Porgi l’altra nocca
Di
Massimo Gramellini Vice Direttore de LA STAMPA
Per
Papa Francesco chi insulta tua madre merita un pugno. A scanso di
equivoci, ha pure mimato il gesto del cazzotto. Un cazzotto
metaforico, apostolico e romano, ma per chi era rimasto fermo alle
carezze di Giovanni XXIII e alla predicazione pacifista del
Fondatore, il cambio di mano risulta abbastanza squassante. Il Papa
gesuita è un sottile argomentatore, quindi ci permetterà di portare
il suo ragionamento alle logiche conseguenze. Ha dichiarato che non
si può uccidere un uomo per motivi religiosi, ma che non si può
nemmeno prendere in giro una religione. E lì è scattato il paragone
con la mamma, intesa come paradigma degli affetti più cari. Se ne
deve dedurre che per Francesco i vignettisti blasfemi di Charlie non
si dovevano uccidere, ma solo prendere a pugni.
So
bene che il Papa non intendeva dire questo. Ma questo è quello che
ha detto, inciampando in un paragone infelice nel desiderio di
riuscire simpatico e (è il caso di dirlo) alla mano. Per
delucidazioni ho telefonato a un amico parroco. Cosa deve fare uno,
se gli insultano la madre? ho chiesto. E lui, dopo averci pensato un
po’: se è un santo, incassa e perdona, altrimenti manda al diavolo
l’insultatore e magari lo denuncia. Di pugni il parroco non ha
parlato. Probabilmente sarà un prete all’antica, più da sagrestia
che da bar, mentre il momento storico sembra richiedere alle figure
istituzionali di assumere il linguaggio emotivo delle persone comuni.
Vi ricorrerò anch’io, che istituzionale per fortuna non sono:
«Gioco di mano, gioco di villano». Lo diceva sempre la mia mamma e
se qualcuno osa criticarla gli mando un pugno del Papa.

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