GUERRA CIVILE
Yemen: premier in fuga, mentre il presidente è agli «arresti domiciliari»
di Redazione Online IL Corriere Della Sera.itGli insorti sciiti controllano il palazzo presidenziale e circondano la sede del governo
Si
aggrava ulteriormente la situazione in Yemen, dopo l’assalto al
palazzo presidenziale. Il premier yemenita Khaled Bahhah si è messo
in salvo in un «luogo sicuro» dopo che i ribelli sciiti hanno da
martedì circondato la sede del governo a Sanaa. Lo riferisce la tv
al Arabiya. I ribelli sciiti dell’imam Abdel Malik al Houthi hanno
infatti consentito al premier yemenita, Khaled Bahah, di lasciare la
sua residenza a Sanaa, dopo due giorni di assedio. Sempre secondo
l’emittente televisiva al Arabiya, il capo del governo di Sanaa è
riuscito a dirigersi verso una zona considerata sicura.
Presidente
Gli
stessi insorti si sono impadroniti del palazzo presidenziale e,
secondo fonti dello stesso presidente Abdel Hadi Mansur,tengono il
capo di Stato agli «arresti domiciliari».
Nelle ultime non sembra dunque fermarsi la nuova escalation dei ribelli sciiti Houthi che, dopo aver preso il controllo della tv, hanno sbaragliato la guardia presidenziale e posto i loro blindati a guardia della residenza del capo dello Stato, Abd Rabbo Mansour Hadi. Un «golpe» a tutti gli effetti, come ha denunciato lunedì il ministro dell’Informazione yemenita, Nadia Sakkaf. Ma il capo dei ribelli, Abdel-Malek al-Houthi, respinge l’ipotesi di un colpo di Stato, accusando Hadi di aver protetto i corrotti. L’attacco degli Houthi al cuore delle istituzioni yemenite non è stato di certo una sorpresa. I ribelli, infatti, da settembre controllano ampie zona di Sanaa, grazie a un attacco sferrato immediatamente dopo la firma di un accordo di pace con il governo, raggiunto con la mediazione delle Nazioni Unite, che prevedeva la nascita di un nuovo esecutivo, non ostile agli Houthi. Da allora il presidente Hadi accusa i ribelli di tradimento e Teheran di fornire loro sostegno militare e politico. Alcuni analisti considerano gli ayatollah iraniani i «padrini» politici degli Houthi, che appartengono allo Zaydismo, una branca sciita, come sciita è la dottrina su cui si fonda la Repubblica islamica. I ribelli smentiscono ogni sorta di collegamento con Teheran, ma anche di recente le autorità yemenite hanno annunciato di aver sequestrato navi che trasportavano armi iraniane destinate agli Houthi.
Nelle ultime non sembra dunque fermarsi la nuova escalation dei ribelli sciiti Houthi che, dopo aver preso il controllo della tv, hanno sbaragliato la guardia presidenziale e posto i loro blindati a guardia della residenza del capo dello Stato, Abd Rabbo Mansour Hadi. Un «golpe» a tutti gli effetti, come ha denunciato lunedì il ministro dell’Informazione yemenita, Nadia Sakkaf. Ma il capo dei ribelli, Abdel-Malek al-Houthi, respinge l’ipotesi di un colpo di Stato, accusando Hadi di aver protetto i corrotti. L’attacco degli Houthi al cuore delle istituzioni yemenite non è stato di certo una sorpresa. I ribelli, infatti, da settembre controllano ampie zona di Sanaa, grazie a un attacco sferrato immediatamente dopo la firma di un accordo di pace con il governo, raggiunto con la mediazione delle Nazioni Unite, che prevedeva la nascita di un nuovo esecutivo, non ostile agli Houthi. Da allora il presidente Hadi accusa i ribelli di tradimento e Teheran di fornire loro sostegno militare e politico. Alcuni analisti considerano gli ayatollah iraniani i «padrini» politici degli Houthi, che appartengono allo Zaydismo, una branca sciita, come sciita è la dottrina su cui si fonda la Repubblica islamica. I ribelli smentiscono ogni sorta di collegamento con Teheran, ma anche di recente le autorità yemenite hanno annunciato di aver sequestrato navi che trasportavano armi iraniane destinate agli Houthi.

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