Giornata della memoria 2015, i “disegni dai campi” presentati da Primo Levi
di Francesca
Polacco |
27 gennaio 2015
250
opere grafiche originali fatte da internati durante il periodo di
prigionia: “Alcune – si legge nella prefazione del grande
scrittore – hanno la forza immediata dell’arte, ma tutte hanno la
forza cruda dell’occhio che ha visto e che trasmette la sua
indignazione”. “L’idea di questo libro non è di oggi. Trova
oggi la sua realizzazione per un insieme di ragioni - racconta
l'autore 92enne Arturo Benvenuti - “è un contributo alla giusta
‘rivolta’ da parte di chi sente di non potersi rassegnare"
“L’Uomo,
tu uomo, sei stato capace di far questo; la civiltà di cui ti vanti
è una patina, una veste: viene un falso profeta, te la strappa di
dosso, e tu nudo sei un mostro, il più crudele degli animali”.
Sono le parole con le quali Primo
Levi, in una
prefazione inedita del 1981, introduce K.Z.
Disegni dai campi di concentramento nazifascisti,
un libro di Arturo
Benvenuti, a cura
di Roberto
Costella, in
uscita per BeccoGiallo il 22
gennaio, in
occasione della Giornata della Memoria, e dedicato “alle vittime
innocenti della barbarie di tutti i tempi”.
250
disegni originali fatti da internati durante il periodo di prigionia
nei lager nazifascisti, il capitolo più tragico del Novecento,
“opere
nate là,
per mano di chi ha visto e subìto, opere che sostituiscono la parola
con vantaggio, dicono quello che la parola non sa dire”, spiega
Primo Levi nella prefazione frutto di un intenso carteggio con
Benvenuti. “Alcune – continua lo scrittore torinese – hanno la
forza immediata dell’arte, ma tutte hanno la forza cruda
dell’occhio che ha visto e che trasmette la sua indignazione”.
Benvenuti
ha rinunciato a “sovrapporsi” ai disegni, ritenendo opportuno non
aggiungere alcun tipo di testo per dare la massima visibilità e il
massimo rispetto alle vittime. Ha inserito solo 5
poesie,
scarne ed essenziali, espressione di solidarietà per i prigionieri e
di riprovazione per i carnefici. Inoltre, ha voluto anteporre l’etica
all’estetica scegliendo i disegni senza fare distinzioni di fede,
ideologia, nazionalità, età, stato sociale e, soprattutto, la
selezione non è stata fatta per temi, tecnica o qualità artistica,
ma solo per la cruda testimonianza che ogni immagine rappresenta. Le
opere, infatti, sono pubblicate per autore seguendo l’ordine
alfabetico, e di ciascuno sono segnalati i dati essenziali: nome,
cognome, data e luogo di nascita.
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“L’idea
di questo libro non è di oggi. Trova oggi la sua realizzazione per
un insieme di ragioni”, racconta Benvenuti.
Il volume, infatti, era già stato autoprodotto dall’autore
e stampato in circa 1500
copie in
edizione fuori commercio nel 1983, poi distribuito
gratuitamente a
biblioteche e personalità politiche, tra cui l’allora Presidente
della Camera Nilde
Iotti,
che ne elogiò lo straordinario valore e lavoro. La scelta di
pubblicarlo ora nasce dalla necessità di denuncia di Benvenuti che,
a quasi 92 anni, non vuole rassegnarsi a un mondo di guerre,
sopraffazioni, persecuzioni, genocidi, un mondo dove “non c’è
pietà per i vecchi, per le donne, per i bambini, un mondo dove non
c’è più pietà per nessuno”. Perché anche oggi in qualche
modo, con nuove forme e nuove circostanze, esistono ancora i campi di
concentramento dove si continua a sopprimere l’uomo. Questo volume,
pertanto, vuole essere soprattutto “un contributo alla giusta
‘rivolta’ da parte di chi sente di non potersi rassegnare,
nonostante tutto, a una realtà mostruosa, terrificante. Di chi crede
che si debba ancora e sempre ‘resistere’”, afferma l’autore.
L’acronimo
K. Z. rimanda a Ka-tzetnik, ovvero “prigioniero del campo di
concentramento”, con riferimento al detenuto piuttosto che al luogo
o alla forma di detenzione. Ka-tzetnik associato al numero era il
modo abituale con cui venivano chiamati i prigionieri nei campi,
simbolo per eccellenza di spersonalizzazione. Originario di Oderzo,
in Veneto, Arturo Benvenuti, fin da ragazzo era appassionato di
disegno e letteratura, ma è stato per decenni un inappuntabile
contabile e bancario, finché nei tardi anni
Sessantadecise
di rendere pubblica la sua arte dedicandosi alla pittura e alla
poesia. Durante gli anni drammatici delle leggi razziali e del
secondo conflitto mondiale era troppo giovane per capire e per agire
ma anche abbastanza cresciuto per restare indifferente e sentirsi
estraneo. Spinto da ragioni solo ideali, dunque, ha provato a fare
qualcosa per “recuperare” ripercorrendo, prima mentalmente e poi
fisicamente, i sentieri più dolorosi del Novecento. È così che nel
settembre del 1979, cinquantaseienne, alla guida del suo camper,
insieme alla moglie Marucci,
ha iniziato una sorta di viaggio
“riparatore” che
lo ha spinto fino ad Auschwitz, Terezín,Mauthausen, Buchenwald per
constatare e verificare di persona.
Ha
incontrato reduci, conosciuto sopravvissuti, visitato musei, archivi,
biblioteche alla ricerca di testimonianze figurate dei lager per
alimentare nuovamente la coscienza civile.
Un libro-testimonianza che,
nonostante l’inattualità estetica, non indebolisce un contenuto
che rimane comunque di straordinaria intensità e verità, un lavoro
impegnativo durato molti anni che racconta di corpi martoriati, di
occhi spalancati dal terrore, di bambini derubati della loro
spensieratezza, “senza vuote parole.Senza
retorica.
Così come senza parole e senza retorica hanno saputo resistere gli
autori di queste immagini, tremende ‘testimonianze’ di una immane
tragedia. Atti di accusa, ma anche inequivocabili messaggi di ieri
per l’oggi”, conclude Primo Levi.
Da
IL Fatto Quotidiano.it

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