Maxisequestro da 18,5 milioni a Messina Denaro
Nuovo colpo al boss latitante. Ma il capo di cosa nostra continua a sfuggire alla cattura
C’
è una mafia in Italia che dimostra ancora una volta la capacità di
intercettare attraverso politici e imprenditori compiacenti ingenti
flussi di denaro pubblico, come quelli destinati alle energie
alternative, addirittura capace di fare progettare grandi impianti,
parchi eolici, industrie per le biomasse, di trovare partner
stranieri, in questo caso addirittura fino in Danimarca, di riuscire
a trasferire all’estero, nelle casseforti delle City d’Europa,
ingenti risorse, potendosi permettere di dire dinanzi ad un blitz,
come quello delle ultime ore, che “sono pochi 18 milioni di euro
sequestrati” come dire somme ben più cospicue sono al sicuro.
Casseforti le cui chiavi sono nelle mani del boss latitante Matteo
Messina Denaro, 53 anni ad aprile prossimo, ricercato dal giugno
1993. A lui in un decennio si riconducono sequestri per oltre 3,5
miliardi di euro.
È
al suo comando la mafia che con queste caratteristiche di forte
collusione con i poteri pubblici e economici subisce ogni giorno
colpi ma è sempre capace di rigenerarsi. Se a Roma è stato scoperto
“il mondo di mezzo”, in Sicilia, in provincia di Trapani, regno
del boss Messina Denaro, usando le battute di un “cacciatore” del
boss esistono “i mondi paralleli”, quello ufficiale e quello
illegale, “con soggetti, colletti bianchi, politici, che spesso
svolgono ruoli opposti in ambedue i mondi”, e come dice il pm
trapanese Andrea Tarondo “la politica non rispetta la distanza di
sicurezza dalla mafia”. C’è una “corte” che protegge il
latitante che dal canto suo mantiene la caratteristica di “non
incontrare direttamente mai nessuno”, vive mimetizzato, resta nel
suo territorio, ma fa ogni tanto qualche capatina in Svizzera dove
tiene conti in banca e traffica in arte, il sistema di comunicazione
restano i “pizzini” ma non disdegnerebbe i modernissimi sistemi ,
“tra tablet e whatsApp”.
L’ultimo
colpo messo a segno è un sequestro di beni da 18 milioni e mezzo di
euro. I carabinieri del comando provinciale di Trapani e del Ros
hanno notificato ordinanze di sequestro a soggetti esponenti o vicini
alla cosca storicamente più forte e più ricca sotto il profilo
delle alleanze con politica ed economia, quella di Salemi, la famosa
patria degli esattori Salvo. Il pool della Dda di Palermo che fa capo
ai procuratori aggiunti Teresa Principato e Dino Petralia con le sue
indagini ha colpito quella mafia capacissima di fare grossi business
ma anche quella delle stragi del 1993. La parte più consistente del
sequestro ha colpito un geometra Salvatore Angelo, sessantenne, uno
capace di muoversi in ogni dove, lui dalla Sicilia era arrivato fino
in Danimarca a stringere affari in nome della mafia, per costruire un
impianto per lo sfruttamento delle biomasse. L’intera sua famiglia
è stata di colpo impoverita di quasi 15 milioni di euro. L’altro
sequestro ha colpito i coniugi Nastasi, Nino e Antonina Italia. Da un
possedimento di Nino Nastasi partì nel 1993 parte del tritolo usato
per le stragi di Roma, Milano e Firenze. Emerge la figura di Angelo,
ascoltato a “impartire lezioni di mafia al figlio”, che parla con
imprenditori danesi, “cu sti danes (Baltic wind ndr) la cosa è
lunga è una cosa statale una cosa importantissima, la sto seguendo,
cento cristiani ci vanno impiegati docu… le biomasse sono
importanti trent ’anni ci si può campare. Comune denominatore di
ogni discussione era una percentuale di “piccioli” da garantire a
“compare Matteo…Matteo è un grande amico mio”.
Da
LA STAMPA.it
Come
mai i GUFI non parlano di questi successi contro la mafia ….non è
che cercano di intorbidire le acque ??? ah,ah,ah,ah,ah

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