La cannabis alleata dei depuratori, un'idea economica per le bonifiche
Di Maria Rosa Pavia per IL Corriere Della Sera.it
L'innovativa intuizione di una società pugliese può rivelarsi utile nel recupero dei fanghi inquinati, che in maniera ecologica diventerebbero normale terriccio. Con notevoli risparmi sui costi di smaltimento. Colloqui in corso con le istituzioni
La
cannabis può aiutare a decontaminare i fanghi di depurazione delle
acque. Questa l’idea di base della Ecofitomed
(http://www.ecofitomed.com/),
azienda che ha pensato a un impianto ciclico che si serve della forza
naturale per rimediare a danni artificiali. Il supporto tecnico è
dell’università di Firenze e, in particolare di Stefano Mancuso,
pioniere della neurobiologia vegetale. Il progetto, a basso costo e
amico dell’ambiente, ha attirato l’attenzione delle istituzioni
regionali pugliesi ma rischia di rimanere sulla carta. Le radici
della cannabis si sono già dimostrate valide nell’estrazione di
metalli pesanti da terreni contaminati, con esperimenti di
phytoremediation portati avanti anche in Italia, nelle campagne
pugliesi che hanno avuto la (s)ventura di trovarsi vicino all’Ilva.
Il passo in più è applicare la tecnica per ripulire i fanghi
inquinati. Questi rimangono una volta che le acque nere o grigie,
provenienti da fognature e scarti industriali, vengono depurate.
Attualmente, vengono essiccati e portati in discarica o bruciati.
Caro smaltimento
In
Italia nel 2011, dato più recente a disposizione, ne sono state
raccolte 11 milioni di tonnellate. Gli oneri di smaltimento sono
notevoli, da 90 a 200 euro a tonnellata. Con l’idea della
Ecofitomed, però, i fanghi ritornerebbero normale terriccio che
potrebbe essere utilizzato in agricoltura e nei vivai. I costi per
tonnellata scenderebbero oscillando tra 60 e 90 euro. La cannabis,
piantina con un passato trasgressivo, si può coltivare in Italia a
patto che abbia un basso contenuto di Thc, tetraidrocannabinolo, il
principale responsabile dello «sballo». Poiché si semina a marzo e
raccoglie a settembre, alla Ecofitomed hanno pensato di affiancarle
altre coltivazioni, come spiega Andrea Carletti, responsabile
comunicazione di Ecofitomed e presidente di Assocanapa Puglia:
«Saranno piantati anche alberi di pioppo e paulownia tomentosa, per
le loro caratteristiche di iperaccumulatori, ossia la loro capacità
di estrarre sostanze inquinanti dal terreno. Consentono la continuità
della decontaminazione tutto l’anno».
Bosco
misto
Dunque,
il progetto è creare una sorta di bosco sul terreno misto ai fanghi
inquinati. Dopo cinque anni, questo il tempo stimato per la bonifica,
cannabis e alberi possono essere riutilizzati: «Se i livelli di
inquinamento saranno inferiori a quelli tabellari previsti per legge,
gli alberi possono diventare mobili e pellet. Un’altra opzione è
impiegarli per produrre energia in una centrale a biomassa. Ad
alimentare quest’ultima contribuirebbero i pannelli solari posti
sulla serra ideata per contenere le piantine nei primi stadi della
loro crescita». Ma i vantaggi non sono finiti: «Le piante
svolgeranno al contempo un’altra funzione ambientale, assorbendo
l’anidride carbonica durante la fotosintesi. La canapa ne assorbe
da nove a dodici tonnellate per ettaro. Si può trarre guadagno dai
certificati di carbonio, da 20 a 28 euro per tonnellata sequestrata».
Verso
l'estero
I
«boschi decontaminanti» andrebbero collocati vicino ai depuratori
per minimizzare costi ed emissioni dei trasporti e potrebbero
trattare 42 mila tonnellate di fanghi all’anno. Ma a volte un’idea
così innovativa porta a condizioni sfavorevoli: «Poiché sarebbe il
primo impianto del genere abbiamo difficoltà a far comprendere la
bontà del progetto a investitori e banche». Al momento, l’azienda
è in fase di raccolta di finanziamenti e dialogo con le istituzioni.
Ma, nonostante i cervelli e le competenze siano italiani, l’idea
potrebbe essere applicata all’estero. Carletti pensa già alle
destinazioni: «Vorremmo proporla negli Emirati Arabi Uniti, in
Australia, Germania e Stati Uniti. Ho parlato con tecnici di questi
Paesi che si sono dimostrati aperti e interessati».


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