Anti corruzione, sì al falso in bilancio per società non quotate
Il
Senato approva l'articolo che ripristina il reato anche per società
non quotate. Pena massima di 5 anni. Intercettazioni escluse. No da
Fi: «È propaganda».
Via
libera del Senato alle norme sul falso in bilancio per le società
non quotate. Con 124 voti favorevoli, 74 contrari e 43
astensioni l'aula di Palazzo Madama ha approvato a scrutinio segreto
l'articolo 8 del disegno di legge anticorruzione che ripristina il
reato e prevede più aspre, da 1 a 5 anni, per false
comunicazioni.
Il testo prevede che «gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni».BOCCIATI GLI EMENDAMENTI CON PENE DA 2 A 6 ANNI. La stessa pena, sottolinea l'articolo approvato senza modifiche dall'aula rispetto al testo uscito dalla commissione, «si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi». Il Senato ha precedentemente bocciato gli emendamenti che proponevano di assestare la pena per il falso in bilancio per le società non quotate da due a sei anni, invece che a cinque. La modifica avrebbe reso possibile l'uso delle intercettazioni.FORZA ITALIA VOTA NO: «È PROPAGANDA». Prima del voto segreto, Peppe De Cristofaro di Sel ha annunciato in aula l'astensione spiegando che «il falso in bilancio avrebbe meritato una ben altra impostazione e non un compromesso al ribasso». Voto contrario di Forza Italia, espresso dal senatore Giacomo Caliendo che ha parlato di un «articolo incostituzionale» e di una «norma propaganda» del governo.
Il testo prevede che «gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni».BOCCIATI GLI EMENDAMENTI CON PENE DA 2 A 6 ANNI. La stessa pena, sottolinea l'articolo approvato senza modifiche dall'aula rispetto al testo uscito dalla commissione, «si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi». Il Senato ha precedentemente bocciato gli emendamenti che proponevano di assestare la pena per il falso in bilancio per le società non quotate da due a sei anni, invece che a cinque. La modifica avrebbe reso possibile l'uso delle intercettazioni.FORZA ITALIA VOTA NO: «È PROPAGANDA». Prima del voto segreto, Peppe De Cristofaro di Sel ha annunciato in aula l'astensione spiegando che «il falso in bilancio avrebbe meritato una ben altra impostazione e non un compromesso al ribasso». Voto contrario di Forza Italia, espresso dal senatore Giacomo Caliendo che ha parlato di un «articolo incostituzionale» e di una «norma propaganda» del governo.
Da
Lettera43.it

Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il tuo commento !