Tetano, quanto si rischia? Non è la ruggine il colpevole, ma un batterio
di Antonella Sparvoli per IL Corriere Della Sera.it
lL problema tetano si pone se l’oggetto con cui ci si fa male potrebbe essere stato contaminato dalle feci di cavalli, mucche o ovini contaminati con il Clostridium tetani
Una
ferita con un oggetto arrugginito e scatta la paura tetano: basterà
disinfettare o è meglio andare dal medico? La vaccinazione
antitetanica sarà ancora efficace? Quando l’ho fatta? Servirà un
richiamo? «Innanzitutto sfatiamo un mito: non è la ruggine a essere
pericolosa. Il problema tetano si pone se l’oggetto con cui ci si
fa male potrebbe essere stato contaminato dalle feci di cavalli,
mucche o ovini, animali che possono ospitare nel loro intestino il
Clostridium tetani , batterio responsabile della malattia -
puntualizza Francesco Castelli, professore ordinario di Malattie
infettive all’Università di Brescia -. Questo germe viene
eliminato con le feci dagli animali e può sopravvivere a lungo
nell’ambiente sotto forma di spore. Attraverso il morso di un
animale o una ferita profonda, soprattutto se contaminata con
terriccio, le spore possono infettare l’uomo, nel quale, in
condizioni opportune, sono in grado di trasformarsi nella forma
attiva del batterio, che produce una tossina neurotossica. La tossina
arriva poi al sistema nervoso, risale i nervi sino a raggiungerne il
corpo cellulare dove blocca il rilascio di neurotrasmettitori ad
azione inibente e causa contrazioni involontarie e dolorose della
muscolatura, continue o a crisi. Quando la quantità di tossina
prodotta è elevata, può anche diffondersi tramite il sangue
provocando il tetano generalizzato, la forma più grave a elevata
letalità».
Qual è il rischio reale di infettarsi?
«In Italia la vaccinazione antitetanica dal 1963 è obbligatoria per tutti i bambini nel primo anno di vita, mentre fino a tale anno (dal 1938) lo era solo per i militari. Il problema è che non sappiamo quanto duri l’effetto protettivo e così viene raccomandato un richiamo ogni 10 anni, che però non tutti fanno. Nel nostro Paese i casi effettivi di tetano non sono molti e si verificano soprattutto in persone anziane, in particolare donne che vivono in campagna a contatto con cavalli, mucche e ovini. Nei Paesi in via di sviluppo, il tetano è invece una minaccia importante, anche se negli ultimi anni è aumentata la quota di persone, soprattutto bambini e donne gravide, che viene vaccinata. Ancora oggi in tali Paesi si possono verificare casi di tetano neonatale, in cui la malattia viene contratta al momento del parto dal figlio di donne non vaccinate, magari perché il cordone ombelicale viene tagliato con strumenti non sterili o medicato con argilla contaminata».
Che cosa bisogna fare se ci si ferisce?
«Di solito, le ferite superficiali e pulite non comportano particolari rischi: basta disinfettarle con cura. Un’attenta disinfezione e medicazione è fondamentale per le ferite più profonde e contaminate: in questi casi spetta al medico valutare se sussista un rischio reale di contrarre il tetano e valga la pena avviare, in rapporto al tempo trascorso dall’ultimo richiamo, una profilassi antitetanica, con la somministrazione del vaccino e, in caso di ferite ad alto rischio, anche con il ricorso a immunoglobuline specifiche».
Qualche consiglio?
«È importantissimo avere sempre a disposizione il proprio libretto delle vaccinazioni in modo tale da poterlo consultare con facilità in caso di necessità. Se poi si vuole stare proprio tranquilli, il suggerimento è di aggiornare la vaccinazione antitetanica ogni 10 anni e far vaccinare i propri figli, come raccomandato.
Il vaccino è assolutamente sicuro. È costituito dall’ anatossina , cioè dalla tossina tetanica trattata in modo da perdere la sua tossicità, mantenendo però la capacità di stimolare la produzione di anticorpi protettivi».
Qual è il rischio reale di infettarsi?
«In Italia la vaccinazione antitetanica dal 1963 è obbligatoria per tutti i bambini nel primo anno di vita, mentre fino a tale anno (dal 1938) lo era solo per i militari. Il problema è che non sappiamo quanto duri l’effetto protettivo e così viene raccomandato un richiamo ogni 10 anni, che però non tutti fanno. Nel nostro Paese i casi effettivi di tetano non sono molti e si verificano soprattutto in persone anziane, in particolare donne che vivono in campagna a contatto con cavalli, mucche e ovini. Nei Paesi in via di sviluppo, il tetano è invece una minaccia importante, anche se negli ultimi anni è aumentata la quota di persone, soprattutto bambini e donne gravide, che viene vaccinata. Ancora oggi in tali Paesi si possono verificare casi di tetano neonatale, in cui la malattia viene contratta al momento del parto dal figlio di donne non vaccinate, magari perché il cordone ombelicale viene tagliato con strumenti non sterili o medicato con argilla contaminata».
Che cosa bisogna fare se ci si ferisce?
«Di solito, le ferite superficiali e pulite non comportano particolari rischi: basta disinfettarle con cura. Un’attenta disinfezione e medicazione è fondamentale per le ferite più profonde e contaminate: in questi casi spetta al medico valutare se sussista un rischio reale di contrarre il tetano e valga la pena avviare, in rapporto al tempo trascorso dall’ultimo richiamo, una profilassi antitetanica, con la somministrazione del vaccino e, in caso di ferite ad alto rischio, anche con il ricorso a immunoglobuline specifiche».
Qualche consiglio?
«È importantissimo avere sempre a disposizione il proprio libretto delle vaccinazioni in modo tale da poterlo consultare con facilità in caso di necessità. Se poi si vuole stare proprio tranquilli, il suggerimento è di aggiornare la vaccinazione antitetanica ogni 10 anni e far vaccinare i propri figli, come raccomandato.
Il vaccino è assolutamente sicuro. È costituito dall’ anatossina , cioè dalla tossina tetanica trattata in modo da perdere la sua tossicità, mantenendo però la capacità di stimolare la produzione di anticorpi protettivi».

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