Cina
e Giappone tornano a parlarsi
A Pechino l’incontro tra Xi e Abe
Colloquio tra il presidente cinese e il premier giapponese, il primo da quando sono entrati in carica due anni fa. Tra i due Paesi tensione alta su un gruppo di isole contese
di Guido Santevecchi corrispondente a Pechino per il Corriere Della Sera
PECHINO
Il presidente cinese Xi Jinping questa mattina a Pechino ha concesso
al premier giapponese Shinzo Abe un colloquio. Il primo da quando i
due sono entrati in carica due anni fa. La prima volta che i due
leader della seconda e terza economia del mondo si sono parlati
direttamente, dopo che per due anni gli unici incontri ravvicinati
erano stati quelli tra aerei da caccia militari e navi da guerra
intorno a un pugno di isolotti contesi nel Mar Cinese Orientale, che
Tokyo chiama Senkaku e Pechino Diaoyu.
Le parole dei due leader
«La
Cina spera che il Giappone segua la via dello sviluppo pacifico e
adotti politiche prudenti in campo militare e di sicureza», ha detto
Xi. E ha aggiunto: «Cina e Giappone sono vicini di casa, è
nell’interesse fondamentale dei due popoli e nell’aspettativa
generale della comunità internazionale che i rapporti tra i due
Paesi procedano in modo stabile e sano. Lo spirito cinese è di usare
la storia come uno specchio e guardare al futuro». Sulla storia
tormentata dei rapporti sino-giapponesi Xi ha concluso che «è
chiaro vedere chi ha ragione e chi ha torto». «Abbiamo fatto un
primo passo verso il miglioramento delle relazioni bilaterali, penso
che ora cominceremo a lavorare concretamente», ha detto Abe.
L’ansia giapponese
C’è
stato un grande lavoro diplomatico intorno a questo vertice volante,
tenuto a margine della grande riunione dell’Apec (Asia Pacific
Economic Cooperation) inaugurata oggi a Pechino. Nella capitale sono
arrivati i leader regionali, da Barack Obama a Vladimir Putin,
all’indonesiano Joko Widodo. Ed è venuto anche Abe, con
l’obiettivo principale di recuperare un rapporto con la Cina. La
prima notizia dell’incontro tra i due leader è stata data dalla tv
di Tokyo NHK: «Il meeting è cominciato alle 11.54 di questa mattina
a Pechino» (le 4.54 in Italia). Le agenzie cinesi non hanno avuto la
stessa fretta di dare l’annuncio: la Xinhua in due righe ha
riferito alle 12.48 che «Su richiesta giapponese il presidente Xi ha
ricevuto il premier Abe». Questa differenza sui tempi non è
casuale: dimostra l’ansia giapponese e un voluto distacco cinese.
Xi e Abe si sono visti nel Palazzo dell’Assemblea del Popolo, che
domina la piazza Tienanmen.
Isole e storia
Le
due parti avevano annunciato venerdì, in extremis, la volontà di
avviare colloqui per «prevenire il deterioramento della situazione e
per evitare che si verifichino situazioni inattese» (vale a dire
scontri a fuoco intorno alle isole Senkaku/Diaoyu). Il portavoce
giapponese Ken Okaniwa, che ha partecipato alla preparazione del
vertice, ha precisato che al momento c’è solo «un accordo sul
fatto che le due parti sono in disaccordo». Sembra un gioco di
parole, ma la formula significa che Tokyo ammette l’esistenza di
una rivendicazione cinese sulle isole. È una concessione importante
agli occhi della Cina, visto che le Senkaku/Diaoyu sono controllate
dai giapponesi. Pechino, oltre alla dichiarazione sule isole,
pretende che Abe non vada più a rendere omaggio al santuario di
Yasukuni, dove sono onorati 2,5 milioni di caduti giapponesi al
servizio dell’imperatore, tra i quali 14 generali e politici
condannati per crimini compiuti durante la seconda guerra mondiale.
«Bisogna confrontarsi con la storia con onestà e coraggio, ma
guardando al futuro», ci ha detto ancora Okaniwa. Su Yasukuni, Abe
non si vuole impegnare.

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