e frode fiscale i reati contestati. La Finanza ha sequestrato beni per un valore di circa 40 milioni di euro
l
sintomo che l’inchiesta sul Mose –
sotto traccia o quasi negli ultimi mesi – stesse per esplodere era
stata la notizia che i pm di Venezia avevano inviato atti al
Tribunale dei ministri perché valutasserol’incriminazione
dell’ex ministro Altero
Matteoli.
Arrestati
il sindaco Pd e l’assessore regionale di Forza Italia. Ed
ecco che oggi la politica – secondo gli inquirenti corrotta dalle
mazzette degli imprenditori – finisce nuovamente sotto accusa e in
manette: da destra a sinistra. Gli uomini della Guardia di Finanza
hanno arrestato il sindaco Pd Giorgio
Orsoni (ai
domiciliari) e l’assessore regionale alle Infrastrutture di Forza
Italia Renato
Chisso,
insieme ad altre 33 persone. Il primo cittadino deve rispondere
di finanziamento
illecito relativo
alla sua campagna elettorale per le comunali del 2010. La
Procura, che ha iscritto nel registro degli indagati un centinaio di
persone, ha chiesto anche l’arresto per l’ex governatore e
ministro e Giancarlo
Galan,
attualmente parlamentare e per il quale è necessario il via libera
dell’apposita commissione. Il gip Alberto
Scaramuzza – che
in dicembre aveva respinto le richieste - ha
firmato, in totale, 35 misure cautelari dopo una integrazione di
indagine. Sono corruzione,
finanziamento illecito e frode fiscale i
reati contestati. La Finanza ha sequestrato beni per un valore di
circa 40
milioni di euro.
Le
presunte tangenti,
con i soldi accumulati secondo il classico meccanismo dei fondi
neri, finivano
nelle tasche dei politici per gli appalti del sistema di dighe
mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e
realizzato dal Consorzio
Venezia Nuova quale
concessionario unico. Tra gli altri nomi eccellenti finiti in
manette ci sono quelli del consigliere regionale del Pd Giampiero
Marchese,
e degli imprenditori Franco
Morbiolo e Roberto
Meneguzzo (vicepresidente
e amministratore delegato di Palladio),
oltre al generale della Guardia di Finanza in pensione Emilio
Spaziante. Tra
le persone colpite dalla misura cautelare c’è anche
(domiciliari) Alessandro
Cicero, direttore
editoriale de Il Punto la cui sede fu perquisita nel marzo del 2013
proprio dalle Fiamme Gialle. Nei
guai anche Vincenzo
Manganaro cui
Cicero aveva ceduto il 50% delle quote dell’editoriale del
settimanale.
Raggiunti
da misura anche due ex presidenti del magistrato alle acque
emanazione del Ministero delle infrastrutture: Patrizio
Cuccioletta e Maria
Giovanna Piva. Manette
per Giovanni
Artico (ex
commissario straordinario per il recupero territoriale e ambientale
di Porto Marghera), Stefano
Boscolo “Bacheto” (Cooperativa
San Martino di Chioggia), Gianfranco
Boscolo “Contadin”, Maria
Brotto (ex
del consorzio Venezia Nuova), Enzo
Casarin, Gino
Chiarini, Luigi
Dal Borgo, Giuseppe
Fasiol,Francesco
Giordano, Manuele
Marazzi, Alessandro
Mazzi, Luciano
Neri, Federico
Sutto(dipendente
del Consorzio Venezia Nuova), Stefano
Tomarelli, Paolo
Venuti.
Domiciliari anche per Nicola
Falconi, Corrado
Crialese, Vittorio
Giuseppone, Dario
Lugato, Andrea
Rismondo, Amalia
Sartori (parlamentare
europea di Forza Italia per cui è stata chiesta l’autorizzazione a
procedere), Danilo
Turato.
Nella
prima tranche dell’inchiesta arrestata anche l’ex segretaria di
Galan. Il
pool di pm Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonino della
Direzione distrettuale antimafia aveva scoperto che l’ex manager
della Mantovani Giorgio
Baita,
con il beneplacito del proprio braccio destro Nicolò
Buson aveva
distratto dei fondi relativi al Mose in una serie di fondi neri
all’estero. Baita e Buson erano stati arrestati,
il 28 febbraio 2013, nella prima tranche dell’inchiesta che aveva
portato in carcere anche l’ex segretaria di Galan. Il
denaro, secondo l’accusa, veniva
portato proprio da Claudia
Minutillo,
imprenditrice ed ex assistente dell’ex ministro della
Cultura, a San
Marino dove
i soldi venivano riciclati da William Colombelli grazie alla propria
azienda finanziaria Bmc.
Secondo
gli inquirenti pagate almeno 20 milioni di tangenti. Le
Fiamme gialle avevano scoperto che almeno 20
milioni di euro,
così occultati, erano finiti in conti esteri d’oltre confine e che
erano indirizzati alla politica, circostanza che ha fatto scattare
all’alba di questa mattina l’operazione. Dopo questa prima fase,
lo stesso pool, aveva portato in carcere Giovanni
Mazzacurati ai
vertici del Consorzio Venezia Nuova (Cvn).
Mazzacurati, poi finito ai domiciliari, era stato definito “il
grande burattinaio” di tutte le opere relative al Mose. Dopo una
serie di interrogatori Mazzacurati – insieme a Baita, Buson, è
tornato libero. Indagando su l’ex presidente del Consorzio
erano spuntate fatture
false e
presunte bustarelle che avevano portato all’arresto di Pio
Savioli e Federico
Sutto,
rispettivamente consigliere e dipendente di Cvn, e quattro
imprenditori che si spartivano i lavori milionari.
L’inchiesta
parte da lontano e aveva preso avvio da un filone dell’indagine per
mazzette relative ad opere autostradali lungo la A4 riguardanti una
società presieduta da Lino
Brentan.
Patteggiata la pena per quella vicenda, Brentan oggi risulta tra gli
arrestati ai domiciliari. Da quel filone la Guardia di Finanza,
coordinata dalla Procura di Venezia, è giunta ai presunti fondi neri
creati da Baita, all’epoca dei fatti ai vertici della Mantovani, la
società leader nella realizzazione del Mose e all’interno del
concessionario unico Consorzio
Venezia Nuova (Cav).
Gli inquirenti sono riusciti poi a risalire agli allora vertici della
Cav, con l’arresto (ai domiciliari) del presidente Mazzacurati e di
altre persone.
Il
sistema poteva contare su informazioni riservate. Oltre
al filo rosso della corruzione che imprenditori e politica e finanza
il sistema poteva contare – secondo gli inquirenti –
su informazioni
riservate relative
alle indagini. Secondo i magistrati, infatti, il gruppo aveva messo a
libro paga un vicequestore della polizia di Stato, un generale
della Guardia di Finanza ed ex appartenenti ai servizi
segreti.
Durante il suo iter, il lavoro della Procura è stato ostacolato
da continue
fughe di notizie e ingerenze.
Ma porca miseria !!!! non se ne salva neppure uno ???
Ora vogliamo vedere questi figuri in GALERA senza se e
senza ma !!!! Ci siamo capiti ???

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