venerdì 16 gennaio 2015

Maxisequestro da 18,5 milioni a Messina Denaro

Maxisequestro da 18,5 milioni a Messina Denaro

Nuovo colpo al boss latitante. Ma il capo di cosa nostra continua a sfuggire alla cattura

C’ è una mafia in Italia che dimostra ancora una volta la capacità di intercettare attraverso politici e imprenditori compiacenti ingenti flussi di denaro pubblico, come quelli destinati alle energie alternative, addirittura capace di fare progettare grandi impianti, parchi eolici, industrie per le biomasse, di trovare partner stranieri, in questo caso addirittura fino in Danimarca, di riuscire a trasferire all’estero, nelle casseforti delle City d’Europa, ingenti risorse, potendosi permettere di dire dinanzi ad un blitz, come quello delle ultime ore, che “sono pochi 18 milioni di euro sequestrati” come dire somme ben più cospicue sono al sicuro. Casseforti le cui chiavi sono nelle mani del boss latitante Matteo Messina Denaro, 53 anni ad aprile prossimo, ricercato dal giugno 1993. A lui in un decennio si riconducono sequestri per oltre 3,5 miliardi di euro.  
 
È al suo comando la mafia che con queste caratteristiche di forte collusione con i poteri pubblici e economici subisce ogni giorno colpi ma è sempre capace di rigenerarsi. Se a Roma è stato scoperto “il mondo di mezzo”, in Sicilia, in provincia di Trapani, regno del boss Messina Denaro, usando le battute di un “cacciatore” del boss esistono “i mondi paralleli”, quello ufficiale e quello illegale, “con soggetti, colletti bianchi, politici, che spesso svolgono ruoli opposti in ambedue i mondi”, e come dice il pm trapanese Andrea Tarondo “la politica non rispetta la distanza di sicurezza dalla mafia”. C’è una “corte” che protegge il latitante che dal canto suo mantiene la caratteristica di “non incontrare direttamente mai nessuno”, vive mimetizzato, resta nel suo territorio, ma fa ogni tanto qualche capatina in Svizzera dove tiene conti in banca e traffica in arte, il sistema di comunicazione restano i “pizzini” ma non disdegnerebbe i modernissimi sistemi , “tra tablet e whatsApp”. 
 
L’ultimo colpo messo a segno è un sequestro di beni da 18 milioni e mezzo di euro. I carabinieri del comando provinciale di Trapani e del Ros hanno notificato ordinanze di sequestro a soggetti esponenti o vicini alla cosca storicamente più forte e più ricca sotto il profilo delle alleanze con politica ed economia, quella di Salemi, la famosa patria degli esattori Salvo. Il pool della Dda di Palermo che fa capo ai procuratori aggiunti Teresa Principato e Dino Petralia con le sue indagini ha colpito quella mafia capacissima di fare grossi business ma anche quella delle stragi del 1993. La parte più consistente del sequestro ha colpito un geometra Salvatore Angelo, sessantenne, uno capace di muoversi in ogni dove, lui dalla Sicilia era arrivato fino in Danimarca a stringere affari in nome della mafia, per costruire un impianto per lo sfruttamento delle biomasse. L’intera sua famiglia è stata di colpo impoverita di quasi 15 milioni di euro. L’altro sequestro ha colpito i coniugi Nastasi, Nino e Antonina Italia. Da un possedimento di Nino Nastasi partì nel 1993 parte del tritolo usato per le stragi di Roma, Milano e Firenze. Emerge la figura di Angelo, ascoltato a “impartire lezioni di mafia al figlio”, che parla con imprenditori danesi, “cu sti danes (Baltic wind ndr) la cosa è lunga è una cosa statale una cosa importantissima, la sto seguendo, cento cristiani ci vanno impiegati docu… le biomasse sono importanti trent ’anni ci si può campare. Comune denominatore di ogni discussione era una percentuale di “piccioli” da garantire a “compare Matteo…Matteo è un grande amico mio”.  
Da LA STAMPA.it

Come mai i GUFI non parlano di questi successi contro la mafia ….non è che cercano di intorbidire le acque ??? ah,ah,ah,ah,ah



Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il tuo commento !