«Io come Reagan e Schwarzenegger Non mi ritiro, so
che mi voteranno»
di Fabrizio Roncone per IL Corriere Della Sera.it
Magalli:
una senatrice pd mi dice che darà un segnale. E i due ex attori governarono
bene. Mi scelgono per protesta? Io mi presto volentieri. E capisco i giovani
«Ieri sera, in un ristorante, ho incontrato una senatrice del Pd, che mi
ha detto: “Magalli, parola d’onore: alla prima votazione, giovedì pomeriggio,
io la voto sicuramente. E come me, vedrà, tanti altri. Perché un segnale anche
noi dobbiamo pur darlo, non crede?”».
Sembrava un grande scherzo, e invece no.
«Gli oltre 23 mila voti con cui ho stravinto le quirinarie on line organizzate
sul sito de Il Fatto sono uno strepitoso sberleffo e un messaggio preciso a
quei due che poco fa si sono chiusi in una stanza di Palazzo Chigi a decidere
da soli, per conto loro, secondo le loro reciproche convenienze, il nome e il
cognome del prossimo Presidente della Repubblica. Non solo: aggiungo che...».
(Andava di fretta: finito di condurre «I fatti vostri» su Rai
2, adesso è in macchina e sta raggiungendo la Carrà, poi sa già che quelli
delle Iene gli terranno un agguato sotto casa. «Ma chi se ne importa della
fretta, facciamola bene quest’intervista», dice Giancarlo Magalli, autore e
conduttore, icona dello show televisivo di Stato, finito a 67 anni dentro
questa magnifica storia di politica e ribellione, ironia e rabbia ).
«Volevo aggiungere che... ecco, sì, insomma, senza fare nomi: però pensare che
il più accreditato candidato alla successione di Giorgio Napolitano possa
essere un socialista, a me che qualche annetto ce l’ho, sembra una roba da
primissima Repubblica... ma per i giovani è Pleistocene, è Big Bang... Un
socialista? Uno che arriva da un’altra era geologica? Ma perché? E messo lì da
chi? Per questo i giovani si ribellano e votano, in massa, Magalli. Perché poi
dev’essere chiaro a tutti che un simile voto, sulla rete, lo portano, lo
spostano soprattutto i giovani...».
Stefano Rodotà è arrivato secondo, ma staccato di diecimila
voti. Molto ma molto dietro ci sono poi Imposimato, Zagrebelsky, Prodi...
«Ad un certo punto, quelli del Fatto m’hanno detto una cosa del tipo: va bene,
caro Magalli, è stato divertente e tanti complimenti per il successo, però
siccome il nostro sondaggio vorrebbe essere una roba seria, se lei si
ritirasse, ci farebbe un mezzo piacere. Io allora gli ho detto no, mi spiace,
proprio no: sarebbe come tradire la fiducia e soprattutto il messaggio che
tanta gente ha affidato al mio nome e al mio faccione. Mi hanno scelto per
protestare? Beh, io mi presto volentieri e resto in gara».
Bisogna vedere in quanti la voteranno a Montecitorio.
«Ho letto che i grillini pronti a scrivere “Magalli” sulla scheda sarebbero già
una settantina... Poi, vedrà, altri deputati s’aggiungeranno... Io comunque,
sia chiaro, non ci credo e non ci spero. Io mi faccio solo utilizzare dalla
protesta. Poi punto, alt, stop. Anche se...».
Anche se?
«No, dico: ci sono Paesi democratici quanto e più del nostro, e penso agli
Stati Uniti e alla Francia, dove c’è l’elezione diretta del Capo dello Stato.
Beh, penso che piuttosto che vedere questi penosi giochetti, con cui stanno
scegliendo l’uomo che guiderà la nostra Repubblica per i prossimi sette anni,
forse sarebbe un filo più decente e giusto che anche agli italiani fosse data
la possibilità di esprimersi... e poi, guardi: adesso tutti a fare sorrisetti
perché sta girando il mio nome, ma le ricordo che, negli Stati Uniti, un ex
attore come Ronald Reagan si rivelò poi un Presidente nient’affatto male... E
anche quell’altro, Arnold Schwarzenegger, si è dimostrato un eccellente
governatore della California».
Qui
in Italia direi che non siamo pronti.
«Me ne sono accorto. Mi hanno cercato tutti, da Bruno Vespa ad “Agorà”, dal Tg2
al Tg5. Ma il primo articolo su questa vicenda che mi vede coinvolto, l’ha
scritto il quotidiano Libero . Adesso, a parte che l’articolo era scritto per
dire che le quirinarie del Fatto stavano finendo in vacca, che foto mia hanno
pubblicato? Dopo quarant’anni di professione, sempre in giacca e certe volte
pure in smoking, chissà dove sono andati a trovare una fotaccia dove in testa
ho un cilindro e sembro un mezzo scemo...».
A «Piazza Pulita» l’ho sentita dire che a lei sarebbe
piaciuto votare per Tsipras.
«Mah... era una battuta. Anche lì: un conto è dispensare speranza e ottimismo,
un genere di esercizio in cui pure il nostro Renzi è un maestro. Un conto poi è
realizzare i progetti, migliorare davvero la vita alla gente».
Magalli, sa che c’è?
«No: che c’è?».
C’è che lei parla con più coraggio e chiarezza di tanti
politici di professione.
«Ah ah ah! Ci vuole poco...».
Va bene: io avrei finito. Grazie per la cortesia e...
«Mhmm... Lei mi sta simpatico: se succede, l’aspetto al Quirinale per un caffè».
Sembrava un grande scherzo, e invece no.
«Gli oltre 23 mila voti con cui ho stravinto le quirinarie on line organizzate sul sito de Il Fatto sono uno strepitoso sberleffo e un messaggio preciso a quei due che poco fa si sono chiusi in una stanza di Palazzo Chigi a decidere da soli, per conto loro, secondo le loro reciproche convenienze, il nome e il cognome del prossimo Presidente della Repubblica. Non solo: aggiungo che...».
(Andava di fretta: finito di condurre «I fatti vostri» su Rai 2, adesso è in macchina e sta raggiungendo la Carrà, poi sa già che quelli delle Iene gli terranno un agguato sotto casa. «Ma chi se ne importa della fretta, facciamola bene quest’intervista», dice Giancarlo Magalli, autore e conduttore, icona dello show televisivo di Stato, finito a 67 anni dentro questa magnifica storia di politica e ribellione, ironia e rabbia ).
«Volevo aggiungere che... ecco, sì, insomma, senza fare nomi: però pensare che il più accreditato candidato alla successione di Giorgio Napolitano possa essere un socialista, a me che qualche annetto ce l’ho, sembra una roba da primissima Repubblica... ma per i giovani è Pleistocene, è Big Bang... Un socialista? Uno che arriva da un’altra era geologica? Ma perché? E messo lì da chi? Per questo i giovani si ribellano e votano, in massa, Magalli. Perché poi dev’essere chiaro a tutti che un simile voto, sulla rete, lo portano, lo spostano soprattutto i giovani...».
Stefano Rodotà è arrivato secondo, ma staccato di diecimila voti. Molto ma molto dietro ci sono poi Imposimato, Zagrebelsky, Prodi...
«Ad un certo punto, quelli del Fatto m’hanno detto una cosa del tipo: va bene, caro Magalli, è stato divertente e tanti complimenti per il successo, però siccome il nostro sondaggio vorrebbe essere una roba seria, se lei si ritirasse, ci farebbe un mezzo piacere. Io allora gli ho detto no, mi spiace, proprio no: sarebbe come tradire la fiducia e soprattutto il messaggio che tanta gente ha affidato al mio nome e al mio faccione. Mi hanno scelto per protestare? Beh, io mi presto volentieri e resto in gara».
Bisogna vedere in quanti la voteranno a Montecitorio.
«Ho letto che i grillini pronti a scrivere “Magalli” sulla scheda sarebbero già una settantina... Poi, vedrà, altri deputati s’aggiungeranno... Io comunque, sia chiaro, non ci credo e non ci spero. Io mi faccio solo utilizzare dalla protesta. Poi punto, alt, stop. Anche se...».
Anche se?
«No, dico: ci sono Paesi democratici quanto e più del nostro, e penso agli Stati Uniti e alla Francia, dove c’è l’elezione diretta del Capo dello Stato. Beh, penso che piuttosto che vedere questi penosi giochetti, con cui stanno scegliendo l’uomo che guiderà la nostra Repubblica per i prossimi sette anni, forse sarebbe un filo più decente e giusto che anche agli italiani fosse data la possibilità di esprimersi... e poi, guardi: adesso tutti a fare sorrisetti perché sta girando il mio nome, ma le ricordo che, negli Stati Uniti, un ex attore come Ronald Reagan si rivelò poi un Presidente nient’affatto male... E anche quell’altro, Arnold Schwarzenegger, si è dimostrato un eccellente governatore della California».
«Me ne sono accorto. Mi hanno cercato tutti, da Bruno Vespa ad “Agorà”, dal Tg2 al Tg5. Ma il primo articolo su questa vicenda che mi vede coinvolto, l’ha scritto il quotidiano Libero . Adesso, a parte che l’articolo era scritto per dire che le quirinarie del Fatto stavano finendo in vacca, che foto mia hanno pubblicato? Dopo quarant’anni di professione, sempre in giacca e certe volte pure in smoking, chissà dove sono andati a trovare una fotaccia dove in testa ho un cilindro e sembro un mezzo scemo...».
A «Piazza Pulita» l’ho sentita dire che a lei sarebbe piaciuto votare per Tsipras.
«Mah... era una battuta. Anche lì: un conto è dispensare speranza e ottimismo, un genere di esercizio in cui pure il nostro Renzi è un maestro. Un conto poi è realizzare i progetti, migliorare davvero la vita alla gente».
Magalli, sa che c’è?
«No: che c’è?».
C’è che lei parla con più coraggio e chiarezza di tanti politici di professione.
«Ah ah ah! Ci vuole poco...».
Va bene: io avrei finito. Grazie per la cortesia e...
«Mhmm... Lei mi sta simpatico: se succede, l’aspetto al Quirinale per un caffè».

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